Cronaca
17 Ottobre 2013
Il figlio del parroco-padre si racconta a Estense.com: "Da Negri parole allucinanti"

Erik Zattoni: “Le vittime dei preti escano allo scoperto”

di Mauro Alvoni | 4 min

Leggi anche

Lettere minatorie a Naomo. Arquà: “Accordo segreto tra me e lui. Voleva essere una vittima”

Un presunto "accordo" con Nicola Lodi per "inviargli lettere di minaccia anonime, perché voleva anche lui essere considerato una vittima". Così Rossella Arquà ha spiegato ieri mattina (venerdì 15 maggio), le modalità con cui - secondo la ricostruzione avanzata dalla Procura di Ferrara - tra aprile e giugno 2021 avrebbe confezionato e lasciato alcune missive nella sede della Lega di via Ripagrande

Prete pedofilo, pena definitiva per don Giuseppe Rugolo

La terza sezione penale della Corte di Cassazione, rigettando i ricorsi di difesa e procura generale, ha confermato la condanna a tre anni (pena sospesa), emessa lo scorso anno dalla corte d’appello di Caltanissetta

Traffico di dati dei vip. Resta in carcere il ferrarese arrestato

Resta in carcere Mattia Galavotti, il 47enne imprenditore ferrarese attivo nel campo delle investigazioni, ritenuto capo e promotore dell'associazione a delinquere finalizzata all'accesso abusivo a sistemi informatici, alla corruzione e alla rivelazione di segreto d'ufficio, smantellata dalla maxi-operazione dagli agenti della Squadra Mobile della polizia di Stato dietro il coordinamento degli inquirenti della Procura di Napoli

“Dall’ottobre 2023 la Nakba è tutti i giorni”

Nel giorno della Nakba, la ricorrenza che ricorda l'esodo forzato dei palestinesi dalla loro terra del 1948, anche Ferrara è scesa in piazza. Nel tardo pomeriggio di venerdì 15 maggio, gli attivisti di Ferrara per la Palestina si sono ritrovati in presidio di fronte a piazza Cattedrale

“Se perdo il permesso di soggiorno per colpa tua, ti faccio del male”

Avrebbe minacciato di morte la responsabile di un progetto di accoglienza per rifugiati gestito da una cooperativa sociale della città, promettendole di ucciderla se non gli fosse stato rinnovato il permesso di soggiorno. È questa una delle principali contestazioni mosse dalla Procura di Ferrara nei confronti di un 40enne di nazionalità congolese

Erik Zattoni (foto tratta dal profilo Facebook)

Erik Zattoni (foto tratta dal profilo Facebook)

Ha voluto raccontare solo oggi la sua storia di dolore e quella subìta da sua madre, violentata e messa incinta a 14 anni da un parroco della provincia di Ferrara, don Pietro, nella speranza che altre vittime di abusi subiti da persone appartenenti al mondo ecclesiastico “possano trovare il coraggio di uscire allo scoperto e denunciare”. Sono tanti i messaggi di solidarietà giunti telefonicamente e su Facebook al 33enne ferrarese Erik Zattoni, il figlio di quel rapporto sessuale avvenuto contro la volontà della madre, che ai microfoni de Le Iene di Italia 1 ha raccontato la drammatica vicenda, dell’iter per provare la paternità e dei tentativi di ottenere giustizia dalla chiesa chiedendo che quel parroco, suo padre, vennisse almeno ridotto allo stato laicale.

Una storia che ha raccontato anche a Estense.com, dopo essere stato raggiunto telefonicamente, aggiungendo diversi particolari di una battaglia che lo ha portato ad appellarsi oggi a Papa Francesco, dopo aver ricevuto porte in faccia e silenzio dagli ambienti della chiesa.

Per quale motivo, Erik, la procura non venne interessata di questa vicenda che vedeva vittima sua madre?

“Mio zio e mia madre si rivolsero a un avvocato, con l’intenzione di fare causa, ma le minacce di sfratto (la casa in cui viveva la famiglia, numerosa, era della curia) e le difficoltà economiche che non avrebbero permesso di sostenere le spese legali hanno indotto loro a rinunciare. Lo sfratto è comunque arrivato tra febbraio e marzo del 1987. Oggi non è più possibile procedere, in quanto il reato è caduto in prescrizione, sia per la legge italiana che per il diritto canonico. E questo nonostante la sentenza del settembre 2011 con la quale il tribunale dichiara, grazie all’esame del dna, che don Pietro è mio padre. Si potrebbe agire con una causa civile per il riconoscimento economico dei danni, ma al momento non ho possibilità di sostenere i costi”.

Quando ha saputo di ciò che aveva subìto sua madre?

“L’ho praticamente sempre saputo, fin da quando ero piccolo. Con mia madre però ne ho parlato apertamente solo nel 2008, perché non mi azzardavo a rievocare un episodio dal quale stava cercando di uscire faticosamente e dal quale non uscirà mai completamente. Mi ha raccontato e ho poi fatto richiesta affinché venisse riconosciuta la paternità del parroco, attraverso l’esame del dna appunto. Lui è rimasto prete fino a ottobre del 2012, poi è stato messo in pensione e ora, date le sue condizioni di salute, si trova in una casa di riposo”.

Aveva già incontrato prima suo padre? Gli aveva parlato?

“Poco prima del processo che ha provato la sua paternità l’ho incontrato per informarlo di cosa intendevo fare. Lui ha detto di non sapere niente, che se mia madre era rimasta incinta poteva essere chiunque della mia famiglia, che se io avessi fatto i miei passi lui avrebbe fatto i suoi. Dopo il risultato del test del dna e la sentenza l’ho incontrato nuovamente, ma è rimasto dapprima in un silenzio imbarazzato, per poi dire che aveva perso la testa, che quello era stato un attimo di follia e che con la confessione aveva chiesto perdono a Dio e si trovava  in pace con la sua coscienza. Peccato però che non abbia mai realmente chiesto scusa a mia madre, se non con una lettera in cui sembra quasi ammettere con il condizionale ciò che è avvenuto”.

Le Iene hanno provato ha interpellare in merito alla vicenda anche il vescovo di Ferrara, Luigi Negri…

“Le sue parole si commentano da sole, allucinanti. Lo stupro non è sufficiente… Io non riesco a capire cosa debba fare un uomo della Chiesa per essere ridotto allo stato laicale più di quanto abbia fatto don Pietro”.

Cosa pensi di fare ora, dopo aver reso pubblica la vicenda?

“Continuerò a parlarne e a coinvolgere gli organi di informazione. Se necessario tornerò a Le Iene. Voglio rendere giustizia a mia madre ed è giusto che altre persone vittime di abusi trovino attraverso il mio contributo il coraggio di uscire allo scoperto”.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com