Sindaco e assessora si schiantano in auto. Lei era ubriaca
Il sindaco di Ferrara Alan Fabbri e l'assessora Francesca Savini sono stati protagonisti di un brutto incidente stradale
Il sindaco di Ferrara Alan Fabbri e l'assessora Francesca Savini sono stati protagonisti di un brutto incidente stradale
Non solo ha negato di essere l'aggressore, ma ha anche sostenuto di essere stato lui stesso aggredito per primo. È questa la versione fornita dal 37enne di nazionalità nigeriana finito a processo con la duplice accusa di lesioni personali e stalking nei confronti dell'avvocato Gianluca Bonazza, candidato sindaco per Fratelli d'Italia alle elezioni comunali di Lagosanto nel 2024
“Rendere protagoniste le persone che vivono i problemi del Paese tutti i giorni sulla propria pelle, affinché le soluzioni per il cambiamento provengano direttamente da loro”. Con questo spirito il Movimento 5 Stelle ferrarese lancia “Nova – Parola all’Italia”, l’iniziativa nazionale promossa dal partito guidato da Giuseppe Conte che il 17 maggio farà tappa anche a Ferrara, negli spazi di Ferrara Expo
La Comune di Ferrara propone di riattivare il progetto "Controllo di Vicinato", nato a Ferrara il 10 febbraio del 2017, con la firma di un protocollo di intesa tra la prefettura, le Forze di Polizia e l'Amministrazione comunale
Il Consiglio comunale di Ferrara ha approvato a maggioranza l’ordine del giorno sulla crisi umanitaria in Sudan, presentato dai consiglieri Leonardo Fiorentini, Fabio Anselmo e Arianna Poli della Civica Anselmo
É un ferrarese di 33 anni il protagonista di una drammatica storia raccontata ieri sera ai microfoni de Le Iene. Davanti alla telecamere del noto programma televisivo di Italia 1 Erik Zattoni racconta la sua storia. La sua storia collegata a quella di sua madre. Che ad appena 14 anni venne violentata da un prete, allora 54enne sacerdote in una parrocchia della provincia di Ferrara, don Pietro. Da quello stupro nacque Erik.
Oggi Erik sta ancora cercando una giustizia ‘terrena’, per quanto possibile, che ripari a quanto subito da lui e sua madre. Già, perché quella ragazzina diventata troppo prematuramente mamma, ha dovuto sopportare altre ingiustizie. Essendo priva di mezzi economici che la rendessero autonoma e abitando nelle case della parrocchia, ha dovuto tacere al mondo quella scomoda paternità. Pena lo sfratto, racconta Erik. Nemmeno i parenti, una volta venuti a conoscenza del fatto, riuscirono a farsi ascoltare dal prete, venendo anche allontanati dall’abitazione. Lo zio dice di essersi anche rivolto al vescovo di allora, senza esito. Quando si rivolgono al tribunale devono abbandonare la casa.
L’unica ‘soddisfazione’ ottenuta anni dopo da Erik è stata quella di provare la paternità, attraverso il test del dna cui il sacerdote si sottopose. Confermata dal tribunale di Ferrara. Da allora il 33enne ha cercato di far valere i propri diritti, sia morali che economici, ma con scarsi risultati. Sempre secondo quanto riferito al microfono dell’inviato Pablo Trincia, nemmeno dall’istituzione della Chiesa è stato possibile ottenere altro che un “ammonimento” verso il prete per spingerlo a preoccuparsi del destino del figlio.
Anche in questo caso i risultati sperati non sono arrivati. Il prete, oggi in pensione, è ancora un sacerdote della Chiesa, nonostante i superiori fossero da tempo a conoscenza della violenza sessuale di 33 anni fa. La troupe de Le Iene si è anche recata insieme a Erik presso l’attuale abitazione dell’ex parroco per poterci parlare, ma i giornalisti sono stati allontanati e accomodati con una semplice dichiarazione: “io ho la mia coscienza e voglio il mio avvocato”.
Il figlio mai riconosciuto vuole che quell’uomo venga rivolto allo stato laicale. Erik si rivolge anche a un alto prelato, per ottenere un aiuto anche economico per quanto subito dalla madre in questi tre anni. “Non lo deve avere”, è stata la risposta. “Io dei consigli per tirarmi delle pietre in faccia non glieli do. Noi abbiamo fatto quello che la Santa Sede ci ha detto di fare. E basta”.
Le Iene si rivolgono anche all’arcivescovo di Ferrara, mons. Luigi Negri, chiedendogli se è normale che un prete rimanga tale anche dopo un crimine di quel genere. “Lei vuole insegnare alla Chiesa a fare la Chiesa?”. Ma è giusto, insiste l’inviato? “Certamente è giusto se non ci sono state ragioni per cui la Chiesa ha ritenuto che dovesse essere dimesso. Lo stupro non è sufficiente. Per il risarcimento non so a chi si deve rivolgere, non a me. Sono cose civili non ecclesiastiche. La smetta perché mi ha irritato”.
L’ultimo tentativo di Erik per trovare risposte a quanto successo a lui e a sua madre è un appello a Papa Francesco lanciato dagli schermi televisivi.
Un appello raccolto anche dall’associazione Ferrara by Night che ha organizzato per questa sera, mercoledì 16 ottobre, alle 23.30, per un flash mob in Piazza Cattedrale.
A quell’ora tutti i partecipanti alzeranno verso l’alto i cellulari con flash attivato (o macchina fotografica,torce, accendini ecc..) per un minuto. Questa azione verrà fotografata e filmata dall’alto e inviata sia al Papa Francesco che ai media nazionali. “Un modo – spiegano gli organizzatori – per dar più “luce” possibile a questa vicenda”.
Ferrara by Night invita anche a scrivere via twitter con hashtag #PapaAscoltaErik il proprio appello al Papa, “affinchè tale sacerdote paghi per i crimini commessi e venga risarcita la famiglia di Erik per il danno subito”.
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