“Al momento le mie uniche iniziative a Ferrara sono quelle che promuovo assieme al vescovo Negri. Prenderei in considerazione una candidatura a sindaco solamente se la proposta provenisse dal centrosinistra”. Resterà deluso chi vedeva in Vittorio Sgarbi il candidato ideale per la coalizione di centrodestra alle prossime elezioni amministrative. Il politico e critico d’arte di Ro Ferrarese nega qualunque interesse nella vita pubblica estense, ma aggiunge una “clausola” inattesa: “Se il centrosinistra mi dovesse chiedere di candidarmi potrei anche pensarci: in quell’area c’è un partito unico in cui un uomo può fare la differenza”.
L’uscita del critico d’arte ferrarese è ovviamente una provocazione. Che non nasconde però una critica a un centrodestra che, sia sul piano locale che su quello nazionale, continua a perdere pezzi. “In questo momento – afferma Sgarbi – nei Comuni non può governare la destra: Firenze, Milano, Roma, Napoli e Torino sono tutti in mano alla sinistra. E a Ferrara a maggior ragione l’unica lista possibile per ottenere un risultato è di centro-centrosinistra. Neppure le liste civiche hanno possibilità”.
Mentre Sgarbi parla al telefono si sente una televisione trasmettere le voci di Letta e Berlusconi prima del voto di fiducia. Ma anche la destra nazionale, per il critico ferrarese, è un capitolo ormai passato. “Berlusconi per me è un vecchio amico, anche se i nostri rapporti politici si sono interrotti nel 2002, ma credo che quando si dà un ministero a uno come Quagliariello si sia davvero arrivati alla fine. E i berlusconiani attuali sono dei camerieri incapaci che hanno già dimostrato la loro stupidità”. Secondo l’ex sottosegretario ai Beni Culturali l’unica possibilità per un governo è, allo stato attuale, dar seguito alle larghe intese, anche se i suoi termini richiamano un’alleanza che non gode della miglior fama. “In questo momento – spiega Sgarbi – non c’è un quadro politico che consente il bipolarismo. Un fatto che per me è chiarissimo, anche se c’è ancora chi fa finta del contrario. Bisogna cambiare questo modello: o si abbandona la politica o la si fa nell’ambito di un’alleanza più ampia, un po’ come quello che una volta si chiamava Pentapartito”.
Sgarbi approfitta dell’uscita su Estense.com per toccare al caso del flop del progetto Pinacotheca, che nelle intenzioni iniziali doveva essere coordinato proprio dallo stesso critico d’arte. Che giudica però l’inchiesta “troppo datata” e “di nessuna attualità”. Naturale però che, di fronte al commissariamento del principale soggetto economico della provincia, qualche dubbio sulla lungimiranza del management di allora sorga spontanea. Sgarbi afferma però di non essere a conoscenza dei dettagli economici dell’operazione: “In Carife avevo contatti unicamente con Santini, e dopo che se n’è andato ho parlato solo una volta con Lenzi. Pinacotheca era una mia idea che è nata e morta lì, un progetto che è naufragato lentamente. Ma è passato troppo tempo ormai perchè questo importi a qualcuno, sarebbe come andare a parlare del governo D’Alema”.