sab 15 Giu 2013 - 120 visite
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Astrolabio, la libertà sulle ali della scrittura

Inaugurata in carcere all'Arginone la nuova redazione della rivista dei detenuti: "perchè abbiamo perso la libertà, ma non l'anima"

dscn2229.jpg.300x300_q85“Quando scrivo, mi sento vivo, mi sento libero”. Questa la frase incisa sulla targa che da ieri, venerdì 14 giugno – dopo la cerimonia di inaugurazione – accoglie i collaboratori ospiti del carcere di via Arginone a Ferrara, nei nuovi spazi della redazione, frutto della collaborazione fra l’amministrazione comunale del capoluogo estense e la Casa Circondariale di Ferrara. Tra le diverse iniziative all’interno del carcere, come il teatro, lo sport e altre attività ricreative, artistiche e manuali di vario genere, vi è infatti anche la redazione e la stampa del periodico “Astrolabio – Il giornale del Carcere di Ferrara”, un periodico che descrive attraverso articoli e racconti, scritti principalmente dai detenuti, la realtà vissuta all’interno della struttura.

All’incontro inaugurale sono intervenuti, tra gli altri, la direttrice Carmela Di Lorenzo, l’assessore comunale Chiara Sapigni, rappresentanti delle associazioni e cooperative sociali che operano all’interno del carcere, i sei redattori ospiti della Casa circondariale accompagnati da Iosto Chinelli, esperto di comunicazione informatica, che per conto delle istituzioni segue tutto il progetto.

“Sono felice di inaugurare oggi – ha affermato la direttrice dell’istituto di pena Di Lorenzo – il nuovo tassello di un percorso che vede moti soggetti impegnati nel realizzare questa importante attività culturale. Ringrazio soprattutto Comune e Asp per l’opportunità che da più voce ai detenuti e ci aiuta a rendere il carcere parte integrante della città, dove i detenuti sono parte di essa. C’è tanta sofferenza in carcere ma ci sono anche tante risorse preziose che vanno utilizzate e valorizzate nella prospettiva di un recupero sociale”. Per l’assessore Sapigni “questo progetto, che sosteniamo con un contributo di circa 4mila euro all’anno, consente di far uscire, restituire alla città una parte sconosciuta della comunità. Diamo attenzione e spazio anche a chi ha sbagliato e oggi è qui nella speranza di trovare nuove opportunità di vita. Condividiamo risorse e idee e speriamo di elaborare altre modalità operative comuni. Ringrazio tutti coloro che a vari livelli organizzativi hanno reso possibile questo bel traguardo che ci spinge a continuare a lavorare in questa direzione”.

Particolarmente toccante e significativo l’intervento di uno dei redattori ‘anziani’ della rivista Astrolabio: “Nessuno di noi ha la pretesa o l’illusione di diventare scrittore o giornalista. Abbiamo semplicemente trovato il modo di dare voce ai nostri pensieri, ai nostri sogni e a chi voce non ha più. Desideriamo trasmettere a tutti che essere rinchiusi in un carcere significa perdere sicuramente la libertà ma non l’anima, la dignità, la propria cultura e questo si può dimostrare nella libertà di pensare e di scrivere. Questa esperienza speriamo possa essere utile anche per superare quei luoghi comuni, quei pregiudizi che portano a confondere l’uomo, la persona con la propria storia giudiziaria”.

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