Politica
23 Maggio 2013
De Michele parla di "controllo delle masse", difende Toni Negri e non fa sconti a nessuno

“Il Movimento 5 Stelle si basa sul rancore”

di Ruggero Veronese | 4 min

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foto (3)Dopo lo scompiglio creato dall’intervento di Toni Negri di una settimana fa (vai all’articolo) al centro sociale La Resistenza, Girolamo De Michele si presenta come relatore del secondo incontro del ciclo “Crisi globale e costituzione del comune” difendendo lo scrittore padovano e affrontando di petto tutte le polemiche. D’altra parte anche l’argomento della sua conferenza, “Passioni tristi e società del controllo”, lo aiuta ad agganciarsi al tema: “Spinoza diceva che il pentimento è una passione triste. Credo che abbia infastidito il fatto di avere qui un intellettuale non pentito”, afferma lo storico della filosofia, senza timore di attaccare gli “ex compagni pentiti” del Pci: “persone che vuotano un sacco che non hanno mai riempito”. Riportiamo il messaggio con cui De Michele chiude l’incipit “polemico” e passiamo alla filosofia, vero argomento della serata.

Perché il percorso che De Micheli traccia in quasi due ore di intervento è quello di una società che, “una volta capita e accettata l’origine delle passioni umane, le indirizza per i propri propositi di potere”. Un percorso che parte dall’iniziale negazione e repressione della sfera passionale, in gran parte motivate dalla cultura religiosa, passando poi per Spinoza (che per primo “tripartisce” l’uomo in percezione, intelletto e passione) e arrivando a Foucault, secondo cui “siamo costruiti dalle relazioni di potere in cui ci ritroviamo”. Ed ecco come le passioni umane irrompono prepotentemente nella teoria politica contemporanea, “basata spesso su concetti come “società di massa” o sentimenti collettivi”, in un mondo in cui “ogni passione o azione ha inevitabilmente un risvolto politico”.

Ma qual è il giusto utilizzo politico delle passioni? La base del ragionamento di De Michele è Spinoza, con la sua divisione tra passioni liete e tristi. Sono queste ultime che spesso vengono convogliate nella collettività per renderla più “controllabile” – ma lo studioso è ben lontano da incubi orwelliani -, anche se in qualche situazione possono essere utilizzate anche per le giuste cause dai cittadini. Due emozioni in particolare: l’indignazione e l’odio, dalle quali De Micheli riconduce l’origine della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America e la Resistenza italiana. “Beppe Fenoglio diceva: ‘guai a noi se dopo la guerra non proveremo altro che odio per i fascisti’. È un esempio di sensazione negativa applicata per una giusta causa”.

Discorso molto diverso per il rancore, visto negativamente da De Michele come “vero strumento di controllo delle masse”. Uno strumento talmente potente e attuale “da trovare in Italia due movimenti politici che ne hanno fatto la principale arma: la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle”. “Il sentimento leghista nasce dal rancore delle popolazioni del nord quando, negli anni ’90, la ricchezza ha cominciato a sorvolare i loro territori e finire altrove. Il 5 Stelle è invece un movimento profondamente intessuto di rancore, e basta pensare al suo atto di nascita: il “Vaffa day” di qualche anno fa nelle piazze italiane. Ma a chi era rivolto quel vaffa? A tutti quelli che ci governano, senza fare alcuna distinzione?”. Un giudizio, quello di De Micheli, che non fa alcuno sconto ai “grillini”, arrivando perfino ad affermare che “probabilmente avrebbero desiderato anche che qualche parlamentare non rinunciasse alla diaria, in modo da avere anche il traditore interno e alimentare il rancore”.

Il discorso dello studioso ferrarese si sviluppa attraverso la definizione di società di massa e la necessità da parte delle autorità di controllare e ordinare la popolazione. “Un ordine che non rappresenta sempre un male – chiarisce De Micheli -, si pensi ad esempio al sistema pensionistico”, ma che unito ai progressi tecnologici porta al “capitalismo cognitivo”, in cui sempre più ruoli di lavoro sono ricoperti dallo stesso individuo. E di conseguenza alla precarizzazione e alla “femminilizzazione” del lavoro, nella quale “lo stesso obbligo di essere fedele, docile e disponibile che veniva richieste alle donne di casa nell’800, ora è esteso a tutto il mondo del lavoro”, afferma De Micheli, che vede un’altra passione triste all’opera in questa situazione: “L’ansia, una condizione in cui la paura non deriva dall’essere privo di rifugio, ma in cui è il rifugio stesso che crea la paura”. E a chi dal pubblico chiede se ci sia ancora qualche speranza per la società moderna, De Micheli si riaggancia alla Resistenza e ai padri costituenti americani: “Si possono usare le passioni tristi per le giuste cause. E bisogna aprirsi all’esterno, costruire delle relazioni ed estendere le conoscenze: il motivo per cui l’attuale crisi fa paura è che le persone non ne conoscono la causa, e non hanno idea di come se ne possa uscire”.

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