Economia e Lavoro
18 Maggio 2013
I sindacati contro la procedura di licenziamento: "per quanto di dimensioni ridotte, rappresenta una grande ingiustizia"

La vertenza Autogrill sui tavoli del ministero

di Ruggero Veronese | 3 min

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foto (1)Arriverà fino ai tavoli ministeriali il caso dei 13 dipendenti degli Autogrill di Ferrara (6 full time e 7 part time delle aree di servizio Po est e Po ovest) per i quali all’inizio di febbraio (vai all’articolo) è stata aperta la procedura di mobilità. È quanto comunicano Davide Fiorini e Marco Corazzari, segretario e funzionario di Filcams-Cgil di Ferrara, che alla vigilia della scadenza della vertenza (martedì si esauriranno i tempi tecnici della procedura di licenziamento) si dichiarano disposti a portare la vicenda ai massimi livelli per cercare di sovvertire un licenziamento collettivo che giudicano “assurdo e ingiusto”.

Parole motivate dal fatto che, secondo i sindacalisti, la situazione economica e l’andamento dell’attività non giustificherebbero affatto una riduzione del personale, a cui anzi “vengono richiesti spesso ore di straordinario e rientri dalle ferie anticipati in caso di malattia dei colleghi”. Non un caso di sovrabbondanza di personale insomma, con gli stessi dipendenti che parlando della situazione quotidiana affermano di aver notato “un piccolo calo dei consumi dovuto alla situazione economica attuale, ma senza forti riduzioni negli incassi”. Che vantaggio avrebbe dunque l’azienda nel licenziare quasi un quinto del proprio personale sul posto? “Per l’azienda costiamo troppo – afferma una delle lavoratrici al fianco di Fiorini e Corazzari -. Alcuni di noi hanno 20 anni di anzianità, e l’azienda vuole licenziare noi e assumere nuovi dipendenti con contratti meno retribuiti e part-time con varie mansioni”. Un discorso a cui Corazzari unisce anche i ragionamenti di carattere finanziario: “In borsa il valore dei titoli di Autogrill sta andando molto bene, e la società sta decidendo di investire in altri paesi. C’è un problema di disinvestimenti in Italia, unito a una logica finanziaria: si licenzia così il titolo va su”.

I dipendenti degli Autogrill ferraresi non sono gli unici a essere colpiti da procedure di licenziamento: sono 140 in tutto nelle aree di servizio italiane, dei quali 70 sono riusciti a trovare un accordo con l’azienda all’interno delle vertenze. Il tasso di incidenza locale è però ben al di sopra della media: “Autogrill ha 4500 dipendenti nel Paese – afferma Corazzari -, e se si fa una media l’apertura della mobilità ne coinvolge lo 0,20%. A Ferrara invece tocca quasi il 20%”. È questo il motivo per cui, congiuntamente agli altri sindacati, è stato richiesto un incontro al ministero dello sviluppo economico per “un focus particolare su Ferrara”. Per adesso Autogrill ha proposto una riduzione di orario per i dipendenti full time e la possibilità di un trasferimento in altre aree di ristoro per i part time, ma la soluzione non è stata accolta con favore. “Muoversi in autostrada tutti i giorni per decine di chilometri – continua il sindacalista – non è accettabile per un part time, che avrebbe costi di spostamento troppo alti in rapporto allo stipendio. Quello che proponiamo in questo caso è piuttosto di condensare le ore di lavoro del part time in tre giorni alla settimana, in modo da evitare questo problema”.

Quello a cui si punta però è soprattutto l’utilizzo di ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione straordinaria o i contratti di solidarietà, “ma l’azienda – spiega Corazzari – ha già comunicato che non è disposta a discuterne”. Un’altra strada percorribile può essere quella di un accordo che vincoli l’azienda a riassumere il personale licenziato non appena si prospettasse l’ipotesi di nuove assunzioni. Oggi dalle sedi ferraresi di Cgil, Cisl e Uil è partita la richiesta di un incontro al ministero dello sviluppo economico: la speranza di sindacati e dipendenti è quella di poter trovare un accordo in extremis, scongiurando una vertenza che “per quanto di dimensioni ridotte – conclude Corazzari – riteniamo rappresenti una grande e immotivata ingiustizia”.

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