Ven 26 Apr 2013 - 1132 visite
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Bratti: “Su Prodi cecchinaggio delinquenziale”

Il deputato ferrarese a 360 gradi sui temi nazionali e sulla politica energetica locale

admin-ajax (1)Giorni cruciali per la formazione del nuovo governo. Mentre attende gli esiti delle consultazioni tra il presidente del consiglio incaricato Enrico Letta e i leader delle varie forze politiche, il deputato ferrarese Alessandro Bratti ripercorre il calvario politico del suo partito e del Paese, senza risparmiare parole forti verso i responsabili del fallimento della candidatura di Prodi, e aggiungendo le proprie considerazioni su due dei temi locali che lo vedono più competente: le politiche energetiche e ambientali.

Alessandro Bratti, proprio in questo momento a Roma si stanno svolgendo gli incontri decisivi. Quali sono le sue previsioni sul futuro governo?

Enrico Letta è stato già incaricato, quindi stamattina (ieri per chi legge, ndr) ha incontrato i gruppi politici e credo che presto ci possano già essere novità importanti sulla costituzione del governo. Stiamo aspettando la convocazione a Roma dell’assemblea dei gruppi, e sono già stati convocati i segretari di partito provinciali, ma vedete che non abbiamo molta scelta davanti. Stiamo cercando di fare un governo non troppo “targato”, ma non abbiamo molte possibilità di decidere come Pd di decidere, sapendo che non possiamo fare un governo come se avessimo l’80% dei consensi.

Per le figure dei ministri ci sarà qualche sorpresa? Quale sarà la loro estrazione politica?

L’idea è quella di costituire un governo non tecnico, che abbia una rappresentanza politica visibile.  Ma non saprei dire fino a che grado.

Qual’è il clima che si respira in questi momenti a Roma e nella direzione del partito?

Ci sono stati d’animo molto altalenanti, che vanno da una profonda disperazione alla fiducia. Prendo le parole di Bersani: “il Pd era l’occasione per il paese, ma c’è stato un momento in cui è diventato un problema per il Paese”. Speriamo che questa fase sia finita e davvero ci sia la possibilità di partire con un governo, che forse non era quello che ci sarebbe piaciuto di più ma che ci possa consentire oggi di fare quelle cose che gli italiani si aspettano, al di là della loro appartenenza politica. C’è bisogno di metter mano al fisco, agli ammortizzatori sociali in deroga, è necessario distaccare il patto di stabilità, che in parte è già stato fatto, andare a Bruxelles per contrattare condizioni diverse tra l’Europa e l’Italia, far ripartire il ruolo dell’economia anche su basi operative, rimettere in sesto la scuola e fare la riforma elettorale. Bisogna partire da questi sette o otto punti fondamentali, che sono le basi del documento prodotto dai saggi, e poi sperare di recuperare una condizione di normalità politica che ci permetta di tornare al voto.

Come giudica il fallimento della candidatura di Prodi, e ha qualche idea su chi possa averla sabotato?

È stato un cecchinaggio delinquenziale. Tra i responsabili ci sono stati quelli che non hanno mai voluto il Pd e qualcuno che spera di costruire qualcos’altro sulle macerie del partito. Più qualche sprovveduto.

E cosa pensa sulle parole di D’Alema, che aveva criticato il modo in cui era stata avanzata la candidatura dell’ex premier?

D’alema può dire quello che vuole, non mi interessa.

Prima parlava di ammortizzatori sociali come priorità del nuovo governo, tema molto sentito per le imprese e i lavoratori del territorio. Crede che la formazione dell’esecutivo possa sbloccare la cassa integrazione in deroga nei prossimi mesi?

Bisogna assolutamente crederci, ed è per questo che c’è bisogno di un governo. Credo che i cittadini normali comincino ad essere abbastanza stufi delle beghe del Pd.

Quindi i dipendenti delle aziende ferraresi possono aspettarsi dei segnali positivi su questo fronte?

È necessario sbloccare gli ammortizzatori, su questo non c’è dubbio. C’è un pezzo importante del paese che dipende dalla cassa integrazione in deroga, non è una questione soltanto locale.

Parlando di temi ferraresi, proprio in queste ore si svolge una manifestazione del comitato contro la centrale geotermica a Malborghetto. Qual’è la sua posizione?

È giusto che ci sia una discussione e un approfondimento su qualsiasi progetto. Io dico che c’è da pensarci due volte prima di rinunciare ad un investimento del genere, basato su un’energia rinnovabile. Alla fine credo che quell’investimento se non si fa a Ferrara si farà da un’altra parte, però le stupidaggini da un punto di vista tecnico scientifico che si leggono tutti i giorni sono favolose.

Il punto del discorso, secondo il comitato, è che con l’ampliamento della rete del teleriscaldamento l’inceneritore diventerebbe indispensabile per il riscaldamento, e diventerebbe impossibile pensare a una sua chiusura.

Lo capisce anche un ragazzo di quinta elementare: la fonte geotermica di per sé non basta a riscaldare in maniera costante la città, e ci sono dei picchi in cui ha bisogno di altro calore che viene portato dall’inceneritore e dalle quattro centrali a metano. È evidente che se non ci sarà più il calore dell’inceneritore, nel caso venisse deciso di chiuderlo, ci sarà qualche altra fonte, come il metano, che permetterà di garantire i picchi di calore necessario per i fluidi.

Quindi non crede che si instaurerebbe questo legame inscindibile tra inceneritore e teleriscaldamento?

Assolutamente. Vorrei fare una domanda a queste persone, che guardano sempre i modelli del Nord Europa: perchè città come Copenaghen, che hanno il teleriscaldamento collegato ad inceneritori o a stabilimenti per la produzione, come i cementificifi, vanno bene? Qual’è il modello di riferimento a cui ci si riferisce, rispetto a come si affronta il tema energetico e la gestione dei rifiuti nel nostro paese? La Germania? La Danimarca? La Svezia? Premesso che sono convinto che la gestione dei rifiuti dovrà progressivamente passare da una industrializzazione “a monte”, fatta di inceneritori e discariche, a una “a valle”, basata sul recupero della materia, io non ho mai avuto niente contro l’inceneritore in sé. Anche se credo che oggi sia cambiata la strategia e che questi strumenti non siano più praticabili in futuro, nel frattempo ci sono 15 – 20 anni di transizione in cui bisognerà utilizzare al massimo le potenzialità di questi strumenti, non al minimo, altrimenti oltre al danno avremo anche la beffa. E qui a Ferrara abbiamo la fortuna di avere un giacimento di acqua calda che ritengo sarebbe sbagliato non sfruttare.

Secondo il comitato questo è uno dei nodi critici, perché se si scava fino a 3000 metri significa proprio che non ci sono giacimenti geotermici, e che l’investimento alla fine sarà più utile a Hera che alla città.

Se c’è questa opposizione, io credo che Hera alla fine investirà da un’altra parte, anche non sulla geotermia. Ho partecipato a tanti confronti quando ero amministratore in questa città, e sono stufo di sentire inesattezze. Come la questione della centrale a ciclo combinato (la Turbogas, ndr), quella che secondo qualcuno “doveva ammazzare tutti”, ma che ha già avuto emissioni inferiori a quella precedente, e in più funziona a un quarto della sua potenza. Inoltre quell’opera ha consentito di bonificare l’area. La logica con cui si voleva fare il risanamento del petrolchimico non centra nulla con la situazione attuale, in cui il costo dell’energia è di un certo tipo e conviene addirittura tenere ferme le centrali a ciclo combinato piuttosto che farle andare. Rispetto agli altri siti di interesse nazionale, 57 in tutta Italia, e ci basta basta fare un paragone con quello di Mantova, qui sono stati fatti miracoli nelle bonifiche e nel miglioramento ambientale, e queste cose la gente le dovrebbe sapere.

Ma ciò per cui viene contestata la Turbogas oggi è il costo dell’energia per le aziende, che sarebbe dovuto calare.

Questo non centra nulla, perché il costo dell’elettricità non si decide in sede locale, ma è determinato da organismi nazionali, in primis dall’authority per l’energia. Poi ci possono essere condizioni che si vengono a determinare in situazioni particolari, come è successo a Terni. Io credo che una battaglia da fare, e che l’amministrazione locale sta già facendo, sia quella di intervenire sull’authority per capire se anche qua ci sono anche le condizioni per fornire energia alle imprese a costi competitivi. Ma questo è un problema diffuso in tutta la nazione, e proprio per questo era uno dei temi nel dibattito sull’energia nucleare. Possibile che non si riesca a capire che Ferrara non è l’ombelico del mondo, e che ci sono fenomeni che ci passano abbondantemente sopra la testa? Compresa la vertenza Basell: non è una questione che viene decisa tra il sindaco e qualche sindacalista.

D’altra parte è difficile per i cittadini e le imprese capire su chi fare pressioni per questi temi.

Sull’autorithy per l’energia. Poi in che modo e in che maniera è un altro discorso.

E quale può essere il modo più efficace per agire sull’authority?

Occorre fare una battaglia a livello nazionale per una maggiore trasparenza su come vengono computati i prezzi energetici nella bolletta, in cui ci sono ancora costi che riguardano il nucleare, le spese generali, l’iva, e tutta una serie di voci che dovrebbero essere esplicitate. È vero è che nella discussione sulla centrale a ciclo combinato si disse che ci potevano essere condizioni economiche particolari, ma bisogna fare un ragionamento con l’autorithy affinchè anche Ferrara rientri in alcune considerazioni, come è successo a Terni, per far calare il costo energetico. In termini di inquinamento però ricordo che c’era un inceneritore di rifiuti tossici nocivi che si decise di chiudere, contrariamente a quanto fatto a Ravenna, ricordo le bonifiche di terreni fatte in tutta l’area Solvè, dove c’era una zona di compressione di Cvm, e che è stata bonificata l’area dal mercurio e riconvertita con tre imprese innovative. Attorno a questo sono stati costruiti due accordi di programma – il primo rispettato all’85%, sul secondo non mi esprimo dal momento che non c’ero più – e sono stati fatti dei miglioramenti ambientali continui, anche nelle reti fognarie. Quindi quel sito rispetto a 20 anni fa è riuscito a garantire l’occupazione, cosa non scontata, e nel frattempo si è risusciti a migliorarlo ambientalmente. Questa operazione non è finita: ci sono tutta una serie di possibilità, a partire dalla chimica verde, che devono essere prese in considerazione. Ma non ne posso più di sentire stupidaggini da Tavolazzi e compagni: basta leggere i dati reali di Arpa per capire che l’inquinamento è diminuito. Poi è positivo che il confronto con i cittadini e con questi movimenti ambientalisti possa migliorare la progettazione: io non ho problemi e non mi sono mai tirato fuori. Se c’è da fare un confronto serio ci sono.

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