Cronaca
2 Marzo 2010
Le difese si preparano al processo che inizierà il 6 maggio

Appaltopoli, tutti contro la grande accusatrice

di Marco Zavagli | 3 min

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Il fatto non sussiste. Con questa formula il gup Silvia Migliori ha archiviato l’accusa pesantissima di associazione a delinquere, lasciando però in piedi le ipotesi di turbativa d’asta e abuso di ufficio, per le quali ha rinviato a giudizio i tredici imputati di Appaltopoli. Si tratta di Enrico Pocaterra, responsabile dell’Ufficio Infrastrutture del Comune di Ferrara e 12 titolari per 9 imprese: Sergio Ambrosone di Tubi Costruzioni; Francesco e Riccardo Roccati di Robur Asfalti; Mario e Luigi Bertoncelli; Giancarla Lavezzi ed Ernesto Valentini, Eredi Fantoni; Umberto Baraldi di EuroTech; Nicola Lincetto di Ics Conglomerati; Enrico Petelio di Sintexcal; Stefano Ferrari di Ferrari Strade; Paolo Moretti della Moretti.

Assolto invece l’imprenditore edile Assunziato Lombardo, accusato di istigazione alla corruzione.

Una decisione “salomonica” che non può che soddisfare i difensori degli imputati, che si vedono sollevati del peso dell’addebito più grave per i loro assistiti. Il primo a uscire dall’aula c del tribunale di Ferrara è Claudio Maruzzi, difensore di Baraldi, che giudica “evidente la carenza di prove in merito al reato associativo”. Maria Amoruso, la grande accusatrice, sarebbe una testimone inattendibile secondo la difesa e il famoso “foglione” di Pocaterra altro non sarebbe che un “documento programmatico per organizzare i lavori e non consacrerebbe quella spartizione dei lavori che vorrebbe l’accusa”.

“La realtà dei fatti smentisce quanto riportato in quel ‘foglione’ – incalza Massimo Bissi, difensore di Bertoncelli – perché per quanto riguarda l’abuso di ufficio non c’è stato alcun danno per l’amministrazione. Per l’accusa di associazione poi, il proscioglimento era doveroso”.

Dello stesso tenore il commento di Carlo Bergamasco, avvocato di Ambrosone, “un imprenditore onesto, serio e capace – così dipinge il suo assistito -, che sta soffrendo il fatto di essere stato dipinto come un criminale. Gli appalti che gli sarebbero contestati sono in realtà lavori svolti a regola d’arte e nei temi giusti, a prezzi anche inferiori a quelli abituali e a tutto vantaggio dell’amministrazione. Se esistono illeciti, sono formali e non sostanziali. Non si può certo parlare di un cartello. Ora veramente auspichiamo un processo breve”.

Di processo parla anche Giovanni Polizzi, difensore di Moretti, “per dimostrare in dibattimento l’assoluta estraneità alle accuse mosse”.

“Abuso e turbativa d’asta – interviene al proposito Gianluigi Pieraccini, legale di Pocaterra – meritano di essere approfonditi attraverso un dibattimento. Sarà un processo di tutti contro l’Amoruso”.

L’abuso di ufficio – questo quello contestato dalla difesa – contempla sia una violazione di legge, sia un ingiusto vantaggio: “nel nostro caso non c’è né l’uno né l’altro, visti i prezzi congrui applicati negli appalti”. Per il pm Patrizia Castaldini, però, l’ingiusto vantaggio sarebbe insito nell’assegnazione dei lavori. Teorema contestato dagli imputati, in quanto “il reato non sussiste –spiega Maruzzi – qualora un soggetto abbia perseguito l’interesse pubblico, come nel caso di Pocaterra”.

Ora la prima udienza si terrà il 6 maggio davanti al tribunale collegiale.

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