Economia e Lavoro
20 Marzo 2013
Ex dipendenti in pensione ingaggiati come consulenti esterni, mentre i giovani si preparano a 55 licenziamenti

Basell e il paradosso etico delle consulenze

di Ruggero Veronese | 4 min

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admin-ajax (8)“Dobbiamo dire chiaramente no alle consulenze di Basell”. Stefano Mantovani, segretario provinciale Femca, lanciò questo messaggio una settimana fa, durante l’ultima assemblea dei dipendenti Basell in cui si discuteva della procedura di mobilità aperta dall’azienda. Un messaggio che passò per lo più inosservato tra gli ascoltatori esterni, in mezzo ai mille temi che gravitano attorno alla vertenza sui licenziamenti collettivi, ma che colse di sorpresa non pochi lavoratori presenti all’incontro. “Quali consulenze?”, si sentiva bisbigliare tra le file, mentre qualcuno dei più informati spiegava ai vicini quello che sapeva: anche durante la procedura di licenziamento collettivo, così come negli anni scorsi, alcuni ex dipendenti arrivati alla pensione sarebbero stati riassunti dall’azienda in qualità di consulenti esterni, per non dover formare altri lavoratori assunti a tempo indeterminato.

“Il messaggio che ho lanciato – spiega oggi Mantovani – era che per una società della portata di Basell è difficile giustificare a livello morale il fatto che si sta privando di lavoratori giovani, in una riduzione di bilancio di 11 milioni di euro, per lasciare ancora spazio a dei consulenti. In tempi non sospetti e senza questa riduzione il fatto non avrebbe sollevato la nostra attenzione, ma in un momento in cui l’azienda chiede un risparmio consistente e prepara i licenziamenti, moralmente lo trovo inaccettabile. Soprattutto considerando che i consulenti sono in gran parte ex dipendenti Basell in pensione”.

Il ragionamento infatti è molto semplice: che senso ha affidare incarichi a consulenti esterni – quindi aziende con partita Iva e relativi costi – incarichi che quelle stesse persone svolgevano come normali dipendenti? “Non sarebbe più giusto – chiedono alcuni dei lavoratori intervistati – limitare i licenziamenti e investire nella formazione dei dipendenti assunti? In questo modo la mossa della società sembra solo un modo per liberarsi dai vincoli contrattuali e prepararsi a ulteriori licenziamenti”.

Ottenere informazioni sulla questione non è facile. Secondo alcune fonti riservate tuttavia i consulenti operativi sarebbero circa una ventina, con mansioni molto varie gli uni dagli altri. “Queste ditte esterne – rivelano i ben informati – vengono utilizzate in quattro grosse fasce: per gli investimenti di tipo ingegneristico, meccanico ed elettrostrumentale, e per il ramo sicurezza e manutenzione. Per quello che riguarda gli investimenti può anche essere giusto l’utilizzo delle consulenze, così come per tutte le attività di certificazione che Basell non può fare in prima persona. Diciamo che le consulenze più ingiustificate, almeno sette o otto dalle informazioni che abbiamo, sono soprattutto nel settore della manutenzione, dove vari pensionati sono stati contattati come esterni quando negli ultimi 2-3 anni di servizio avrebbero potuto formare dei sostituti. L’ultimo di questi casi risale appena a tre settimane fa, quando la procedura di mobilità era già stata decisa”.

Non conferma né smentisce l’azienda, che attraverso l’addetta alle pubbliche relazioni Loredana Elia spiega che “non commentiamo e non ribattiamo alle posizioni dei sindacalisti, e non possiamo fornire informazioni di questo genere durante una fase di trattativa. Come abbiamo annunciato lo scorso dicembre la riorganizzazione in corso fa parte di un processo che coinvolge le attività in Europa. Anche la ricerca è entrata in questa fase al fine di essere allineata con il mercato e diventare più solida in futuro. L’azienda continuerà a focalizzare le proprie attività su prodotti ad alto valore aggiunto per i polimeri e i catalizzatori, quella attività, cioè, che hanno permesso a LyondellBasell di diventare e rimanere leader nelle tecnologie delle poliolefine. E il centro ricerche di Ferrara resta il punto di riferimento a livello mondiale nel campo delle poliolefine, in particolare per il polipropilene. La riduzione del budget riguarderà alcune attività legate a progetti a basso valore aggiunto, che saranno diminuite”.

Se da un punto di vista strettamente tecnico la decisione dell’azienda è da ritenersi legittima, affiancandola al taglio di posti interni non può non far riflettere sul comportamento e le prospettive in Italia della multinazionale. Venerdì 22 marzo è in programma l’incontro in Regione tra sindacati, Basell ed enti territoriali, e la questione delle consulenze deve essere uno degli interrogativi da porre all’azienda. 55 dipendenti nei prossimi due mesi rischieranno di perdere il posto di lavoro, e far luce su questo tema potrebbe rappresentare per alcuni di loro una prima, inaspettata, vittoria.

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