Carcere di Ferrara, Balboni: “In arrivo nuovi agenti e 240 posti detentivi”
Nuovi agenti di Polizia Penitenziaria in arrivo e un piano di ampliamento destinato a creare 240 nuovi posti detentivi entro il 2027
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Lido di Spina. Quell’area era protetta da vincoli di legge non derogabili e solo grazie all’intervento di parrocchiani prima e di Legambiente poi il bosco non venne distrutto. Si apre il processo per la pineta secolare di via Giorgione al Lido di Spina, messa a rischio nel 2009 da una urbanizzazione relativa alla realizzazione di una residenza turistica alberghiera nel comune di Comacchio.
Il progetto “incriminato” prevedeva la costruzione di una residenza alberghiera composta da 89 appartamenti, con tanto di piscina e servizi annessi, da realizzarsi attraverso l’abbattimento di 40 pini e 5 querce. I lavori vennero iniziati con l’abbattimento di 17 alberi. Poi tutto si fermò con l’intervento dell’autorità giudiziaria. Secondo le indagini sarebbe avvenuta una violazione della Legge Galasso sui vincoli paesaggistici, per aver eseguito (o consentito l’esecuzione) i lavori su beni paesaggistici senza la prescritta autorizzazione. E questo in base a un permesso illegittimo, dal momento che l’area era sottoposta a tutela dal Piano territoriale di coordinamento provinciale. Con tale condotta, secondo la procura, gli imputati avrebbero alterato le bellezze naturali del luogo.
In rito abbreviato è già stato condannato a 4 mesi l’imprenditore Sergio Vitali, legale rappresentante della Villaggio dei Pittori srl e titolare del permesso di costruire. Ora a processo ci sono il dirigente dell’Ufficio Urbanistica del Comune di Comacchio Manlio Carli (preposto al rilascio del permesso di costruire) e il direttore dei lavori Leonardo Mari, accusati a vario titolo di violazione della Legge Galasso sui vincoli paesaggistici e (Carli) di abuso d’ufficio. Entrambi sono stati esaminati ieri dal tribunale collegiale.
Carli si è difeso dalle domande incalzanti della pm Ombretta Volta sostenendo che per ogni atto da lui compiuto ha sempre consultato in via preventivo un legale, l’ufficio preposto e almeno una amministrazione di riferimento. Così è stato per la modifica legislativa che interveniva sull’area protetta, così è stato per la sospensione della concessione edilizia e per la richiesta di tagliare altri alberi. “Non ho mai avuto dubbi, per me non era un bosco. Era un’area alberata” ha risposto poi a domanda specifica della pubblica accusa. Eppure la legge è chiara: “per conformazione e localizzazione quella zona non può essere che un bosco e, come tale, area protetta”.
Lo hanno affermato sempre in ieri in udienza anche l’architetto Mastella – che ha chiarito come quella zona fosse protetta da vincoli legislativi ai quali non era possibile derogare – e un rappresentante del Corpo forestale dello Stato. “Come prassi – replica Carli – ho inviato anche al Corpo forestale dello Stato la pratica, ma non mi ha risposto. Se solo mi avessero detto un decimo di quello che ho sentito oggi in tribunale non avrei concesso nessuna pratica”. “Peccato che – gli fa notare il pm – il Corpo forestale non rilasci pareri”.
Il processo proseguirà il 7 giugno.
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