Gio 14 Mar 2013 - 838 visite
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Compleanni ferraresi

Il compleanno, un momento felice di norma anche per gli invitati, almeno giù dalle mie parti. Non fu però frase così scontata quando giunsi a Ferrara, dove incontrai molte usanze particolari che per fortuna mi erano state sempre ignote.

In uno dei miei ultimi “post” più seguiti vi parlai della barbara e disumana usanza del festeggiamento delle lauree. Preferisco non spendere più alcun vocabolo per la vicenda perché sarebbe come dare nuove attenzioni ad un fenomeno fra i più scellerati. Oggi vi parlo di un classico compleanno alla ferrarese e del perché andrebbe studiato e tenuto sotto osservazione da analisti psichiatrici e dalla nuova giurisprudenza.

Correva l’anno 2008 quando quel poveretto di mio fratello Valerio, ardente di nuove amicizie fra le file della facoltà di economia, venne invitato ad un compleanno di uno dei componenti di una nota e altolocata famiglia della città. Valerio espresse subito una certa titubanza in merito a questo invito, poiché il tal Sigismondo Aurelio Oreste II (lo chiamerò in questo modo da ora in poi per conservare l’anonimato) non gli sembrava di conoscerlo abbastanza da meritare un invito di questo tipo. Ma nessuno avrebbe potuto prevedere che da lì a poco, una tremenda sciagura si sarebbe abbattuta sul suo capo come un furioso temporale amazzonico.

Era tardi, notte fonda, quando la figura stanca e amareggiata dello “sfigato” fratello, irruppe nella vecchia casa in Biagio Rossetti, accompagnato da una possente auto scura con vetri oscurati. In un primo momento pensai fosse stato rapito da narcotrafficanti o dal consueto sacro ordine dei Goliardi (quella è un’altra tremenda storia che vi narrerò). Egli salì le scale in modo flemmatico: la scalinata gli parse distorta dalla disperazione, ondeggiava mi disse, quindi arrancò fino alla soglia di casa poggiandosi spesso sul corrimano meditando su quanto gli era appena capitato.

Io versavo nel frattempo nelle mie solite condizioni pietose pre-esame, su un fatiscente divano dal motivetto floreale avvizzito dagli anni ’50, sommerso da libri sdruciti, fogli volanti, dispense di fortuna, vestaglia beige donna-repellente in ciniglia, “cornetti di mais mambo kids” made in Eurospin dal retrogusto cartonato, calzini amaranto di lana sopra il pantalone di un pigiama dalla inquietante trama romboidale e, nel momento della ripetizione, sentii Valerio aprire la porta di casa.

Non proferì parola, quindi mi feci avanti:

-Ma sei stato ad un funerale?- gli chiesi bonariamente

-Peggio- rispose in preda allo sconforto

-Ma non era un compleanno?-

-Appunto, un compleanno trappola-

Il mistero si infittiva, iniziai a preoccuparmi.

-Sei stato condotto in una trappola e sei stato seviziato dalle “bestie di satana”? da una confraternita oscura? dai comunisti? dai Goliardi?-

-No no, dai Goliardi è stato un altro giorno-

-E allora non capisco- gli dissi

-Anch’io non capivo, l’ho capito solo alla fine. Qui i compleanni sono diversi dai nostri- proseguiva lo sciagurato

Così successivamente potei apprendere la vicenda ed un nuovo tipo di reato: il malintenzionato si avvicina in privato, fingendosi amico e invitandoti al suo compleanno, che da lì a pochi giorni si sarebbe svolto in una località che nottetempo avrebbe detto. Successivamente, comprende il tuo stato psicologico, delinea la tua personalità e immediatamente riesce a captare se sei a conoscenza o meno di questa “usanza”. L’adescatore continua a rivolgerti un sorriso pari a quello di un soggetto vincitore di una lotteria, in modo da riuscire a ricevere il tanto agognato “si, ci sarò”. Sappiate che nel momento in cui direte “si, ci sarò”, l’ adescatore avrà già raggiunto la perfezione del delitto. Ed ora in pochi passi vi narro come andò la vicenda: il luogo scelto per il festeggiamento dal regale Sigismondo Aurelio Oreste II della nobile stirpe estense, era una residenza imperiale settecentesca ultra lusso, per il qual evento, mio fratello acquistò un bel regalo e si presentò con una nuova giacca comprata da Zara per l’occasione. Gli invitati erano tanti, infiniti e solo in pochi si conoscevano fra di loro. Iniziò il rito del banchetto fra fiumi di champagne e prosecco fra i più rinomati, non si badava di certo a spese: crudità di mare, branzini, orate, spigole, fiorentine, un via vai continuo di prelibatezze per ogni palato più esigente. Il tutto veniva incorniciato in cori all’ uomo più magnanimo di sempre, così anche Valerio si unì dicendo:

– Vai Sigismondo!, sei un grande! Ferrara ti ama!, sei la persona migliore che io abbia conosciuto! – proseguiva “l’ inno alla gioia” pensando fra sé e sé che questo soggetto non lo conosceva neppure – ma chissenefrega! Brindiamo e godiamoci la vita- continuava ad urlare il polletto che a breve sarebbe stato infilzato e cotto allo spiedo per benino-

I sorrisi continuavano a veleggiare imperterriti, correvano voci felici e si raccontavano le solite esperienze maschili da supereroi, dove il più “sfigato” sosteneva di aver avuto rapporti almeno con 15 ragazze e talvolta anche con 5 contemporaneamente. Ma Valerio lo sapeva che erano cavolate (non è mica fesso), tanto valeva spararne a “GO-GO” anche lui. Si spegnevano dunque le candeline con la consueta “Tanti auguri a te” cantata a squarciagola in modo sconnesso e stonato. Poi arrivò il momento dei regali, tutti felici, la gioia percorreva ogni singolo viso di tutti gli invitati che, da lì a poco, sarebbero stati “suppostati” con cura in ogni orifizio. Piovevano nel frattempo cellulari, portatili Mac, profumi, e tanto altro.

-Cavolo, questo è un party da Paris Hilton! ed io invece che mi relegavo in campagna con i miei amici a stappare qualche birretta e a mangiare qualche torta rustica fatta da mia madre. Se lo sanno questi, mi prendono per uno “sfigatello/terroncello”, qui c’è “alta nobiltà”. Meglio conservare l’anonimato su queste faccende- pensò il nostalgico pivellino in questione.

Infine Sigismondo Aurelio Oreste II detto “il Magnanimo” s’alzò in piedi su una sedia per un discorso senza precedenti, tanto che se pronunciato negli anni del ventennio fascista, sarebbe entrato in competizione con quello della dichiarazione di guerra all’Etiopia.

Ma ecco sopraggiungere la fine dei tempi felici

-Carissimi amici, vi ringrazio infinite per la vostra presenza-

-Bravooo! Grande Sigismondo! Sei uno di noi! Mi trovo benissimo con questo nuovo gruppo di amici- esclamò Valerio

– Ci siamo divertiti, spero che per il mio prossimo compleanno, saremo ancora così numerosi-

-Ma non dirlo neanche per scherzo Oreste!, tu per noi sei come un fratello, con te fino alla morte! – si levavano ancora dalle retrovie complimenti gioiosi dei presenti

– Come tutto anche le favole finiscono- esclamò con toni solenne il festeggiato

-Bravo! Parole sagge! Grande Oreste! Numero 1!-

– Quindi adesso dobbiamo lasciare la sala, ringraziamo la proprietà che ha fatto un gran sconto per questa serata-

Seguirono così urla e applausi.

-Infatti sono solo 35 € a testa- disse il Magnanimo raggelando una parte dei presenti, in particolare i provenienti da altre “usanze” come mio fratello.

Un tuono squarciò il tesissimo momento, Valerio fu immediatamente colpito nel suo immaginario da inquietanti prefiche circondate da cupi canti gregoriani disposte a semicerchio sulla sua fossa già scavata. Le domande furono tante e le risposte incerte, l’unica certezza che non lo abbandonava era quella cassiera dallo sguardo magnetico che attirava il suo portafogli. Ovviamente il poveretto pagò con carta di credito, non aveva soldi con sé, pensava che il compleanno fosse uguale come dalle sue parti, cioè che la festa fosse sempre a carico del festeggiato come insegnano anche nelle migliori tribù della Tanzania.

D’altronde non poteva saperlo che qui ci fosse questa “nobile ma triste usanza”. Nel suo Sud un comportamento del genere sarebbe stato messo alla berlina in pubblica piazza, lasciando la famiglia derisa da tutta la collettività in uno dei più infamanti sacrilegi.

Lord si, ma con i soldi degli altri.

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