Cronaca
8 Marzo 2013
Nello stesso procedimento imputate anche la moglie e, per favoreggiamento, la preside

Molestie a scuola, la testimonianza degli alunni

di Ruggero Veronese | 3 min

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00013228-original“Non ho mai visto il professore toccare o accarezzare una compagna di classe. Non era quel genere di persona”. Si è aperta con le testimonianze di cinque ex alunni l’udienza del processo che vede imputato un docente di un istituto superiore per molestie sessuali e violenza privata verso alcune studentesse minorenni, insieme alla moglie, insegnante nella stessa scuola, accusata di aver cercato di convincere chi accusava il marito a sottoscrivere una sorta di ritrattazione, e l’allora dirigente scolastico dell’istituto, imputata di favoreggiamento per aver ‘coperto’ i comportamenti del professore.

I cinque testimoni chiamati in aula dall’avvocato Riccardo Caniato, difensore dei due insegnanti, hanno fornito una versione contrastante con le ipotesi della procura: mai ricevuto apprezzamenti ambigui dal professore, mai toccati “in modo ripetuto”, e soprattutto mai pensato che potesse esserci qualcosa di strano dietro a quella battuta in classe che fece scoppiare l’intera vicenda.

Nel dicembre del 2009 infatti il docente durante la lezione di arte assegnò ai ragazzi un ritratto “di oggettistica”, in cui il compito era disegnare la cosa a cui ognuno era più legato. La scelta di una delle ragazze ricadde su un orsetto, ma il commento del professore sarebbe sceso nel doppio senso. “Stava solo scherzando”, minimizzano i testimoni.

Altra situazione è quella della preside, che secondo le ipotesi della procura avrebbe cercato di insabbiare la vicenda spingendo gli alunni a firmare un documento in cui avvallavano la versione del professore. “Ho fatto un’assemblea privata coi ragazzi, in classe – spiega la dirigente scolastica -, cercando di ricostruire ciò che era successo per farmi un’opinione e cercare riscontri al racconto delle ragazze, che mi era stato riportato dalla psicologa che collaborava con l’istituto. Durante questo incontro una delle ragazze disse che il docente quando passava le accarezzava i capelli, ma tutti i compagni in coro le hanno detto che non era vero, e che semplicemente il professore si appoggiava mentre passava. Alla fine abbiamo verbalizzato un documento, come accade quando ci sono le assemblee di classe, e chi se la sentiva lo ha firmato”.

La tesi della preside è quindi quella di aver cercato di ricostruire “informalmente” la frattura che si era creata nella classe, “come si fa in situazioni di questo tipo. Ma il 27 marzo del 2010 ho ricevuto – continua – un esposto da parte della psicologa in cui mi veniva contestato un favoreggiamento verso l’insegnante, per aver spinto i ragazzi a redigere un documento in sua difesa”. Un esposto nato dal fatto che “come mi disse uno dei ragazzi, la psicologa aveva ingigantito quello che le era stato detto dall’autrice del disegno”, spiega la preside, che parla anche del suo rapporto travagliato con la collaboratrice dell’istituto, a cui aveva già inferto un provvedimento disciplinare e che “come seppi in seguito, si era recata al sindacato chiedendo di cosa si poteva fare per mandarmi via dalla scuola”. Sono passati quasi quattro anni da allora, e il processo si avvia alle battute conclusive. Il 31 maggio il tribunale ascolterà nuove testimonianze di altri alunni, l’opinione di un perito grafologo, che cercherà di indicare l’autore delle modifiche fatte al disegno dell’alunna, e verranno interrogati gli altri due imputati.

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