Sab 9 Feb 2013 - 2096 visite
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Vattene! Ma poi ritorna

Qualche giorno fa cercavo di spiegare alla mia nipotina Francesca – che fa la prima elementare e da grande vuole andare in giro per il mondo come la nonna – il motivo per cui tutte le città più importanti hanno un fiume che le attraversa. Le ho detto che una volta, quando non c’erano le auto, il modo più veloce per muovere le persone e le cose era spostarle su una barca, le ho spiegato che l’acqua è preziosa per la vita dell’uomo, delle piante e degli animali. Per questo motivo, tantissimo tempo fa, i nostri antenati decisero di costruire i propri villaggi sulle rive dei fiumi e, piano piano, proprio grazie a tutta quell’acqua che correva veloce verso il mare, i paeselli divennero città e poi metropoli, talmente grandi che si dovettero costruire tanti ponti per collegare tra loro i diversi quartieri.

Il giorno stesso, qualche ora più tardi, ho partecipato a una cena dentro a un magazzino ristrutturato e recuperato sulla rive gauche del fiume che scorre dentro a Ferrara. L’iniziativa aperta a tutti fino a esauriemto posti, è stata organizzata da Basso Profilo, una delle associazioni che gestiscono questa struttura, cui hanno dato il nome di Wunderkammer -un camerone delle meraviglie intangibili- che è anche il nome del consorzio di associazioni che lo occupano e vi cooperano. Obiettivo principale della serata culinaria: raccogliere nuovi soci e far loro conoscere il luogo e il programma che vi si svolge. Oltre a questo, aggiungo io a pancia piena, assaggiare ricette ispirate al cinema, ascoltare un sottofondo musicale fatto di sole colonne sonore e dare qualche sguardo ai frammenti di film da cui è stato tratto il menù. Un contesto ideale per fare nuove conoscenze, scambiare idee e opinioni e tornare a popolare la riva del corso d’acqua cittadino, alla riconquista del suo fascino antico.

Non mi dilungherò nella descrizione del consorzio di associazioni che ha vinto il bando per l’utilizzo di Palazzo Savonuzzi e dei suoi spazi per dar vita a iniziative di co-working e sviluppo di progetti a sfondo ricreativo e sociale. Potete trovare tutto sulla pagina facebook (Cena Profilohttp://www.facebook.com/consorziowunderkammer) e qualcosa in questo articolo http://www.estense.com/?p=263526. E, se non vi basta, pedalate fino a via Darsena 57 per vedere con i vostri occhi cosa succede in un covo di cicaliche suburbane.

Non racconterò per filo e per segno la piacevole serata trascorsa nella hall di 200 mq percorsa da chilometri di tape adesivo e decine di palloncini bianchi danzanti sulle nostre teste. La cronaca è roba per giornalisti. Non esercito la professione e mi permetto di perdermi nel dettaglio di un sapore e nel vago ricordo di un’animata discussione, scaturita dalla soddisfazione data da un salame di cioccolato preparato e servito da uno dei ragazzi di Basso Profilo, paragonata all’insoddisfazione della vita in generale. Così ci siamo ritrovati a discutere sul luogo ideale in cui cercare fortuna e fare carrirera, io Silvia e Nicola. 3 coetanei, la qui presente blogger, un’artista veronese che della sua città si è stancata e Nicola, nato a Potenza, laureato a Ferrara in quella facoltà di architettura che è (era?) la più prestigiosa d’Italia per poi lavorare per un periodo a Roma e a Berlino.

Silvia è indecisa e arrabbiata, le hanno rifiutato il visto di 6 mesi per l’America. Aveva in progetto di tornare a New York per lavorare nelle gallerie di Chelsea e diventare l’artista di punta di Larry Gagosian. Ora non sa scegliere il biglietto aereo che la farà volare in alto tra i mostri sacri dell’arte contemporanea, dice che cerca  un posto in cui girino i soldi e le persone siano disposte a investire nei giovani emergenti.

Nicola è in partenza per Venezia, dove sta cercando casa. Ha vinto una borsa di ricerca alla Iuav. Ha un’espressione tranquilla e soddisfatta, mentre racconta che è di passaggio in una Ferrara che lo accoglie ogni volta che ha bisogno di un po’ di quiete e umidità e di sentire il calore delle amicizie coltivate in via Quartieri. Io sono stabile qui da qualche anno, ho il mio lavoro, la mia casa e tante persone come me da scovare, rincorrere e illuminare, finchè la luce non sarà tanto forte da svegliare gli assopiti e gli ignari del sottobosco brulicante che hanno intorno.

È arrivato il caffè con l’Amaro del Capo e Nicola, con la sua voce gentile, dice che non crede sia lungimirante andare in cerca di ricchezza e notorietà nei paesi dove gli occhi della gente sono già abituati a ciò che è creativo e ultramoderno. Nei fondi della tazzina sembra leggere un futuro che prima di qualsiasi cosa arricchisce chi sa scavare nelle proprie radici per trasferire la creatività di cui siamo capaci in realtà che ne hanno davvero bisogno. Alcune aree del sud Italia, per esempio dove sono le sue di radici.

Silvia non sembra convinta.

E le sue idee non sembrano chiarirsi nemmeno quando io dico che, forse, l’Italia, le nostre città, hanno bisogno delle nostre giovani teste e agili mani su più fronti e che queste possono contribuire a innescare il rinnovamento nel modo di pensare, pianificare e condividere le opere necessarie a rendere i luoghi e le persone più vive, vivibili e smart. Occorre solo decidere da dove cominciare, con quali idee e con chi collaborare, poi attivare le connessioni. La serata però è finita. Con i palati soddisfatti, ce ne torniamo a casa insieme ai nostri punti interrogativi, ben lontani dall’aver trovato una soluzione.

Mi auguro che presto possiate leggere di un nuovo record all’asta di Sothebys: «un emiro del Qatar ha acquistato per milioni di dollari una mucca dalle corna fluerescenti e i visitatori fanno la fila davanti al suo parco per fotografare quest’opera di Silvia Forese mentre bruca erba di prima qualità». Spero che potrete visitare, in un futuro non troppo lontano, il Museo della Civiltà Lucana, progettato dalla famosa Archistar Nicola Di Croce. Per ora so solo quello che dirò alla piccola Francesca appena la vedrò.

Bambina, parti prima che puoi alla ricerca delle meraviglie del mondo, attraversa ogni ponte per vedere cosa c’è sull’altra sponda. Ma ricordati sempre che il più grande tesoro, quello più difficile da trovare, sta dove meno te lo aspetti, nella cantina polverosa sotto casa, in un posto dove solo pochi sanno guardare. A te il dovere di custodirlo con cura e servirtene per capire chi sei e da dove vieni.

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