
In primo piano, Francesco Ganzaroli
La storia più emblematica raccontata da Francesco Ganzaroli, dopo il suo ritorno dalla Tanzania, è quella del piccolo Zawadi, il bambino tetraplegico che per primo ha beneficiato del programma di integrazione per giovani disabili promosso dal Comune di Ferrara, e che da allora è diventato un elemento chiave dell’intero progetto. Lo spirito con cui i volontari ferraresi dei servizi per l’integrazione scolastica si sono recati in Africa è infatti proprio quello di fornire una formazione e degli strumenti di base con cui gli insegnanti locali, totalmente sprovvisti di tecniche e mezzi di integrazione per le disabilità, possano continuare un lavoro cominciato molto lontano dalla provincia di Iringa, nella zona centrale della Tanzania.
Alla base di tutto c’è un software ideato dal centro servizi consulenze documentazione disabilità di Ferrara, il cui intento è di fornire a bambini con difficoltà cognitive e di espressione un modo per imparare nuove modalità di comunicazione. Una vera e propria necessità in un paese in cui l’integrazione sociale è molto arretrata, e chi soffre di disabilità comunicative è spesso condannato a una vita quasi priva di contatto umano. Un progetto nato dall’intesa del Comune di Ferrara, il Ministero dell’Istruzione tanzaniano e la onlus Nyumba Ali, e di cui Ganzaroli e il sindaco Tiziano Tagliani hanno presentato alla 2° commissione consiliare i risultati ottenuti. “Gli insegnanti tanzaniani – ha spiegato il volontario – lavorano al massimo con il linguaggio dei segni tradizionale, ma questo non basta con i bambini che soffrono anche di disabilità motorie o con forme di disabilità cognitive. Ci siamo quindi basati sull’informatica e su altre strategie comunicative, utilizzando un linguaggio dei simboli che andasse oltre le differenze culturali. E abbiamo trovato un impegno e una volontà da parte degli insegnanti e dei bambini che non ci saremmo mai aspettati”.
Un progetto che, ha spiegato Tagliani, ha potuto dare un vero contributo umanitario senza grandi spese da parte del Comune, che ha puntato più sulla trasmissione di conoscenze che su trasferimenti di beni o risorse. Infatti sia i volontari che il sindaco, che si è recato sul posto in ottobre, hanno pagato i viaggi di tasca propria, mentre il Comune ha fornito i 12 computer portatili necessari al progetto formativo. “In un momento in cui – ha spiegato Tagliani – gli enti locali vanno incontro a una scarsità di risorse non è facile mantenere i progetti umanitari nel mondo. Con il percorso fatto questo autunno abbiamo messo a disposizione le nostre competenze agli insegnanti locali, in modo che da loro possa partire lo sviluppo di un progetto più grande”.
Il ministero della Tanzania continuerà il progetto anche per conto proprio, “ma l’intento – puntualizza Ganzaroli – è quello di espandere l’intero progetto all’intera Africa. È stato anche un banco di prova per testare i nostri mezzi in un altro contesto, e in questo modo abbiamo seminato qualcosa che si svilupperà autonomamente. La nostra idea ora è di tornare verso la fine della scuola, e raccogliere i risultati ottenuti”.
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