Dom 27 Gen 2013 - 633 visite
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Il Pd e il mondo cattolico

Tagliani: “Con il Concilio la Chiesa non è più contrapposta al mondo”

cattopddi Daniele Oppo

Conoscere il mondo cattolico, è lo scopo del nuovo ciclo di lezioni della scuola politica del Pd che si è aperto giovedì 24 febbraio all’insegna del Concilio Vaticano II.

“È importante conoscere quel mondo, molto più complesso di quello che ritiene chi non vi fa parte – ha detto Carlo Pagnoni, coordinatore della ‘lezione’ tenutasi al centro sociale Acquedotto-  perché possiede radio, televisioni, giornali (come Famiglia cristiana e Il Messaggero), associazioni e inoltre perché  ha delle frizioni con il mondo civile e politico oltre che, a volte, delle pretese di privilegi”.

Un percorso di conoscenza e dialogo, inserito nel più vasto campo dei rapporti fra Stato e Chiesa, che prende le mosse dai tre anni di Concilio Vaticano II (1962-1965) spiegati per l’occasione da don Andrea Zerbini, direttore dell’Istituto di scienze religiose della diocesi di Ferrara-Comacchio e dal sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani.

“Uno degli aspetti fondamentali della ricezione conciliare è la capacità di dialogo, dove le due realtà, laica e cattolica, non devono contrapporsi ma relazionarsi con il dialogo” ha spiegato Zerbini che ha poi cercato di inquadrare il Concilio in tre grandi temi: lo stile, lo spirito e la novità. Il primo -lo stile del Concilio- riguarderebbe “il modo di relazionarsi della Chiesa con il mondo, espresso dalla “nascita di una teologia pastorale” che comporta un “aggiornamento del modo di esprimere e comprendere i contenuti della fede”. Ecco dunque che lo spirito del ventesimo concilio ecumenico ha cambiato il modo in cui la Chiesa si affaccia al mondo, riequilibrando l’immagine esteriore di se stessa, quella della società perfetta, con quella interiore, affiancando all’autorità, ovvero alla  potestas,il munus, il dono”. In questo modo “la gerarchia non è più sopra il popolo di Dio ma affianco ad esso”. La novità infine, Zerbini la individua nella considerazione della storia non più come “una congiura dei malvagi” ma come “il luogo in cui Dio si rivela e dunque come un luogo di buone notizie” e che porta all’ammissione che “la realtà e i segni dei tempi sono meglio interpretati da chi i tempi li vive”.

Tagliani ha poi svolto una sorta di esegesi di alcuni atti conciliari, enfatizzando come “il nuovo spirito del Concilio fosse quello di una Chiesa che finalmente inizia a riconoscere in se stessa alcuni elementi di storicità” e che si vede “non più contrapposta al mondo ma in cerca dei segni che nella storia portano a riconoscere la volontà di Dio”. Non solo, secondo Tagliani, “nel nuovo spirito viene a rompersi l’idea di una Chiesa fortemente gerarchica” a favore di una più assembleare “dove non c’è differenza di dignità e dove non c’è più un’ontologica differenza tra sacerdoti e laici”.

È mancata invece, come in parte sottolineato anche da Flavio Tagliani, uno degli organizzatori degli incontri insieme ad Anna Quarzi e Roberto Cassoli, “una precisa disamina su quanto le novità espresse nel Concilio abbiano trovato e trovino effettiva realizzazione nella realtà storica, politica e sociale contemporanea”.

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