Cronaca
23 Gennaio 2013
Interrogatorio in carcere per ‘Barosto’. Gli atti alla Dda di Catania

Traffico di clandestini, “erano solo amici”

di Marco Zavagli | 2 min

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Hassan-Mohamad-detto-BarostoSi è tenuto in carcere davanti al gip Monica Bighetti l’interrogatorio di garanzia di Hassan Mohamad detto “Barosto”. Il 37enne di origini somale era stato arrestato nei giorni scosi dalla squadra mobile di Ferrara nell’ambito della maxi indagine “Boarding Pass” coordinata dalla Dda di Catania e che ha portato a 55 arresti e all’iscrizione nel registro degli indagati di 85 persone. Secondo gli inquirenti si era creata una associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che confezionava pacchetti “all inclusive” per clandestini che volevano trasferirsi dall’Africa, e in particolare dalla Somalia, verso l’Italia e i Paesi del nord Europa, in particolare Olanda, Inghilterra, Norvegia e Grecia. Una sorta di ‘agenzia viaggi’ che sfruttava la disperazione di centinaia di stranieri creando un giro d’affari stimato in 25 milioni di euro, che dalla Somalia aveva costruito un’organizzazione con ramificazioni in tutta la Penisola.

E Barosto in tutto ciò avrebbe avuto un ruolo di basista per la zona di Ferrara (vai all’articolo). Barosto era stato catturato nella sua abitazione di via Magenta (zona Barco). Era appena rientrato dall’Olanda quando la squadra mobile di Ferrara, che lo stava attendendo da alcuni giorni, è entrata in azione procedendo alla sua cattura. Secondo l’accusa lo straniero, regolare in Italia, oltre ad acquistare i biglietti aerei dei viaggi con compagnie ‘low cost’, fungeva spesso da “passeur”, cioè forniva personalmente passaggi in auto ai ‘clienti’ verso le méte prescelte. Lo stesso 37enne somalo si occupava anche del reperimento di documenti originali che venivano poi contraffatti sostituendo le foto, e avrebbe anche ospitato alcuni ‘viaggiatori’.

Ieri dalla sua cella Barosto ha cercato di chiarire al sua posizione, ammettendo di conoscere solo quattro delle persone coinvolte nella maxi inchiesta. La conoscenza andrebbe ricondotta a motivi ‘geografici’: i quattro migranti in questione provenivano dalla sua stessa città natale. Dietro loro richiesta di aiuto, lui li avrebbe ospitati solo a titolo di favore. “Rigettiamo l’accusa di associazione per delinquere”, precisa il difensore, l’avvocato Pasquale Longobucco, che si riserva di predisporre la richiesta di riesame per rigettare l’ordinanza di custodia cautelare.

Titolare dell’inchiesta è la Dda di Catania e gli atti verranno trasmessi alla direzione investigativa del capoluogo siciliano per competenza.

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