Dom 21 Feb 2010 - 4700 visite
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Caravaggio: la scienza rivela i segreti della “Cena in Emmaus”

Affiorati i contorni grafici del volto di Cristo, degli apostoli, delle mani, oltre alla presenza di incisioni tipiche della fase giovanile del pittore

La Cena in Emmaus del Caravaggio

La ricerca del disegno nei dipinti di Caravaggio è sempre stata una sfida per gli studiosi dell’artista, nel tentativo di convalidare o contraddire alcune fonti storiche sul fatto che il pittore non ricorresse alla fase grafica preliminare. La scoperta dell’underdrawing nella “Cena in Emmaus”, capolavoro conservato nella Pinacoteca di Brera, getta nuova luce sulla genesi dell’opera di Caravaggio. La ‘rivelazione’ si deve allo studio effettuato da parte dell’Opificio delle Pietre Dure (OPD) e ad una sofisticata tecnologia, lo scanner Multi-NIR (Scanning Multispectral IR reflectography) realizzato dall’Istituto Nazionale di Ottica (INO) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Firenze che da oltre vent’anni collabora con le Soprintendenze e gli istituti di restauro nel settore della diagnostica dei Beni Culturali. “Mai come in questo caso una scoperta storico-artistica è stata fortemente voluta e perseguita, in un intreccio d’intuizione storica, concretezza dell’analisi delle pratiche di lavoro e avanzamento scientifico”, afferma Cecilia Frosinini Direttore Storico dell’Arte dell’Opificio delle Pietre Dure. La sorprendente realtà si è concretizzata sotto gli occhi degli studiosi dell’Opificio delle Pietre Dure, dove ha sede uno dei laboratori dell’INO-CNR: lo Scanner Multi-NIR come un terzo occhio ha indagato il dipinto a livelli di profondità e con una risoluzione mai raggiunti prima. “Questa apparecchiatura realizzata grazie ai finanziamenti del progetto europeo EU-Artech e alla stretta collaborazione tematica con l’OPD”, spiega Luca Pezzati Responsabile del Gruppo Beni Culturali dell’INO-CNR, “è in grado di acquisire l’immagine all’infrarosso in 14 lunghezze d’onda, raggiungendo i 2300 nanometri, anziché i 1050 dei mezzi tradizionali. Il risultato è una successione di immagini monocromatiche, multi banda, perfettamente sovrapponibili, rivelatrici di numerose caratteristiche delle parti nascoste, come l’underdrawing, pentimenti e tecnica esecutiva”. La potenza dello strumento è tale da poter visualizzare un disegno nero su preparazione scura. Dall’indagine sono infatti affiorati i contorni grafici del volto di Cristo, degli apostoli, delle mani, oltre alla presenza di incisioni tipiche della fase giovanile del Caravaggio. “Si può quindi sintetizzare”, secondo gli esperti dell’OPD, “che Caravaggio, sebbene non avesse bisogno di una lunga preparazione preliminare, non rinunciasse a fermare idee e modelli sulla tela tramite dei segni”.
Il dato assume quindi un rilievo che va al di là del singolo quadro e induce ad intervenire con uguali indagini nelle restanti opere autografe con la prospettiva di importanti sorprese. “All’inizio delle ricerche tecniche sull’artista, la riflettografia (a causa delle limitazioni della strumentazione disponibile) non offrì risultati immediati o eclatanti come quelli della radiografia e la si abbandonò, scambiando per una risposta negativa («non c’è un disegno preparatorio») quello che invece era un limite strumentale. I risultati oggi possibili grazie allo scanner Multi-NIR di Opificio delle Pietre Dure e INO-CNR sono quindi perseguibili su tutto il corpus dell’artista”, afferma Cecilia Frosinini dell’OPD. Infatti, non finiscono qui i segreti della tela che è giunta oggi a Roma presso l’Ambasciata della Santa Sede in Italia e da domani, 19 febbraio, sarà presso le Scuderie del Quirinale ove rimarrà fino al 13 giugno.
Lo scanner del CNR ha svelato anche la presenza di un significativo pentimento di Caravaggio. Sul lato sinistro è riaffiorata una finestra da cui si scorge un paesaggio dominato da un albero frondoso. Tale apertura era fonte di luce naturale che si posava sui personaggi illuminandoli. Nella stesura definitiva Caravaggio occultò questi elementi spaziali e naturalistici, a favore di uno sfondo scuro, adatto alla resa di un’atmosfera più raccolta e spirituale, rischiarata da una luce ‘innaturale’ rivelatrice della presenza divina. Grazie ai risultati del Multi-NIR CNR, gli studiosi oggi possono affermare che tale dipinto si pone come spartiacque delle due differenti poetiche ravvisabili nel corpus caravaggesco e, in questo caso, nella stessa tela. Secondo Isabella Lapi Ballerini, Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, essa rappresenta infatti “la boa intorno alla quale avviene la virata da un’espressione implicata nel naturalismo al denso e teatrale spiritualismo degli ultimi anni”.
La ‘Cena in Emmaus’ fu infatti dipinta da Caravaggio nel 1606, all’indomani dell’omicidio che lo portò alla fuga da Roma, durante il rifugio presso la famiglia Colonna, nei feudi laziali. La stesura finale anticipa quegli elementi stilistici riscontrabili nella fase della maturità dominata dagli eventi tragici: l’approdo a Napoli, a Malta, in Sicilia, fino alla morte avvenuta a Porto Ercole il 18 luglio 1610.
“Quasi sconcerta il pensare che nonostante le numerose radiografie e riflettografie compiute finora sull’intera opera dell’artista”, commenta Isabella Lapi Ballerini, “solo grazie al perfezionamento del metodo nell’un caso e all’avanzamento del mezzo tecnico nell’altro si sia potuta rivelare, di quel dipinto cruciale, una nuova sorprendente realtà”.
Infine, indagini non invasive mediante la fluorescenza a raggi X, eseguite dall’Università di Perugia e dall’Istituto di scienze e tecnologie molecolari del Cnr, hanno potuto acquisire ulteriori dati sulla composizione dei materiali pittorici. Che confermano la presenza di un paesaggio verdeggiante oltre l’apertura sullo sfondo.

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