ven 22 Giu 2012 - 4991 visite
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Aldrovandi, la Cassazione conferma le condanne

La madre: "Questa sentenza non riguarda solo noi ma tutte le vittime delle forze dell'ordine"

La Cassazione ha confermato la condanna a tre anni e sei mesi per Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri. Dopo ore di attesa alle 19.20 la IV sezione della Suprema Corte è tornata in aula per conferma il suo verdetto definito, non più appellabile: i quattro poliziotti sono colpevoli dell’omicidio colposo del ragazzo di 18 anni, morto in via Ippodromo a Ferrara all’alba del 25 settembre 2005.

I giudici hanno così accolto la richiesta del procuratore generale della IV sezione della Corte di Cassazione, Gabriele Mazzotta, che voleva il rigetto dei ricorsi e la conferma della condanna inflitta nei primi due gradi di giudizio ai quattro poliziotti.

In sede di requisitoria la pubblica accusa aveva definito “schegge impazzite” gli imputati, che avrebbero agito con un uso eccessivo della forza “nei confronti di una persona inerme”, anziché comportarsi come “responsabili rappresentanti delle forze dell’ordine”’.

“Ora respiro aria di giustizia”, è il commento di Lino Aldrovandi, il papà di Federico, in aula con tre girasoli, simbolo del Comitato verità e giustizia per Aldro. “Adesso mi sento un po’ in pace – confessa ai presenti – e vorrei ricordare Federico per quello che era e non per come l’hanno ammazzato”. Con lui e suo figlio Stefano, il fratello minore di Federico, c’era anche l’avvocato Fabio Anselmo, secondo il quale con questa sentenza “abbiamo fatto la storia; prima abbiamo cambiato la cultura delle gente, facendo capire che anche la polizia può sbagliare e non riesce ad ammetterlo; ora, con questa sentenza, muterà anche la cultura giudiziaria di fronte a casi come questo. Oggi si è scritto un precedente”.

Un precedente che potrebbe riguardare anche casi giudicati simili a quello di Aldrovandi. Sono le storie dei parenti di altre persone morte davanti a delle divise. Per questo erano presenti anche Lucia e Ilaria sorelle di Giuseppe Uva e Stefano Cucchi, Domenica moglie di Michele Ferrulli, il papà di Gabriele Sandri, Filippo Narducci di Cesena e Stefano Gugliotta di Roma.

A loro rivolge uno dei primi pensieri da Ferrara Patrizia Moretti. “Ora questa sentenza non riguarda più solo noi: deve portare a un cambiamento radicale nelle forse di polizia, i famosi casi di “autolesionismo” per coprire comportamenti violenti di uomini in divisa devono finire. E questo perché, come abbiamo chiesto fin dall’inizio, tutto questo non accada più”.

Intanto, a margine dell’udienza, l’associazione Prima Difesa, intervenuta già nel processo di appello per difendere Monica Segatto (l’arringa in suo favore è stata fatta da Niccolò Ghedini, l’avvocato di Berlusoni) fa intendere che la sequela giudiziaria potrebbe non finire qui. “per noi sono innocenti e ricorreremo a Strasburgo”.

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