dom 27 Mag 2012 - 976 visite
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Se questo è il terremoto

Ma in Rai, e a Roma, sanno che c’è stato il terremoto? Sanno cosa significa? Sanno che l’Emilia Romagna non è solo l’Emilia o solo la Romagna e oltre il Parmigiano Reggiano, che pure ci distingue nel mondo, c’è la manifattura o il comparto del biomedicale che trainano l’economia e rischiano di non ripartire?

Come ufficio stampa della Confartigianato di Ferrara, sono stata contattata nei giorni scorsi dalla redazione della trasmissione di Rai Tre, Robinson, condotta da Luisella Costamagna. Mi è stato detto che la puntata di venerdì avrebbe dato spazio al terremoto con ospiti in studio e collegamenti esterni in diretta, da Ferrara appunto, nell’area adiacente al Castello estense. Mi è stata chiesta la disponibilità dell’associazione a partecipare, insieme anche ad alcuni imprenditori. Il mio ok è stato immediato, così come quello dei colleghi delle altre associazioni. E così, venerdì sera, i vertici di Confartigianato, Unindustria, Confcommercio, e alcuni sindaci e assessori del territorio si sono messi a disposizione.

La faccio breve: la puntata non era evidentemente dedicata al terremoto, in studio si è parlato del successo del Movimento a 5 Stelle alle recenti elezioni amministrative, del microcredito, della legge elettorale, di Berlusconi. E ovviamente non sono mancate le battute di Antonio Cornacchione sul Bel Paese. I collegamenti con Ferrara sono stati due, tre con i saluti, per complessivi forse – e sono generosa – 10 minuti, distanziati oltre un’ora l’uno dall’altro.

Gli ospiti – possono chiamarsi così in un simile frangente? –, peraltro in piedi, al freddo, come belle statuine, hanno cominciato a spazientirsi, alcuni ad andarsene. Confartigianato, rappresentata dal direttore Giuseppe Vancini e due imprenditori che hanno subito danni, è rimasta. Stessa cosa hanno fatto Unindustria, col direttore Roberto Bonora, e il sindaco di Poggio Renatico, Paolo Pavani. Gli altri no.

Però dopo un po’, io che pure stavo dietro, sono sbottata con l’inviato, Flavio Soriga, che era in palese disagio ma probabilmente non aveva l’autonomia o la forza per dire in trasmissione che qui, a Ferrara, dove era lui, dove la terra trema da giorni, dove nel pomeriggio l’intera frazione di San Carlo era stata evacuata, la gente voleva parlare del terremoto. E se ne fregava bellamente di quel di tutto un po’ – non certo le nostre priorità immediate – di cui hanno trattato i big seduti in studio sollecitati da domande che nulla avevano a che fare con quanto si verifica qui, al Nord, e scusate l’ironia.

Lì in piedi, per due ore, c’erano vertici delle associazioni e sindaci che avrebbero meglio impiegato il loro tempo a rispondere alle telefonate di imprenditori e cittadini che in questi giorni hanno bisogno di essere rassicurati.

Sono rimasta sgomenta nel sentire che le poche parole dedicate al terremoto sono state di questo tenore, ‘Ci colleghiamo con Ferrara, terra di agricoltori e allevatori, dove sabato notte c’è stato il sisma, con 7 vittime, 4 delle quali in fabbrica’.

Scusate, ma è tutto qui? A chi ha organizzato la puntata chiedo se il terremoto è stato usato come riempitivo della trasmissione. Tutto questo fa riflettere.

E io, come giornalista, mi chiedo: come si fa a Torino o a Palermo a fare capire cosa è successo a Ferrara e nelle zone colpite, se la Rai, che prima e meglio degli altri dovrebbe fare informazione, tratta i terremotati come un’appendice dei mali dell’Italia? Persino le vittime – oggi i primi funerali – sono state trascurate, due parole e via.

Forse in trasmissione hanno creduto che qui, venerdì, la vanità di apparire fosse superiore alla paura. Ma ribadisco, chi ha accettato la diretta lo ha fatto per poter dare un contributo concreto, anche di richieste al Governo, nella piena responsabilità del proprio ruolo. Ed è vero che alla fine, il povero inviato, è riuscito a dare la parola a chi di dovere per dire queste cose. Ma è stato alla fine, è stato per sfinimento, ed è stato ridicolo. Il collegamento si è rivelato una farsa che non ha reso onore a nessuno, neppure a chi ha perso la vita.

Però come cittadina, come giornalista, come elettrice, mi preoccupa quanto si è verificato venerdì. Perché se questo è lo spaccato dell’interesse esistente per quanto è successo allora la situazione è drammatica, prima che economicamente moralmente. Il rischio (volontario?) è che si dimentichi che qui ci sono famiglie distrutte per la perdita dei propri congiunti, la gente è stata sfollata, l’arte ha subito danni, gli imprenditori hanno bisogno di risorse dallo Stato per ricominciare. Che qui servono soldi, non come ossigeno, ma come salvezza.

E a chi, in studio, ha presentato l’Emilia Romagna come terra di agricoltori e allevatori, ricordo che c’è tanto altro. Qui la mattina non si mungono solo le vacche prima di andare al lavoro, qui c’è gente che piange famigliari e amici che non ci sono più, che ha le mani nere perché sta spostando i cocci dei muri crollati delle proprie case e aziende, ci sono i funzionari delle associazioni che vanno in ufficio con l’angoscia nel cuore per i loro imprenditori, ci sono sindaci e amministratori che vorrebbero non dovere passeggiare per i container per confortare le famiglie sfollate.

Sarebbe stato bello che a Robinson ne avessero parlato. Oppure, non ne avessero parlato affatto, non ci avessero fatto credere che c’era interesse per l’Emilia piegata. Perché quello di venerdì, è stato un pessimo servizio. Un servizio credo costato qualcosa per la trasferta di inviato e operatori e macchinari. Oltre alla beffa, lo spreco.

Camilla Ghedini         

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