Lettere al Direttore
9 Marzo 2012

Canova e la danza

di Redazione | 5 min

La Fondazione Canova è tornata ad indagare e celebrare la grandezza storica e artistica del grande scultore Antonio Canova. Possagno (TV), suo amato luogo natale, ha ricevuto il suo patrimonio culturale e lo conserva per mostrarlo, studiarlo e riscoprirlo in tutti i suoi aspetti. Questa volta, la Fondazione si è attivata per il recupero di un capolavoro e nello stesso tempo per studiare uno dei temi su cui lo scultore si era cimentato spesso, amante della musica, del teatro e dello spettacolo tout court.

La Gipsoteca di Possagno conserva, nell’Ala Scarpa, una scultura in gesso – conosciuta come la Danzatrice con i cembali. La scultura, infatti, dal 1917, appare priva di quelle braccia, che, alzate e parallele, dovevano trattenere tra le mani, appunto, i cembali. Nella lunga e complessa elaborazione della lavorazione di una scultura in marmo, il modello costituisce la fase operativa di passaggio nel processo creativo dello scultore, come elemento di trascrizione in creta dell’opera poi eseguita in marmo o in pietra. Nelle botteghe degli scultori due erano le complesse formule procedurali adottate: la realizzazione della “forma a perdere” e quella della “forma a tasselli”. L’analisi ravvicinata della Danzatrice con i cembali fa protendere per un’esecuzione con la cosiddetta “forma a perdere” e, pertanto, l’opera assume la qualifica di “modello originale”, come opera scultorea priva di segni di confine tra i vari tasselli “forma a tasselli” di controforma utilizzati per la produzione di copie.

Dunque nel 1917, verso la fine del primo conflitto mondiale, una granata aveva danneggiato la Gipsoteca e le opere ivi gelosamente custodite. Impossibile, all’indomani della pace, procedere alla ricostruzione del modello originale in gesso di quella scultura danneggiata da quell’evento. Per altre opere fu possibile ricomporre i frammenti e ricercarne le opportune parti distrutte. La danzatrice con i cembali, invece, non potè avere quelle attenzioni che si addicono in termini di restauro e di recupero. La statua di marmo era già partita da Vienna e in quegli anni veniva considerata come dispersa. La Danzatrice è rimasta, così, custodita nei depositi, priva delle braccia e di altre parti della veste e con molte fratture pressoché in tutto il corpo. Solo Carlo Scarpa ne colse il grande valore, assegnandole un posto importantissimo in occasione dell’ampliamento della Gipsoteca, Quasi al centro di quello spazio teatrale dove le danzatrici, nel processo di allestimento scarpiano, potevano esercitarsi con i loro passi e le loro movenze ad interpretare la musica del tempo, la Danzatrice con i cembali è rimasta, da allora, immobile con i suoi due monconi di braccia distrutti dalla guerra e protesi verso il vuoto; lo stesso vuoto  che Scarpa non aveva voluto distruggere. Solo oggi grazie alla grande disponibilità del Bode-Museum di Berlino, in cui è collocata dal 1982 la statua in marmo della Danzatrice con i cembali, è stato possibile ricostruire con nuove tecnologie il modello in gesso di Possagno. Nel primo Settecento dominava sulle scene l’opera seria – cioè la tragedia per musica – ma a partire dalla metà del secolo si era affermata sempre più l’opera buffa – commedia o dramma giocoso per musica – e infine il ballo. Proprio il ballo costituì la proposta più innovativa, tanto apprezzato dagli spettatori al punto da influire sulla struttura dell’opera seria che vide il terzo atto ridotto o abolito per far spazio alla danza. Nell’evoluzione di questi tre generi di spettacolo si evidenzia un mutamento comune: il progressivo ridimensionamento del carattere virtuosistico a favore della dimensione narrativa volta a coinvolgere emotivamente il pubblico anche grazie al potenziamento dell’aspetto mimico-gestuale. Il tema della danza fa da protagonista nella produzione pittorica di Canova, nelle tempere policrome su fondo scuro conservate a Possagno come nei monocromi a tecnica mista – olio, tempera, carboncino, matita – su tela del Museo di Bassano. Questi lavori, datati agli ultimi anni del Settecento, erano considerati dall’artista come “ozii” eseguiti per studio e diletto personale, dove egli era libero di ricercare <<nuove clausole metriche e nuovi ritmi compositivi>>. Le tempere di Possagno sono in effetti composizioni “musicali” in cui il ritmo è scandito dallo stagliarsi delle figure luminose con pause regolari contro il fondo nero e la frase armonica è intessuta dai veli ondeggianti e dalla linea continua delle braccia delle danzatrici che si tengono per mano o sollevano corone e cembali. Mentre la Danzatrice con le mani sui fianchi fu commissionata da Josephine de Beauharnais nel 1802, Canova iniziò a modellarne il gesso nel 1806 per terminare il marmo nel 1812. L’opera, esposta al Louvre, segnò la consacrazione del successo francese di Canova. La danzatrice sembra richiamare, con il suo atteggiamento quasi di sfida compiaciuta, un possibile compagno di ballo. Tale soluzione “a due” si può ritrovare nella tempera di Possagno dove Tersicore, nella stessa posa della Danzatrice con le mani sui fianchi, è affiancata ad Euterpe. La Danzatrice col dito al mento fu portata a termine nel 1814 e così trasformava in scultura i vari “pensieri di danze” canoviane relegati inizialmente al disegno e alla pittura. La scelta della scultura a tutto tondo, esito di una lunga maturazione e di una raggiunta autonomia linguistica, per rispondere alle aspettative di chi, come l’amico Cicognara (Ferrara 26 novembre 1767 – Venezia 5 marzo 1831), voleva da lui prove di sublime eroico. Cicognara infatti ancora nella Storia, dove pure Canova viene considerato l’eccellenza dopo Michelangelo, descrivendo la Danzatrice col dito al mento riconosce che tutti desidereranno possederla per la sua <<venustà voluttuosissima>>.

<<Tre sono le Ninfe danzanti: sono tutte d’un’esquisita bellezza; ma pur, quando i cimbali sonati, la terza: ed oserei dire ch’ella danza per farsi ammirare. Così lo storico toscano Giovanni Rosini (1825) descrive la Danzatrice con i cembali che completata in marmo tra il 1812 e il 1815 fu acquistata dal conte Razumovskij, ambasciatore russo a Vienna.

Maria Paola Forlani

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