Dom 22 Gen 2012 - 669 visite
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Coopcostruttori e Calvano

Leggo con indignazione, come cittadina, come insegnante e come ex socia, la posizione del segretario provinciale del Pd, Paolo Calvano, relativamente all’affaire Coop Costruttori e al sistema cooperativo in genere, in un articolo nel quale si sostiene che “prende decisamente le distanze da una polemica che riguarda storie di un passato che, a suo dire, hanno poco a che fare con i nuovi dirigenti del Pd ferrarese”, oltre che affermare di “non conoscere il periodo che ha vissuto E. Checcoli e i modi in cui l’ha vissuto, …”.
Per quanto si cerchi di inabissare il crac costruttori, miliare tassello del nostro sistema socio-economico territoriale, sul quale si sta calando silenziosamente il velo della damnatio memoriae, credo che una posizione di questo tipo sia il sintomo più chiaro del crollo di un’ideologia di sinistra che ora smania di costruire grandi castelli di cristallo sull’argilla. Trovo pericoloso, scoraggiante e imprudente sapere che nella città in cui vivo protagonisti della sinistra  fingano di non conoscere o non considerino la storia antropologica e sociale da cui è nata ed è maturata la loro ideologia.
Sembra paradossale. Tuttavia, mi spiego, finalmente i silenzi e le assenze di chi avrebbe potuto intervenire con senso di responsabilità e doverosamente sul merito della vicenda giudiziaria il cui peso sociale difficilmente può essere capito o seguito da chi ragiona con una tale miopia. Se qualche esponente politico avesse partecipato a qualcuna delle udienze che da tre anni fotografano la storia del crac Costruttori in Tribunale, ragionerebbe in modo più complesso e non si chiamerebbe fuori da un affare che ha cambiato il volto della politica ferrarese e non solo considerato che si trattava della quarta cooperativa più importante in Italia. Ciò che ho letto è un insulto a chi ha perso tanto, non solo in termini di denaro, ma di ideologia e certe dichiarazioni fanno intuire che i nuovi volti del Pd preferiscono, come conviene di più, lasciare dietro alle spalle il marcio e far dimenticare, anzichè collaborare per risolvere e salvare il salvabile anche attraverso la semplice conoscenza di ciò che è successo e cos’ha comportato questo crac nella vita delle singole famiglie.
Il vicino Giorno della memoria  ci insegna che se non ricordiamo non possiamo migliorare o evitare che gravi errori vengano rifatti, per quanto il crac Costruttori non sia ovviamente da paragonare al dramma umano dei genocidi.
Elena Cavalieri d’Oro

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