Dom 30 Ott 2011 - 7775 visite
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Decessi per tumore, record a Ferrara

Tavolazzi riferisce i dati pubblicati dal recente dossier della Regione

Valentino Tavolazzi

“Ferrara ha il record di decessi per tumore”. Lo denuncia Valentino Tavolazzi, consigliere comunale Progetto per Ferrara/Movimento Cinque Stelle, che riporta i dati del dossier 214-11 della Regione Emilia-Romagna, pubblicato nei giorni scorsi, e che indica Ferrara come la città con il maggior numero di decessi per tumore.
I dati analizzati si riferiscono al 2009 e al territorio provinciale. L’indicatore utilizzato è il “tasso standardizzato” (incidenza decessi su 100 mila abitanti, corretta in base all’età).
A Ferrara i decessi per tutte le cause di morte sono stati 1117, incidenza che dopo quella di Piacenza (1129), è la seconda più alta in regione (media 1053). Si muore meno a Rimini (978), Forlì (1016), Cesena (1017), Modena (1019), Bologna (1034). Se restringiamo il focus al totale dei tumori, a fronte di 326 decessi in regione, Ferrara registra il record di 349 casi (in calo rispetto al 2008), seguono Parma e Piacenza (341), Cesena (339), Rimini (332). Incidenze più basse sono a Modena (310), Reggio Emilia (313), Ravenna (314). Per i maschi il dato medio regionale è calato negli anni, avvicinandosi a quello nazionale, ma è rimasto superiore per le femmine. In Emilia Romagna i tumori rappresentano la seconda causa di morte con 14.473 decessi (30,4%) nella popolazione totale e 6.458 (26%) in quella femminile. Sono invece la prima causa di morte nella popolazione maschile, con 8.015 decessi (35,4%).

Tra i tumori maligni spicca quello a trachea, bronchi e polmoni. E’ la prima causa di morte in regione nella popolazione maschile, sia considerando tutte le patologie, che le sole tumorali. Di nuovo Ferrara segna il record con 73 decessi per 100 mila abitanti, seguita da Cesena (70), Modena (69), Piacenza e Forlì (68). I valori più bassi si registrano a Ravenna (57), Parma (61), Bologna (63). La media regionale di 65 decessi è superiore al dato nazionale. Dunque in Emilia questo tumore uccide più che in Italia, e a Ferrara più che in Emilia. Purtroppo abbiamo il record di decessi anche da tumori del colon, retto ed ano con 45 decessi contro 35 in regione (superiore al dato nazionale), seguiti da Imola (42), Bologna (38), Rimini e Piacenza (36). Incidenze inferiori si registrano a Reggio Emilia (25) e Forlì (30). Infine Ferrara è prima in regione per decessi da malattie del sistema circolatorio (420, contro una media regionale di 393) e cerebrovascolari (111 contro 96).

“Accanto ad altri indicatori – commenta Valentino Tavolazzi -, quelli di mortalità sono un punto di riferimento universale per “leggere” le condizioni di vita di una popolazione. In regione esistono differenze e disuguaglianze, come abbiamo visto. E’ compito di chi fa programmazione, scelta delle priorità di salute, valutazione dei servizi sanitari (dirigenti sanitari ed amministratori), tenere conto della distribuzione sul territorio delle patologie ad esito maggiormente letale e fornire servizi di diagnosi, cura e riabilitazione, corrispondenti alle reali necessità della popolazione”.

Il mondo scientifico ha messo in relazione molte patologie causa di morte (in particolare i tumori), non solo con reddito, istruzione e stili di vita delle comunità, ma anche con la contaminazione di aria, suolo, acqua e cibo. I territori come il nostro, caratterizzati da forte pressione ambientale (discariche, inceneritori, centrali, polo industriale, agricoltura, traffico) e scarsa ventilazione, necessita di azioni mirate, costanti ed efficaci, per il controllo e la riduzione delle fonti inquinanti e per il risanamento delle matrici ambientali. Da decenni invece registriamo inerzie e ritardi su tutti i fronti.

“Era il 2002 quando giunsero i primi segnali di pesante inquinamento da Cvm nel quadrante est della città – ricorda Tavolazzi -, causato da discariche note al Comune, mai bonificate, al contrario circondate da nuove abitazioni e da un asilo. Si è speso un milione di euro in accertamenti, ma non in risanamento. Da anni aspettiamo le immissioni dell’inceneritore Hera, come imposto dall’autorizzazione (AIA) per garantire il non peggioramento della qualità ambientale preesistente, ma il silenzio è tombale. Nel frattempo l’impianto brucia rifiuti urbani e non, e si sta addirittura valutando se smaltirne di più. Alla dismissione forzata da esposti di discariche ed inceneritori (Conchetta), attivi per decenni anche nel parco urbano, non è seguita alcuna bonifica radicale. Si preferisce installarvi sopra pannelli fotovoltaici”.

Viene poi il capitolo acque. “Nulla è dato sapere – prosegue l’esponente del Movimento 5 Stelle – sulla concentrazione di Pfoa e Pfos (inquinanti pericolosi non normati) nell’acqua potabile prelevata dal Po, la cui rilevazione e divulgazione era stata promessa ai cittadini con frequenza mensile. La revisione del Piano rifiuti è in alto mare. I controlli sulle industrie inquinanti, da parte di Arpa, sono insufficienti ed inadeguati, e l’autocertificazione impera! I provvedimenti sul traffico sono i minimi di legge. Lo stato di inquinamento delle acque superficiali (Po, Volano, Boicelli, scoli) è pesantissimo. Serie indagini epidemiologiche non si fanno da anni”

“Chi governa il territorio ha fatto e sta facendo troppo poco – conclude Tavolazzi – per migliorarne le condizioni ambientali e dunque contribuire a ridurre il primato di decessi per tumori ed altre patologie correlabili all’inquinamento, nella nostra provincia. E’ una responsabilità politica pesante, attenuabile solo da auspicabili nuove ed incisive azioni, e relativa destinazione di risorse, in sostituzione ai vuoti proclami fin qui lanciati. Ed in questo quadro di arretratezza rispetto alla regione, anche la chiusura del Sant’Anna ed il venir meno in città di decine di migliaia di prestazioni diagnostiche e terapeutiche oggi disponibili, vanno nella direzione sbagliata. Nessuno degli altri capoluoghi ha mai deciso nulla di simile”.

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