Paura al Circuito di Pomposa, motociclista cade durante le prove libere
Il 60enne è rimasto con un piede incastrato sotto la moto e ha sbattuto la testa. Immediata la chiamata al 118 dei gestori. L'uomo non è in gravi condizioni
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Due milioni di euro per riqualificare strade e collegamenti ciclabili di Ferrara. È questo il valore del nuovo piano di manutenzione straordinaria del manto stradale inserito dall'Amministrazione comunale nel Piano delle Opere 2026
Pontelagoscuro, 40enne arrestato dai Carabinieri dopo aver minacciato e aggredito i militari durante un controllo: l’uomo era armato di due coltelli da cucina

(foto di archivio)
Galyna Bugera potrà accedere alle cure necessarie a salvarle la vita. Il tribunale di Bologna ha accolto il ricorso d’urgenza presentato dall’avvocato Sara Bruno del foro di Ferrara e dalla collega Antonietta Cozza.
Il caso è quello della donna ucraina di 63 anni, arrivata in Italia un anno fa (vai all’articolo). Qui si accorge di avere un tumore alla mandibola. Scoperta la malattia, dopo varie peripezie riesce a ottenere un permesso di soggiorno per motivi di salute. Ma le autorità sanitarie regionali non possono erogarle gli strumenti necessari al ciclo di chemioterapia. Questo perché il genere di permesso ottenuto presuppone una copertura finanziaria, una sorta di cauzione che si rilascia per svolgere le cure a proprie spese.
Ma la vicenda della 63enne è diversa da quella standard prevista dal testo unico sull’immigrazione. Lei è entrata in Italia, regolarmente, con un visto turistico nel 2010. Qui le è stata diagnosticata la malattia e a Bologna ha subito l’operazione chirurgica di rimozione del carcinoma. Il medico le ha prescritto un ciclo di chemioterapia per un periodo minimo di sei-otto mesi, una terapia salvavita che sta aspettando da oltre un mese.
E la donna, disoccupata ospitata in una casa di accoglienza di Bologna, i soldi per eseguirlo a proprie spese, circa 4.000 euro, non li ha mai avuti. Come segno di solidarietà era stata attivata dall’Ant una raccolta fondi per permetterle di raggiungere quella cifra. Ora, fortunatamente, potrebbe non essercene più bisogno.
Questo grazie a un provvedimento d’urgenza, adottato dal giudice in attesa dell’udienza che si svolgerà a novembre sulla sussistenza o meno l’obbligo di prestazione delle cure. “È una grandissima soddisfazione – commenta Sara Bruno -, soddisfazione inquinata solo in parte dalla constatazione che per far valere un diritto imprescindibile della persona si sia dovuto adire alle vie legali. Sarebbe bastato un po’ più di buon senso per evitare questa perdita gravissima di tempo”.
Quanto alla sottoscrizione tramite conto corrente, “tutto rimane congelato”, spiega il legale: “se la causa ci sarà sfavorevole i soldi fin qui raccolti verranno impiegati per continuare le cure; altrimenti il denaro verrà devoluta all’Ant”.
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