Cronaca
1 Ottobre 2011
L’ex numero uno di Unipol chiamato a deporre sullo studio Finec

Giovanni Consorte testimone al processo Coopcostruttori

di Marco Zavagli | 3 min

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Giovanni Consorte in persona verrà a spiegare davanti ai giudici perché fallì la Coopcostruttori. O meglio, se davvero – come da sempre hanno sostenuto Donigaglia e Ricci Maccarini – fu la politica ad affossare il colosso argentano. È la sorpresa uscita ieri pomeriggio dall’aula B del tribunale.

Il presidente di Unipol dovrà raccontare (e magari mostrare in aula) il documento attestante lo studio Finec, datato 1997, nel quale si attestava lo stato di crisi latente in cui già a quell’epoca avrebbe versato Coopcostruttori. Una lettura completamente diversa da quella delle difese e in particolare dell’ex patron, che ieri, al termine degli esami testimoniali, ha chiesto di rilasciare dichiarazioni spontanee. E così è stato. Per quasi due ore.

A cominciare dalle informazioni sullo stato di salute della cooperativa, che comunicava – ha riferito in tribunale – a ogni assemblea (“se ne tenevano anche cinque in un anno e non nascondevamo nulla”) e a ogni cantiere: “abbiamo sempre detto come stavano le cose, ma eravamo tutt’uno con la politica; se questa entrava in crisi portava dietro conseguenze anche per noi”. Di più. “ho sempre difeso la cooperativa e i soci”. Chi non lo fece invece, secondo Donigaglia, furono Consorte, “che bocciò il piano di salvataggio per salvare le cooperative ravennati”, Checcoli, “che non disse nulla, credo per mantenere il suo posto, altrimenti sarebbe in Sicilia a lavorare, come me”, e Claudio Albertini (ex dirigente Finec, la ex finanziaria di Unipol). Consorte lo vide anche tre anni fa, in aeroporto a Catania. Uno partiva e l’altro arrivava. “gli dissi del casino che aveva fatto ad Argenta; lui glissò parlando dei propri processi”.

E infine una constatazione: “una cooperativa così grande non la si dirige per 43 anni solo col bastone, serve il consenso”.

Dopo il lungo assolo di Donigaglia tocca alle parti chiedere la produzione di documenti e nuovo prove testimoniali. È in questo frangente che si inserisce la richiesta di chiamare a deporre l’ex numero uno di Unipol su alcuni punti chiave del processo, in particolare sulle condizioni economico-finanziarie della Coopcostruttori, critiche sin dal 1997, secondo quanto affermato dallo stesso Consorte in una recente intervista alla “Nuova”, e sull’esistenza e conoscenza da parte di Donigaglia del cosiddetto “studio-Finec” che avrebbe documentato tale situazione. E il tribunale acconsente, ritenendo le istanze delle parti civili “pertinenti al processo e assolutamente indispensabili”.

“Consorte potrebbe smentire radicalmente i fatti riferiti dagli imputati e da alcuni testimoni (ad esempio Egidio Checcoli) e quindi confermare la fondatezza dell’accusa – spiegano gli avvocati Claudio Maruzzi, Carmelo Marcello, Gabriella Azzalli e Domenico Carponi Schittar, legali di alcune parti civili -. Da non sottovalutare la acquisizione della sentenza del tribunale civile di Ferrara che ha accertato lo stato di difficoltà della Coopcostruttori, quantomeno dal bilancio 2001”.

“Quella del tribunale –continuano gli avvocati  dell’accusa privata – appare davvero una decisione diretta a fare piena luce su tutti i risvolti di questo processo, non esclusi quelli che lo stesso Tribunale ha definito “riflessi politici più ampi”: un ulteriore passo verso il riconoscimento della fondatezza delle richieste delle parti civili da noi rappresentate”.

Il tribunale ha ammesso anche i video delle registrazioni delle assemblee Coopcostruttori del 1993, 1995, 1996 e 1999, richiesti sempre dalle parti civili. I filmati verranno riprodotti in aula nel corso della prossima udienza, fissata per il 28 ottobre, quando verranno sentiti anche Consorte, Mauro  Casagrande e Claudio Albertini di Finec.

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