Ven 30 Set 2011 - 1846 visite
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Manganelli ha incontrato gli Aldrovandi

Faccia a faccia con i genitori di Federico, poi in questura per onorare i caduti

L’incontro è avvenuto. Antonio Manganelli ha parlato in un lungo faccia a faccia ieri mattina con i genitori di Federico Aldrovandi. Verso le 10.30 il capo della polizia si è intrattenuto per circa un’ora e mezza, insieme al questore estense Luigi Mauriello, con Lino Aldrovandi, la moglie Patrizia Moretti e il loro secondo figlio, Stefano.

Un incontro definito “molto toccante”, durante il quale Manganelli ha assicurato ai genitori del ragazzo – morto durante una colluttazione con quattro poliziotti (condannati in secondo grado a tre anni e mezzo per omicidio colposo) – che “come responsabile dell’istituzione mi assumo anche la responsabilità di questa vicenda tristissima che abbiamo elaborato e che costituisce un insegnamento e un monito per tutti”.

“Quanto gli Aldrovandi hanno subito – ha aggiunto -, la morte di un figlio, è la cosa più atroce che possa accadere. Ora i fatti sono al vaglio della magistratura ed esprimo la fiducia che tutto possa essere portato alla luce con una sentenza definitiva”.

Queste le parole dette ai cronisti dopo aver deposto in corso Ercole I d’Este una corona ai caduti del corpo di polizia e prima di parlare dell’occasione del suo arrivo a Ferrara, le celebrazioni del patrono san Michele Arcangelo. Celebrazioni svolte a Ferrara anche per “la volontà di alleviare una ferita che una parte della città sente ancora”.

Quanto accaduto il 25 settembre 2005 a Ferrara non cambierà comunque le linee di intervento del corpo, che “vanno benissimo da decenni e sono frutto di studi a livello mondiale – spiega Manganelli -. Dopo il G8 di Genova, primi in Europa, abbiamo istituito una scuola di ordine pubblico, per insegnare ai nostri agenti quali comportamenti seguire e quali evitare sulla strada. L’istituzione, grazie anche ad ammonimenti e insegnamenti, va avanti. E oggi posso dire che nell’ultimo anno, su 10.400 interventi, appena il 2% ha provocato momenti di tensione”.

Sulla criminalità organizzata la battaglia del corpo continua, con grandi colpi messi a segno nell’ultimo anno, “non solo con arresti eccellenti, ma anche con un’importante aggressione alla ricchezza della malavita”.

Quanto all’incontro precedente, “molto toccante, molto umano”, spende parole di gratitudine anche Lino Aldrovandi: “il prefetto ha dato l’impressione di voler assolutamente ricucire la ferita aperta in questi anni. Noi gli abbiamo detto che bisogna arrivare a una conclusione. Lui ha risposto che la Polizia aspetta l’ultimo grado di giudizio, la cassazione, per prendere eventualmente provvedimenti”.

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