Cronaca
24 Settembre 2011
La madre: “Alla messa non vado perché la celebra il vescovo Rabitti”

Festa della polizia, i motivi del rifiuto degli Aldrovandi

di Marco Zavagli | 3 min

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“Non parteciperemo alla festa nazionale della polizia”. Quello che già aveva annunciato un mese fa Patrizia Moretti lo ribadisce in una intervista radio, ripresa poi dalle agenzie di stampa. Pur invitati ufficialmente, gli Aldrovandi non saranno presenti alla messa per il patrono del corpo, San Michele Arcangelo che si terrà a Ferrara il 29 settembre.

Alla radio, però, la madre di Federico non spiega i motivi profondi del suo rifiuto. Che non sono solo da ricondurre alla volontà di non essere  “nello stesso contesto a fianco di quelle persone che probabilmente ci saranno, a chi ha depistato, a chi li ha coperti”, come spiega alle agenzie. C’è altro.

“A quella messa non andrò perché sarà officiata dal vescovo di Ferrara”. È quanto confida oggi Patrizia Moretti. “E lo dico oggi perché è giusto che tutti i nodi vengano al pettine: quell’uomo ci ha negato la carità cristiana, al contrario di altri uomini di Dio come don Bedin e il cardinal Tonini”.

Il rancore è risalente e per capirne i motivi bisogna risalire indietro con la memoria. Fino ai mesi successivi alla morte di Federico. Lino Aldrovandi e Patrizia Moretti chiesero di incontrare mons. Rabitti, ma l’incontro fu negato in ragione dell’opportunità di mantenere un’equa distanza – questa la giustificazione ufficiale – tra le parti.

I genitori riuscirono a incontrare Rabitti solo successivamente, grazie a una intermediazione di don Domenico Bedin, il sacerdote della loro parrocchia e confessore di Anne Marie Tsague, la testimone oculare che raccontò quanto aveva visto dal suo appartamento in via Ippodromo (premiata nei gironi scorsi proprio per quel gesto alla Festa della legalità).

Ma gli attriti non finiscono qui. Come raccontò lo stesso don Bedin durante una presentazione pubblica a Roma del libro “Aldro” di Francesca Boari, in occasione della manifestazione nazionale del 2006, quando circa ottomila persone marciarono a Ferrara per chiedere verità e giustizia per Federico, si verificò un fatto particolare (vai all’articolo).

Quando mi resi conto della gravità di quanto era successo – raccontò don Bedin -, cercai di coinvolgere la comunità cristiana e un po’ alla volta mi sono accorto che per molti era più facile difendere le istituzioni, a prescindere da come fossero avvenuti i fatti. I genitori di Federico non furono nemmeno ricevuti a Ferrara dal vescovo, mentre vennero ricevuti e parlarono a lungo con il cardinale Tonini a Ravenna. Non solo. Il giorno della manifestazione nazionale, la curia scelse di tenere le porte del duomo chiuse e io ricevetti una telefonata “paterna” con la quale mi fu cortesemente vietato di parteciparvi. Eppure alla festa della Polizia di stato, pochi giorni dopo, il vescovo partecipò. Ricordo ancora le sue parole: ‘Sono con voi in un momento molto difficile per la vostra realtà’”.

Una ricorrenza comunque gli Aldrovandi la celebreranno. Quella dei sei anni dalla morte del figlio. Il 25 settembre si terrà in sala Estense alle 20 un incontro pubblico dal titolo “Il reato invisibile. La tortura: una lacuna nella legge italiana”. Interverranno, oltre a Luigi Manconi, Patrizia Moretti, Ilaria Cucchi, Lucia Uva, Domenica Ferrulli, l’avvocato Fabio Anselmo. Al termine si terrà un sit-in in via Ippodromo.

Quanto alla festa della polizia, Patrizia Moretti conclude con una “postilla”: “ci piacerebbe Però incontrare il prefetto Manganelli al quale non abbiamo mai nascosto la nostra grande stima e il profondo rispetto per l’istituzione che rappresenta”.

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