Arrivò in stazione pochi minuti dopo lo scoppio. Camminò tra i corpi mutilati dall’esplosione. La scena era ancora più devastante di quella vista undici anni prima. “Fui il primo giornalista a entrare nella Banca Nazionale dell’Agricoltura dopo l’attentato di Piazza Fontana. Il 2 Agosto del 1980 capii che non sarebbe cambiato niente”.
Gian Pietro Testa, giornalista e scrittore ferrarese, ricorda quel giorno in cui era appena tornato da Milano. “Era un giorno caldissimo. Ero appena tornato da Milano dove avevo chiuso la mia esperienza con Il Giorno. Lavoravo come inviato de l’Unità. In redazione arrivò la chiamata dei vigili del fuoco: è esplosa una bomba alla stazione di Bologna”.
Di quelle ore scriverà un reportage e, soprattutto, una silloge di poesie, Antologia per una strage, dove ogni poesia è titolata con un numero. Dall’1 all’84. tanti quanti i morti di quell’eccidio. Tante quante le bare che Testa vedeva portare via dal piazzale dentro legni senza nome.
Oggi Testa è in pensione. Non ha abbandonato però il mestiere di scrivere. Ma ogni sua pagina, come ogni sua parola, diventa sempre più amara. “La politica non esiste più, è allo sfascio – è il suo sfogo -. Non c’è più niente. Non esistono più destra o sinistra. È stato azzerato tutto. È il momento della grande ignoranza di fronte alla quale questa opposizione d’annata, pallida, non fa nulla”.
“Un esempio – continua – è l’ultima manovra, che colpisce i ceti medi e poveri e non tocca quelli ricchi. Basterebbe far rientrare i capitali all’estero per azzerare il deficit. Questa è l’Italia oggi. E succede mentre negli Stati Uniti la gente scende in piazza gridando Tax the rich. Questo mondo è stato trasformato come volevano i potenti. Non parlo di Berlusconi. Lui è uno e come lui ce ne sono tanti”.
“Questo non è più un mondo vivibile. La memoria è stata cancellata. ma questi sono i lamenti di un vecchio. L’aggettivo che meglio mi si addice in questi anni è “esulcerato”. Dov’è la società? dov’è la solidarietà? Viviamo appena due minuti in questo mondo e li spendiamo per fare il male…”.
E qualcosa di buono lo intravede Gian Pietro Testa? “Penso ai black block, quelli che anni fa chiamano anarchici. Sono dieci anni che manifestano tutti i giorni. E nessuno li ha mai ascoltati. Ora ci si lamenta se sono passati alla violenza”.

Gian Pietro Testa
Intanto oggi, mentre a Bologna si terranno le manifestazioni per ricordare la strage, il governo non ci sarà. Per il secondo anno consecutivo non sarà presente e delegherà il prefetto del capoluogo emiliano a rappresentarlo.
Tornando a 31 anni fa, in quelle ore “passate in mezzo alle macerie e ai morti” c’era un pensiero fisso che assillava il giornalista: “sapevo che qualsiasi cosa avessi scritto non sarebbe servita a nulla. era una certezza. Nel pomeriggio arrivò Fanfani. Accolse noi della stampa in prefettura per dirci che il governo avrebbe fatto di tutto per perseguire i responsabili. Lo guardai e dissi: ‘ma non vi vergognate?’. Evidentemente no, non si vergognavano”.
Chiedere a questo punto dove dirigere lo sguardo per trovare un barlume di speranza diventa retorico. “Speranza? C’è sempre una speranza. Ma io non la vedo”.
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