Cento
28 Giugno 2011
Brigadiere in forza alla Compagnia di Cento accusato di violazione di domicilio e lesioni

Carabiniere a processo per lesioni, rinviata la sentenza

di Marco Zavagli | 3 min

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L'avvocato di parte civile Fabio Anselmo

Renazzo. Slitta al 29 settembre la sentenza per il processo in rito abbreviato che vede imputato un carabiniere. Il brigadiere Daniele Sabino, 41 anni, in forza alla Compagnia di Cento, è accusato di violazione di domicilio e lesioni aggravate per fatti avvenuti la notte del 23 gennaio 2010. Fatti per i quali è già pendente un altro processo a parti invertite, con il militare parte civile per presunte resistenza e lesioni nei suoi confronti.

Il tutto per un diverbio notturno. Erano circa le 4 di mattina quando – secondo la versione del ragazzo, Edoardo Tura, 23 anni – il giovane viene fermato da una pattuglia dell’Arma. Il ragazzo, a quell’ora, si trovava in macchina con alcuni amici e l’auto viene controllata dai carabinieri nei pressi di un forno a Renazzo. Al conducente viene fatto l’alcoltest, che risulta negativo. Edoardo scende e si avvia a prendere la propria auto per andare a casa, poco distante. Arrivato a destinazione parcheggia l’auto nel cortile e, mentre sta per rientrare in casa, si vede uno dei due militari che l’avevano fermato prima puntargli contro una pistola e gridare “dov’è la cocaina?”.

A questo punto sarebbero seguiti attimi concitati che sarebbero sfociati con la resistenza e le lesioni a pubblico ufficiale da parte del giovane. Una volta bloccato, però, il carabiniere l’avrebbe colpito – secondo la versione del 22enne – alla testa con il calcio della pistola.

Il ragazzo si farà medicare in seguito al pronto soccorso dell’ospedale SS. Annunziata di Cento. I medici gli prescriveranno una prognosi di 7 giorni per una ferita lacero-contusa al capo. Anche il militare che ha eseguito l’arresto era dovuto ricorrere alle cure sanitarie. Per lui la prognosi fu di 25 giorni.

Tutt’altra invece la versione dell’Arma: il ragazzo non sarebbe stato arrestato a casa davanti ai genitori e i motivi del provvedimento sarebbero dovuti proprio alle sue “escandescenze”. Di fronte alle versioni opposte, la pm Mariaemanuela Guerra indagò entrambi.

La pm Barbara Cavallo, che ha rilevato il fascicolo dalla collega Guerra, aveva chiesto la condanna a otto mesi. Prima di decidere, però, il gup Piera Tassoni ha voluto risentire oggi il tenente Segreto e il maresciallo Capuano, entrambi della Compagnia dei carabinieri di Cento. In particolare il tenente è stato sentito sulle modalità di custodia della pistola e sul suo sequestro. Capuano a sua volta avrebbe confermato la versione sostenuta dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Alberto Bova, in ordine alle conversazioni telefoniche di quella notte tra i carabinieri e il pm di turno.

A settembre verranno sentiti anche il consulente della procura (il medico legale Maria Rosa Gaudio) e quello della parte civile (il medico legale Andrea Zanzi), rappresentata in giudizio dall’avvocato Fabio Anselmo.

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