Dom 5 Giu 2011 - 345 visite
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“Acqua pubblica, dal Pd solo opportunismo”

Quello per l’acqua pubblica è il referendum più importante. Lo hanno promosso in Italia, in modo quasi miracoloso, i movimenti di cittadini, ancorché osteggiati da tutti i partiti con le mani in pasta nelle lobby dell’acqua, a partire dall’Emilia Romagna.

Ecco perché i due sì, indicati dal Pd per l’acqua pubblica, hanno il sapore della tattica politica e dell’opportunismo. I referendum idrici, infatti, sono vere e proprie martellate ai modelli di gestione affermati proprio nelle regioni rosse: società private a prevalente capitale pubblico (come Hera); tariffa idrica che oltre a coprire i costi operativi, remunera l’investimento (il famoso 7% che i si vorrebbero abolire); creazione di profitti dal “business dell’acqua”, distribuiti a piene mani ai soci pubblici (Comuni), ma anche ai privati (in Hera sono il 40%).

L’Idv, dal canto suo, con il quesito referendario vorrebbe addirittura cancellare la tariffa, che Di Pietro, da ministro dei Lavori Pubblici, aveva fatto approvare con il decreto 1/8/96. Mentre Bersani, autore di liberalizzazioni devastanti per il bene comune, ora appoggia un referendum che garantirebbe il sistema pubblico dell’in house (gestione diretta dei Comuni senza gara). Infine ben dieci deputati del PD (tra questi anche il neo eletto sindaco Fassino) e due deputati dell’Italia dei Valori, non hanno votato alla camera la mozione per  l’accorpamento delle elezioni amministrative e dei referendum, ostacolando così il raggiungimento del quorum.

Per tali motivi non convince l’improvvisa folgorazione, con inversione di rotta, del partito che ha privatizzato la gestione dell’acqua dove governa, regalando a Ferrara le tariffe più alte della regione, senza risanare la rete colabrodo che perde il 30% di acqua potabile. Non è credibile chi lascia in esercizio tubazioni in amianto, chiude il laboratorio di Pontelagoscuro e al tempo stesso sfugge alla richiesta di controlli sugli interferenti endocrini (Pfoa, Pfos ed altri) nell’acqua potabile, effettuati da autorità terze. Insomma non convince un Pd che solo ora si straccia le vesti per l’acqua pubblica, pestando addirittura i calli alla propria creatura “macina dividendi”.

Parliamo di Hera, società per azioni quotata in borsa, dunque privata. Benché il capitale sociale sia per il 60% in mano pubblica, essa deve rispondere unicamente a logiche di profitto. Infatti nel primo trimestre 2011 il business dell’acqua, nonostante la decrescita dei volumi (-4,1%) e grazie all’aumento delle tariffe, ha generato un margine lordo operativo (33,4 milioni di euro, pari al 26,2% dei ricavi) superiore a quello dell’anno scorso (31,7 milioni, 25,2% dei ricavi). Il margine medio di tutte le attività del gruppo è 19,9%, dunque la redditività lorda del business acqua è tra le più alte del gruppo.

Il Pd ferrarese ed il sindaco Tagliani da dieci anni lavorano per garantire ad Hera sviluppo e condizioni monopolistiche di mercato. I fatti sono noti: svendita di Agea, assicurando ad Hera contratti di servizio sbilanciati a suo favore; via libera al mega inceneritore di Cassana, scaricando sulla comunità lo smantellamento dell’impianto di via Conchetta ed i relativi oneri di bonifica; chiusura del laboratorio di Ponte e svendita ad Hera delle reti del gas, in cambio di un pugno di azioni.

Con questo background Tagliani, Bratti, Montanari (che, allibiti, abbiamo visto manifestare pro referendum sotto la Prefettura, con i Grilli Estensi e Legambiente) e giù, giù, Calvano e Merli, non possono convincerci di essere i paladini della gestione pubblica dell’acqua! Se il loro non fosse, come è, un patetico calcolo elettorale, il Pd avrebbe già approvato da un anno le modifiche allo statuto del Comune, depositate da Ppf e Prc, al fine di garantire la gestione pubblica del ciclo idrico integrato. Ma si sa, il camaleontismo è lo sport preferito di tanti politicanti di professione, benché ora, a differenza dal passato, sia più difficile nasconderlo.

Valentino Tavolazzi, consigliere comunale Progetto per Ferrara Movimento 5 Stell

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