Grattacielo. I condomini: “Ci avete gettato sulla strada”
Confronto tra gli abitanti e il dg Sandro Mazzatorta: "La Prefettura ha convocato un tavolo per l'emergenza abitativa"
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A illustrare eventuali prospettive legali ai condomini del Grattacielo, durante la riunione straordinaria di ieri, con un intervento in merito alle possibilità di successo dei ricorsi al Tar è stato l'avvocato Gian Luigi Pieraccini, anche lui seduto in platea fra proprietari e delegati
La trasmissione Mediaset a Lagosanto per l'inchiesta al Centro di Procreazione Medicalmente Assistita del Delta. Il responsabile dell'Unità Operativa Complessa sceglie il silenzio
È approdato davanti al Tribunale amministrativo regionale dell’Emilia-Romagna il ricorso contro l’ordinanza contingibile e urgente con cui il sindaco di Ferrara ha dichiarato l’inagibilità della Torre C del Grattacielo, imponendo lo sgombero immediato degli alloggi
Non le manda a dire Cristian Bertarelli, sindaco di Lagosanto, commentando il servizio televisivo de Le Iene, andato in onda su Italia Uno durante la serata di domenica 1° febbraio, relativamente all'inchiesta giudiziaria sul Centro di Procreazione Medicalmente Assistita dell'ospedale del Delta
Il posto è di una bellezza invitante, immerso nel verde della campagna ferrarese. Le camere più che dignitose, nonostante l’infilata di letti a castello che dona un aspetto da camerata militare. Anche la cucina sembra ottima, gestita da volontari che si danno un gran da fare per servire un pasto degno di questo nome ai propri commensali. Unico neo, la presenza poco distante dell’autostrada A13, che guasta appena questo angolo di tranquillità. Ma qui nessuno ci bada. Anzi. Rispetto al luogo da cui provengono a molti sembra di aver trovato un angolo di paradiso. Fra gli ospiti ci sono anche ucraini, ma in questi giorni l’attenzione è tutta per loro, per i 13 profughi tunisini giunti sabato sera alla struttura ‘Ca’ Frassinetta’ gestita dall’associazione di volontariato ‘S. Franceschi’ a Vallelunga, non molto lontana da Casaglia e conosciuta anche come ‘La Casona 2’.
Non hanno l’aria particolarmente smarrita, sebbene per quasi tutti loro trovarsi in Europa è un’esperienza nuova. Un’esperienza che non avrebbero voluto fare, soprattutto non rischiando la vita su fragili barconi per raggiungere il Vecchio Continente. A ‘Ca’ Frassinetta’ i 13 tunisini ospiti di Ferrara sono tutti giovani di età compresa tra 23 e 30 anni. Fra questi c’è Mohammed, un 29enne sbarcato in Italia il 25 marzo. Parla l’italiano e si fa capire bene. La lingua l’ha imparata in Libia, dove – racconta – ha lavorato per una società italiana “senza contratto”. “Dalla Libia sono scappato quando sono iniziati i disordini – dice Mohammed – e sono tornato in Tunisia senza però riuscire a portare con me i documenti. Dalla Tunisia poi mi sono imbarcato come tanti altri miei connazionali”. Il volto di Mohammed non sembra tradire la drammaticità di quel viaggio in mare, ma qualche dettaglio viene risparmiato. Sostiene anzi di non aver avuto paura di trovarsi con altre 247 persone, tutte tunisine, su quel barcone partito alle 3 del mattino a giunto a Lampedusa alle 9 di sera. “Ho pagato mille euro per il viaggio, lasciando in Tunisia i miei genitori e tre fratelli. Ora – dichiara – la mia unica preoccupazione è di trovare un lavoro. Se riuscirò a trovarlo in Italia, allora rimarrò, altrimenti aspetterò il permesso di soggiorno e cercherò di andare in Francia”.
Al suo fianco un altro giovane con lo stesso nome, Mohammed, che ha 24 anni e viene dal nord della Tunisia. Dice di voler rimanere in Italia, se possibile, ma di essere pronto a trasferirsi ovunque purché si possa lavorare. “Devo riuscire a guadagnare – spiega – anche per restituire i soldi del viaggio”. Il 24enne Mohammed faceva il dj nelle discoteche del suo paese, ma sarebbe pronto ad adattarsi a qualsiasi impiego. Così come Aymem, 24 anni, che intende cercare lavoro e mettere a frutto la sua esperienza di saldatore. “E’ anche un discreto calciatore”, scherza il 29enne Mohammed nel suo buon italiano, sciogliendosi poi nella conversazione sino a rivelare particolari dell’arrivo a Lampedusa, delle notti all’aperto con le coperte termiche, dell’accoglienza degli italiani. “Molti tunisini – commenta – sono arrivati senza soldi in tasca, ma anche senza cervello, perché non sanno cosa fare e dove andare. Io so che voglio andare dove mi porta il lavoro, ovunque, voglio vedere il mondo. Sì, mi sento proprio cittadino del mondo”.
Il responsabile della struttura, Francesco Foddis, fa il possibile per far sentire a proprio agio questi profughi tunisini e per soddisfare i bisogni essenziali. Ma li mette anche in guardia: “Loro hanno molta fretta di trovare soluzioni – spiega – ma la prima raccomandazione che diamo è di stare calmi, di costruire relazioni cominciando, innanzitutto, a imparare la lingua. Li aiuteremo con corsi di italiano e cercando di risolvere alcuni problemi burocratici. Li aiutiamo con le schede telefoniche, affinché possano restare in contatto con i familiari rimasti in Tunisia, e naturalmente con il vitto e l’alloggio. Ci danno 15 euro al giorno per questo, ma qualsiasi altro aiuto e offerta è ben accetta”. Poi li indica e osserva: “Basta guardarli e parlare con loro per capire che l’idea che circolava, cioé il timore che si trattasse di persone uscite dal carcere, era infondata. Al contrario mi sembrano persone sprovvedute e in questo momento anche disorientate”.
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