L’aveva denunciato prima per stalking, poi per violenza sessuale. Alla fine – a processo ormai in corso – è tornata sui suoi passi perché con quell’uomo era tornata insieme. Ma davanti al giudice, cercando di discolparlo, è riuscita solo ad aggravare la situazione e lui ora si trova accusato anche di sequestro di persona.
La vicenda ha per protagonisti due quarantenni di Ferrara. Lui meccanico e lei infermiera. Alla fine del 2008 lei si rivolge alle autorità per presunte molestie subite dal partner. Ne segue un provvedimento della magistratura, che gli impedisce di avvicinarsi alla vittima.
Lei poi ritira la querela e il provvedimento decade. Si arriva al marzo 2009. Escono insieme per andare al ristorante, ma lui a un certo punto, secondo quanto raccontato dall’infermiera ieri in aula, l’avrebbe rinchiusa in macchina e qui si sarebbe consumata la violenza sessuale.
Poi l’avrebbe portata a casa sua contro la sua volontà. La 40enne voleva ritornare perché l’aspettava la figlia di lei, allora minorenne. Ma solo la mattina successiva è stata lasciata “libera”.
Mentre raccontava queste vicende davanti al tribunale collegiale, il giudice Matellini ha ritenuto che sussistessero i presupposti per incriminare l’imputato, difeso dall’avvocato David Zanforlini, anche di sequestro di persona.
L’udienza è stata aggiornata al 14 aprile, quando verranno sentiti la figlia e un collega della vittima, costituitasi parte civile attraverso l’avvocato Sara Bertelli, che – a questo punto -, visto il dietrofront della sua assistita, potrebbe chiedere la revoca della costituzione.
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