Dom 3 Apr 2011 - 799 visite
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Mazzanti smentisce Tavolazzi

Polemica dopo una frase, mai detta, contro il Movimento 5 stelle

Nella conferenza stampa per la presentazione del quesito referendario, Valentino Tavolazzi, ne ha anche per Claudio Mazzanti, già presidente del quartiere Navile di Bologna e collaboratore del ‘Laboratorio urbanistica partecipata – Comitato area sant’Anna’. “Ha detto che il Movimento 5 stelle di Ferrara è il peggiore della Regione” riferisce l’ingegnere, senza specificare le circostanze di questo giudizio.

Parte quindi la controffensiva: “Mazzanti – denuncia Tavolazzi – abita in una casa dell’Acer, comprata per 52 milioni di lire a metà anni ’90 dalla moglie, che è dipendente di quell’azienda… Lui sì che partecipa!”. Le informazioni raccolte si estendono ad altri membri della famiglia: “Sua figlia vive pure lei in una casa dell’Acer. Nessun reato – ci tiene a precisare il consigliere comunale –, ma poi viene a raccontarci come gira il mondo… non c’era bisogno che si scomodasse da Bologna per farlo, qua a Ferrara ne abbiamo già tanta di gente così”.

Una polemica che si rivela però inutile. Anzi, senza ragione d’essere. L’interessato, interpellato, ha prima di tutto specificato la sua competenza in materia ed il suo contributo al Laboratorio. “Sono stato tra i primi a sperimentare l’urbanistica partecipata in Italia, abbiamo realizzato un comparto di 30 ettari, cui anche la trasmissione Report ha dedicato un servizio. Alcuni amici di Ferrara mi hanno chiamato e sono venuto un paio di volte, trovo il Laboratorio un segnale positivo”.

Mazzanti smentisce poi di aver dato giudizi di qualunque tipo su Ppf o sul Movimento 5 stelle ferrarese: “Di loro non conosco nessuno”. Sulla vicenda degli appartamenti ha rilasciato prima di tutto un commento generale: “È una polemica di 2-3 anni fa, un’invenzione nata da una denuncia anonima, quella del ‘Corvo’, che voleva attaccare il centrosinistra”. L’ex presidente ci tiene poi ad entrare nel merito della sua situazione, partendo dall’abitazione della figlia.

“Lei è una semplicissima impiegata della Provincia di Bologna, con uno stipendio di 1.300 euro al mese. Abita in un appartamento del 1911 che è nella potestà della mia famiglia dal 1920, ossia da quattro generazioni”. Il tutto è assolutamente legale: “La legge permette il subentro da parte dei successori, purché siano rispettati alcuni requisiti, tra cui quelli di reddito come nel caso di mia figlia. In ogni modo, se il reddito supera il doppio di quello al momento dell’assegnazione il residente viene mandato via, ma non è certo questo il caso di mia figlia”.

L’ex presidente del Navile viene poi alla casa in cui abita con la donna che ha sposato l’anno scorso. “Nel 1983 quella che poi sarebbe diventata mia moglie fu sfrattata. Siccome il suo reddito rispettava i requisiti fissati da una legge (il dpr 1035 del 1972) fece domanda per un alloggio pubblico e lo ottenne. Nel 1993 uscì un’altra legge, la 560 – prosegue Mazzanti –, che permetteva a chi abitava in un appartamento pubblico di riscattarlo. Attenzione: il prezzo non lo fissò l’Acer, ma la legge. Nella sola Bologna 3.800 persone hanno approfittato di quell’opportunità”. Così, la signora (che nel corso degli anni ha fatto carriera nell’Acer, fino a diventare, 1° febbraio scorso, direttore del Servizio gestione alloggi) acquistò l’appartamento di 85 metri quadrati, pagandolo una cifra che al momento Mazzanti non è riuscito a ricordare, senza dunque smentire né confermare i 51.840.000 lire di cui ha parlato Progetto per Ferrara.

A questo punto l’ex presidente ci ha tenuto a rivendicare che “sono stati quelli del mio sindacato a chiedere ed ottenere l’abrogazione della quota di alloggi riservati ai dipendenti”. Se è certo che non ci sia alcunché di illegale, come del resto ha riconosciuto anche Tavolazzi, Mazzanti contesta anche l’eventuale immoralità della sua situazione: “Spiegatemi qual è?”.

Ovviamente l’ex presidente non condivide nemmeno la valutazione del Ppf sul Laboratorio: “Dicono così perché non è una loro iniziativa. So anche io che vari partecipanti sono del Pd – ammette – ma non certo tutti”. In conclusione un giudizio, ovviamente non lusinghiero, per il Movimento 5 stelle: “La differenza tra noi è che io analizzo i fatti, mentre quelli considerano panna tutto ciò che fanno, e m… quello che fanno gli altri”.

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