dom 20 Mar 2011 - 454 visite
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Il Corpus Domini tra storia, fede e arte

Primo appuntamento per le visite guidate alle chiese ferraresi

Primo appuntamento oggi con le visite guidate alle chiese cittadine. Alle 10, il responsabile dell’Ufficio Ricerche storiche del Comune Francesco Scafuri e il curatore dei Musei civici d’Arte antica Giovanni Sassu, accompagneranno il pubblico alla riscoperta della chiesa del Corpus Domini. Il luogo di ritrovo è il Sagrato della Chiesa, in via Campofranco 1 a Ferrara.

Il nome di Santa Caterina Vegri, poetessa e mistica, è legato inscindibilmente alla Chiesa e al Monastero delle monache clarisse del Corpus Domini. Nell’antico complesso, fondato nel 1406, la Santa fece la sua professione di fede nel 1432 e vi rimase insieme alle consorelle fino al 1456, quando si trasferì a Bologna per fondarvi un nuovo convento.

Il Corpus Domini, che tuttora ospita le religiose, godette anche dopo la morte della Santa (1463) della continua protezione degli Estensi; Ercole I d’Este, la moglie Eleonora d’Aragona e successivamente Lucrezia Borgia sostennero attivamente il Monastero, che sino alla fine del XIX secolo occupava l’intero isolato compreso tra le vie Savonarola, Praisolo, Pergolato e Campofranco. Varie giovani di casa d’Este vi entrarono per essere educate o per prendere i voti, tra queste Eleonora (figlia di Alfonso I d’Este e Lucrezia Borgia) nonché Lucrezia (figlia naturale di Ercole II). Piuttosto travagliate le vicende riguardanti la Chiesa di origine quattrocentesca, che tuttavia mantiene un fascino davvero speciale, anche per il contesto urbano in cui è inserita: distrutta da un incendio nel 1665, fu restaurata e resa di nuovo officiabile nel 1667, mentre nella seconda metà del XVIII secolo venne profondamente ristrutturata sia esternamente che internamente dall’architetto Antonio Fosc hini. Egli, tra l’altro, modificò il semplice schema originario dell’edificio di culto costituito da un ambiente ad aula e tre altari, aggiungendo il presbiterio, utilizzando una parte del coro interno della Chiesa. Risulta particolarmente interessante la facciata in cotto su via Campofranco, caratterizzata tra l’altro da un portale con cuspide terminale, su cui è collocato un rosone. Tale aspetto, definito goticheggiante, si deve in gran parte al restauro realizzato nel 1909 dall’associazione culturale Ferrariae Decus, che volle rispettare, esaltandole, le linee architettoniche originarie.

L’interno, come sovente accade nelle Chiese degli ordini monastici, è diviso in due aree fondamentali per la vita spirituale delle comunità di clausura: l’aula della Chiesa, destinata ai fedeli, e il coro delle monache, riservato alla preghiera e al canto.

La Chiesa, dall’aspetto raccolto ed elegante, appare caratterizzata dalle decorazioni realizzate a seguito della ricostruzione del Foschini. Sulla volta, interamente affrescata, si apre la Gloria di Santa Caterina de Vegri dipinta da Giuseppe Antonio Ghedini (1708-91) attorno al 1773, impreziosita da quadrature. Allo stesso Foschini é attribuita l’ideazione dell’ancona dell’altare maggiore che accoglie la Comunione degli Apostoli (1768) dipinta da Giovan Battista Cignaroli (1706-70), adornata da due statue lignee di profeti opera del prolifico Pietro Turchi (1711-81).

Il coro, che presenta tra le altre opere gli stalli in noce articolati su due ordini e sull’altare una bella Crocifissione dello Scarsellino (1551-1620), è uno spazio assai prezioso per la storia di Ferrara: qui sono custodite le lastre sepolcrali di esponenti di primo piano della casata d’Este come, solo per citarne alcuni, la duchessa Eleonora d’Aragona (morta nel 1493), sposa di Ercole I, Alfonso I e la moglie Lucrezia Borgia (deceduti rispettivamente nel 1534 e 1519).

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