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Era a Ferrara, ieri mattina, Tullio De Mauro, ex ministro della Pubblica Istruzione del Governo Amato II. Il professore di linguistica è venuto in città in occasione dei 150 anni del Liceo Ariosto, per un intervento dal titolo ‘La scuola e la cultura degli italiani’, intervistato dal giornalista di Repubblica Francesco Erbani.
A margine dell’incontro, De Mauro ha commentato positivamente l’occupazione della Facoltà di Architettura, discostandosi da quanto dichiarato ieri dal rettore Pasquale Nappi, durante l’assemblea convocata dagli studenti.
“L’università italiana – ha dichiarato l’ex ministro – ha bisogno di un profondo rinnovamento”. Il rinnovamento sostenuto da De Mauro non ha però nulla a che vedere con l’espressione di un sostegno alla Riforma Gelmini:“Spero – ha fatto sapere il professore – che dopo il 14 dicembre il Senato non approvi, o non discuta nemmeno, questo disegno di legge”.
Una posizione chiara e distante da quanto Nappi ha invece sostenuto di fronte alla platea degli studenti dell’Ateneo estense, presso l’aula D3 di Via Quartieri: “Meglio questa riforma che nessuna riforma”.
A distanza, De Mauro replica al vertice Unife: “Mi fa piacere sapere – ha commentato l’ex ministro – che il rettore di Ferrara sia uno dei pochi ad essere andato ad una assemblea degli studenti. Ma ritengo – ha sostenuto il linguista – che certamente l’università italiana avrebbe bisogno di un rinnovamento profondo, di risorse, di nuovi meccanismi di reclutamento delle fasce giovani di ricercatori. Ma non – ha sottolineato De Mauro – di nuovi precari, che dopo pochi anni possono essere mandati via, come prevede l’attuale disegno di legge. Avremmo bisogno di un ringiovanimento degli attuali corpi accademici, con nuovi concorsi per professori associati e ordinari. Questa sciagurata serie di provvedimenti gelminiani – ha attaccato l’ex ministro – non prevede nulla di tutto questo. Quelli che chiamiamo giovani ricercatori sono persone che hanno 50, 55 anni: è inaccettabile. Bisognerebbe incidere su questo – ha continuato il professore – e tornare indietro rispetto ai provvedimenti Tremonti e Gelmini, che prevedono che debbano andare in pensione 10 professori ordinari, perché si possa bandire un concorso”.
Questo meccanismo, secondo l’ex ministro, avrebbe “un doppio effetto: non ci sarà ringiovanimento e in molti settori avremo dei vuoti, perché non avremo più professori”.
Mosse queste considerazioni, De Mauro ha ricordato quando sostenuto da Nappi per ribadire ancora una volta la sua netta contrarietà alla riforma:“Su questo il rettore mi deve scusare, ma non c’è nessun cenno di miglioramento in questa legge rispetto ai provvedimenti di due anni fa del ministro Tremonti. Ciò che è certo – ha evidenziato nuovamente l’ex ministro – , è che abbiamo bisogno di un rinnovamento profondo della struttura universitaria italiana: abbiamo bisogno di concentrare le risorse pubbliche sul funzionamento dell’università, che mancano completamente. Tra i molti articoli di questo ddl, vediamo invece, per esempio, che un’impresa commerciale come Cepu, che ha vissuto finora in modo parassitario, facendo più o meno onestamente delle lezioni private, viene promossa al rango di università. È qualcosa – ha dichiarato De Mauro – di vergognoso. Non capisco come si possa dire che è meglio questa riforma che niente: peggio questa – ha concluso infine De Mauro – che niente”.
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