Lun 29 Nov 2010 - 3914 visite
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Invasione reale, granchi blu nella Sacca di Goro

Una decina di esemplari adulti pescati da agosto, diverse ipotesi sulla loro origine

Una femmina di granchio blu

Dalla sponda occidentale dell’oceano Atlantico fino all’alto Adriatico, tra i lidi ferraresi e Chioggia. È il viaggio del granchio blu, anche conosciuto come granchio reale. Il primo esemplare è stato avvistato in Italia nel 1949, al largo di Marina di Grado. Ma nella Sacca di Goro, ha trovato probabilmente un ambiente fertile al suo insediamento. La prima segnalazione risale al 2004, la seconda nel luglio 2007.
Da agosto di quest’anno però, sembra che il granchio blu abbia scelto di insediarvisi. Tre animali sono stati recuperati nel solo mese di agosto. Oltre dieci esemplari, da allora, sono stati recuperati nella laguna gorese. Se ne sta occupando il Crim, il Centro ricerche molluschi dell’Istituto Delta Ecologia, che sorge presso lo stabulario di Goro: l’esperto Edoardo Turolla racconta che addirittura un granchio è stato raccolto da un uomo “mentre pescava cefali nella spiaggia di Goro”.
Mentre una ricerca del National Institute of Standards and Technology e del College di Charleston annuncia il rischio estinzione dalle coste americane, a causa dell’inquinamento delle acque, il granchio blu arriva in Italia. Potrebbe essere quindi un buon indicatore per la qualità del nostro mare.
Non è però tuttora chiaro come il granchio sia giunto fino a qui. Alcuni ipotizzano che sia stato trasportato nell’acqua usata per zavorrare le navi. Turolla non condivide, sostenendo siano stati “introdotti volontariamente da qualche commerciante che, dopo averli acquistati, avrebbe deciso di liberarli”. Questa tesi trarrebbe la sua origine dal fatto che “l’acqua di zavorra – spiega il molluschicolture – rilascia solitamente larve o animali di piccola taglia, mentre gli esemplari recuperati sono tutti adulti”.

Un esemplare di granchio blu tra alcuni pesci

Il ‘Callinectes sapidus’, questo il nome scientifico di questa specie, è un crostaceo decapoda della famiglia dei Portunidi. Si presenta con zampe dalle estremità color blu brillante, ventre bianco-azzurrino e corazza verde oliva. La femmina si distingue per le chele, che si tingono di arancione. Il colore però cambia durante il periodo della muta: sull’ultimo paio di zampe appaiono delle macchioline rosa che, a poco a poco, tendono sempre più al rosso. Il muso è seghettato e il suo corpo ha una forma pressochè ellittica, con due spuntoni ai lati. È grande: arriva a misurare 10 centimentri di lunghezza per 20 di larghezza, anche se a Goro gli esemplari più grandi sono di poco più piccoli. Si nutre prevalentemente di anellidi, avannotti, piante e carogne. E soprattutto, di bivalvi: potrebbe dunque rappresentare un predatore pericoloso per le vongole filippine di Goro, che da anni rappresentano la principale risorsa dell’economia del territorio.
I granchi blu infatti, sono specie molto resistenti: “Sono eurialini ed euritermi”. Ovvero tollerano molto bene i cambiamenti di salinità, adattandosi perfettamente ad ambienti salmastri, nonchè ad ampie variazioni termiche. Ma Turolla rassicura:“Non sarei catastrofista, ma è chiaro – sostiene – che insediamenti di specie alloctone nell’ambito di un ecosistema consolidato, possano rappresentare un problema per l’intero ciclo biologico”.
Pertanto, annuncia Turolla, “non resta che attendere. Con la stagione invernale, probabilmente, i granchi verranno pescati meno: il freddo fa sì che si muovano poco e, di conseguenza, si presteranno meno alle reti dei pescatori. Una valutazione più accurata – fa sapere l’esperto – potremo farla quindi in primavera”.
Al momento non esiste tuttavia alcun progetto di ricerca in merito, ricorda Turolla: “Mancano i fondi. Sarebbe interessante – sottolinea lo studioso – studiarne la presenza, anche per quanto riguarda altre specie alloctone che stanno sempre più prendendo piede nei nostri mari”. Nelle reti dei pescatori della Sacca resterebbero “spesso intrappolati – riferisce il molluschicoltore – pesci balestra, pesci serra, pesci leccia, barracuda, che poi – aggiunge Turolla – finiscono regolarmente sui banchi del mercato”.
I nuovi immigrati marini risultano infatti molto apprezzati: lo stesso granchio blu non solo risulta commestibile, nonostante il colore che lo differenzia in modo così evidente dai tradizionali piatti a cui siamo abituati, ma sembra infatti abbia una carne molto prelibata e ricca di vitamina B12. Proprio per queste loro virtù, sembra infatti che i granchi blu rendano nota la baia di Chesapeake, costituendone una importante risorsa per l’economia, con un giro d’affari di diversi milioni di dollari.

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