Argenta. Parco Melvin Jones: un’area verde, da un po’ di tempo al centro di una diatriba tra i residenti e l’amministrazione comunale. Pomo della discordia la costruzione separata di due strutture da 800 metri quadri: un polo per le prima infanzia, vale a dire da zero a sei anni.
Si tratta in primis di un asilo nido, i cui cantieri apriranno a breve, nonostante i ricorsi da parte di imprese che han partecipato all’appalto, ma perso la causa vinta dal Comune. Sarà un nido capace di ospitare, a partire dell’anno scolastico 2024/2025, una sessantina di posti. Il tutto mentre più in là, in un’area ad uso agricolo, da acquisire, e in odore di cambio di destinazione d’uso, è prevista una nuova scuola materna in grado di accogliere, tra il 2026 e 2027, un centinaio di bambini. Ma in questo caso il progetto, e l’avvio dei lavori, debbono insistere su di un lotto di terreno già di proprietà pubblica. Cosa che invece ancora non lo è, ma che lo diverrebbe entro il 30 novembre, con l’atto di esproprio.
Costo degli investimenti: circa 7 milioni di euro, in gran parte finanziati con fondi europei del Pnnr.
Ebbene in questo contesto i cittadini, e il sindaco Andrea Baldini, si sono incontrati sul posto mercoledì sera, fino a tardi, per fare il punto della situazione. Ma hanno sostanzialmente mantenuto le loro posizioni. Niente di nuovo insomma verso una riappacificazione, dopo una sorta di interruzione del dialogo e del confronto, che nella fattispecie di questa ultima occasione si è spostato poi su alcuni botta e risposta di stampo palesemente “politico”.
Il sindaco ha comunque cercato di fare un passo in avanti di riavvicinamento, promettendo con la massima certezza di “spostare di un paio di metri verso est la costruzione del nido, forse di più, e di abbattere solo un fila di alberi, 5 o 6 piante insomma per dar spazio all’asilo destinato ai pargoli, e realizzare poi insieme anche alla materna un altro parco urbano attrezzato e molto più ampio, più del triplo degli attuali 4.000 metri quadrati”. Si tratterebbe di una “cosa oltremodo bella, di un grande giardino fiorito, colorato” ha spiegato in sintesi.
Ma la sua affermazione è stata contestata dai frontisti che han chiesto il “perché realizzare una cosa bella per distruggerne poi un’altra anch’essa bella?”. Mentre c’è stato anche chi, tirando in ballo sedicenti dati statistici sulle nascite e la popolazione, in forte calo, ha posto “seri dubbi sulla necessità e l’opportunità di investire soldi nelle suddette opere”. Che succederà ora non è dato a sapersi: chi vivrà vedrà l’evolversi della questione.
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