Ferrara sale al 12° posto in Italia per il verde, ma peggiora la qualità dell’aria
Ecosistema urbano 2026: Ferrara migliora per verde, raccolta differenziata e trasporto pubblico, ma arretra a causa dell’aumento del biossido di azoto
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Prendersi cura di un familiare in condizione di fragilità significa affrontare ogni giorno sfide pratiche ed emotive, spesso complesse. Per offrire sostegno e strumenti utili, il Comune di Ferrara, attraverso Asp Centro Servizi alla Persona, promuove il corso "Il puzzle del caregiving attraverso la rete che accompagna"
Una delegazione della classe 5Q dell’Istituto Professionale Einaudi di Ferrara, indirizzo Design e Grafica Pubblicitaria, parteciperà alla VI Giornata Della Cooperazione Sostenibile che si svolgerà a Roma nelle giornate del 27 e 28 ottobre al Palazzo della Cooperazione
La rettrice dell’Università di Ferrara Laura Ramaciotti ha incontrato in Rettorato Ilenia Gemiti e Vittorio Facincani, i due dottorandi Unife saliti sul podio della finale nazionale di FameLab Italia 2026
Conoscere l’idrosadenite suppurativa (Hs), imparare a riconoscerne i segni e sapere quando rivolgersi al dermatologo. Nasce con questi obiettivi “Scritto sulla pelle”, la campagna nazionale promossa dalla Sidemas
C’è un dato non oso dire allarmante, ma quantomeno preoccupante, che Estense.com ha riportato nei giorni scorsi. Il turismo a Ferrara produce meno ricchezza di quanta ne produceva nell’ultimo anno utile di riferimento, quello del 2019, prima della pandemia che ha azzerato ogni senso statistico.
Nei primi sei mesi del 2023 Ferrara capoluogo perde l’1,3% di turisti italiani e addirittura il 30% di stranieri.
Tutti, credo, speriamo che questi dati vengano ribaltati dalle future elaborazioni.
Ma nel frattempo è lecito porsi qualche domanda. Può darsi che la politica del “birram et circensem”, come qualcuno di recente l’ha sapidamente definita, non sia la strategia più utile per una città che rispetto ad altre può valorizzare un invidiabile patrimonio artistico?
Può essere che Ferrara sia per vocazione secolare meta di un turismo culturale e che trasformarla in una gigantesca sagra della bondiola non sia del tutto efficace?
Non voglio rischiare di scadere in ragionamenti classisti, ma in genere – complice una società che vede l’ascensore sociale fermo al piano terra – chi ha un livello culturale medio alto ha anche più capacità di spesa. Chi viene a Ferrara per vedere il concerto di un dj difficilmente si fermerà la notte per poter il giorno seguente visitare Palazzo Diamanti o Schifanoia. E altrettanto difficilmente il segmento straniero sarà attirato da uno spettacolo che ha come pubblico tipico i giovanissimi italiani.
Semplificazione eccessiva? Una recente ricerca dell’Università di Roma 3 dimostra come “gli arrivi di stranieri in Italia sono caratterizzati da un’alta percentuale di visite legate alle città di interesse storico e artistico (44%) seguita da località marine (17%)”. E “questo dato è coerente con la quota di spesa che gli stranieri in visita in Italia destinano alle vacanze (circa tre volte superiore a quella degli italiani)”.
La stessa analisi ci dice che ci sono alcune caratteristiche distintive nel turismo culturale italiano: “elevata incidenza della componente straniera; flussi destagionalizzati rispetto ad altre tipologie di turismo; target con caratteristiche socio-economiche (istruzione, reddito e occupazione) qualitativamente elevate, con una maggiore propensione alla spesa e una ridotta stagionalità”.
Un’altra ricerca, questa volta del Ciset (Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica dell’Università Ca’ Foscari) evidenzia come “il turista di giovane età ha limitate possibilità di spesa. Soggiorna in strutture ricettive di livello medio-basso (anche ostelli della gioventù), fa prevalentemente uso di mezzi di trasporto pubblici, frequenta ristoranti adatti al suo target e disponibilità economiche (tipico la scelta di fast food)”.
Non abbastanza forse per creare l’indotto desiderato.
Non voglio dire che Alan Fabbri e la sua giunta hanno toppato clamorosamente nel pensare che spendere oltre un milione di euro per il concerto di Bruce Springsteen o quasi altrettanto per gli spettacoli entro mura (oltre alle corpose e onerose campagne pubblicitarie) sia sbagliato. Ritengo sbagliato non dare la stessa importanza alla città d’arte e di cultura che è stata patria, anche d’adozione, di Boiardo, Ariosto, Tasso, Govoni, Bassani e dove hanno soggiornato Goethe, Byron e Montaigne.
E per darle la stessa importanza è forse sufficiente tornare ad avere un centro storico libero da auto e camion, un parco urbano degno della sua vocazione, evitare ipermercati a ridosso delle mura, non sfregiare il Listone nei mesi estivi con pannelli giganti e bagni chimici color Barbie, proibire chioschi con le scritte “rutto libero” davanti al Duomo del XII secolo.
Non serve tanto. Basterebbe quasi non fare nulla. Chi non fa non falla, recita un proverbio. Per una volta seguiamo la saggezza popolare e non l’insipienza populista.
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