Cronaca
27 Giugno 2023
Nel corso del procedimento, che si aprirà il 18 gennaio 2024, si sono costituiti parte civile i due fratelli della vittima, assistiti dall'avvocato Fabio Anselmo

Uccise la madre col tè avvelenato, Sara Corcione sarà processata

Sara Corcione
di Davide Soattin | 3 min

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Sara Corcione

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Andrà a processo Sara Corcione, la 39enne accusata di omicidio premeditato, aggravato dal vincolo di parentela, per aver ucciso la madre, la 64enne Sonia Diolaiti, avvelenandola nel suo appartamento di via Ortigara.

La decisione è arrivata nella tarda mattinata di martedì 27 giugno, quando il gup Carlo Negri del tribunale di Ferrara ha deciso di rinviarla a giudizio davanti alla Corte d’Assise, accogliendo la richiesta della pm Ombretta Volta della Procura della Repubblica.

Nel corso del procedimento, che si aprirà il 18 gennaio 2024, si sono costituiti parte civile i due fratelli della vittima, assistiti dall’avvocato Fabio Anselmo.

A difendere la donna sono gli avvocati Antonio Cappuccio e Tiziana Zambelli del foro di Bologna, che sul suo conto chiederanno “una perizia vera e propria” con cui dimostrare i gravi problemi a livello psichiatrico. “Stiamo parlando di una personalità – spiegano – che è affetta da una patologia schizoide e paranoide e merita migliore attenzione di una consulenza di parte della Procura, che parzialmente comunque dice quanto già stiamo affermando”.

“Ci troviamo davanti a una ragazza – aggiungono prima di lasciare il tribunale – che ha una carenza di empatia, che ha vissuto un passato particolare e per cui chiederemo tutto l’interesse della Corte nel verificare in che misura ha capacità di intendere e di volere perché su questo punto abbiamo i nostri dubbi“.

I fatti risalgono alla tarda serata del 27 luglio scorso, quando Corcione – come da lei stessa confessato agli inquirenti – aveva atteso che la madre si recasse in vacanza sul Lago di Garda per entrare nel suo appartamento in via Ortigara e portare a termine il piano che elaborava da quasi un anno, da quando cioè – nell’agosto del 2021 – si era procurata le dosi letali di nitrito di sodio con cui la uccise.

La madre morirà tra atroci dolori. Chiamerà anche la figlia per chiedere aiuto. Ma la figlia rimarrà a letto serena, attendendo che il veleno facesse il suo corso.

Solo tre giorni dopo il cadavere verrà scoperto, nella nottata tra venerdì 29 e sabato 30 luglio, quando una coppia di amici della vittima, non avendo più sue notizie da alcuni giorni, chiesero informazioni alla figlia, che diede loro giustificazioni ritenute non plausibili e che li fecero insospettire. Da lì la chiamata al 112 e la macabra scoperta.

Su quanto accaduto, la Procura dispose subito tre consulenze tecniche: una informatica, una chimica e infine – la principale – quella psichiatrica sulla donna – oggi reclusa nel carcere di via Arginone e assistita dall’avvocato Antonio Cappuccio – con cui lo psichiatra Luciano Finotti ne constatò la capacità di intendere e di volere al momento dell’omicidio, nonostante un grave disturbo paranoide della personalità, e per questo in grado di stare a processo.

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