
Boris e Cristina Danu (foto tratta da Facebook)
È stata assolta perché il fatto non costituisce reato la donna che era al volante della Fiat Panda contro cui si sono scontrati Boris e Cristina Danu, i due giovani ragazzi morti mentre erano in sella alla loro motocicletta nella nottata del 24 agosto 2021 in via Canapa.
Il tragico schianto avvenne in prossimità del distributore Esso. Loro, 29 anni lui, 26 lei, entrambi di nazionalità moldava e sposati da pochi mesi, stavano viaggiando in direzione città a velocità sostenuta, quando l’automobile, che si stava immettendo da via Giorgio De Vincenzi, svoltando in direzione del quartiere Barco, non si sarebbe compiutamente fermata allo stop, finendo per colpirli.
Per la giovane coppia non c’è stato modo di evitare la collisione. Lo schianto è stato violentissimo, tanto che anche la conducente della vettura riportò qualche trauma e venne stata trasportata all’ospedale Sant’Anna di Cona in stato di shock.
Ma a Boris e Cristina andò molto peggio. I corpi dei due ragazzi, sbalzati dalla moto, rimasero sull’asfalto e a nulla valsero i soccorsi.
Sul posto si portarono i sanitari con automedica, tre ambulanze e in seguito anche l’elisoccorso alzatosi in volo da Bologna, tornato poi vuoto alla base. Gli operatori fecero tutto il possibile per rianimare i due motociclisti, ma alla fine non si poté fare altro che constatarne il decesso.
Per questo fatto, nella scorsa udienza, il pm Stefano Longhi ha chiesto un anno di reclusione per la donna che guidava l’auto, difesa dall’avvocato Irene Costantino. Ieri (martedì 13 giugno) il giudice del tribunale di Ferrara l’ha assolta dall’accusa di omicidio stradale.
Fuori dall’aula, commentando la sentenza, la sorella di Boris in lacrime ha affermato: “Mi dispiace, non solo per me e per la mia famiglia, ma perché si è persa una vita. Stiamo parlando di una persona che ha ucciso due persone e che non è stata condannata, ma non ci fermeremo assolutamente qui e andremo avanti“.
A questo proposito, l’avvocato Luca Palmer, che assiste la famiglia, ha fatto sapere che attenderà le motivazioni della sentenza, attese entro trenta giorni e poi farà appello: “In casi simili abbiamo sempre assistito a decisioni opposte. Quello che mi sento di dire – ha concluso, riferendosi a chi dice che i ragazzi in moto procedevano ad alta velocità – è che il comportamento colposo dell’imputata non possa essere attenuato da una violazione anche minima da parte della vittima“.
Soddisfatta, invece, Irene Costantino, legale difensore della 57enne: “Sono contenta che il giudice abbia avuto il coraggio di superare la semplice apparenza, andando a fondo con elementi oggettivi. Credo che sia assolutamente giusto che la famiglia della trasportata sia stata completamente risarcita in precedenza, ma allo stesso tempo penso che sia arrivato il momento di invertire la rotta, stigmatizzando quelli che sulla strada definisco comportamenti abnormi“.
Boris Danu era un giovane corriere della Bartolini e aveva studiato a Ferrara al liceo Carducci, mentre la moglie Cristina lavorava come cameriera. Abitavano in via Oroboni e stavano rientrando a casa. Avevano celebrato le loro nozze sei mesi prima del tragico incidente. Oggi riposano insieme.
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