Berco, ThysseKrupp formerà una Holding entro il 2028
È ancora forte la preoccupazione dei sindacati per il futuro di Berco, anche a seguito dell'incontro di monitoraggio che si è svolto il 25 marzo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy
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Il tribunale di Ferrara ha rigettato il ricorso presentato da Morena Morelli nei confronti della Fondazione Teatro Comunale. Sciogliendo la riserva assunta all'udienza del 20 marzo scorso, la giudice del lavoro Alessandra De Curtis ha definitivamente respinto le pretese della lavoratrice stagionale, il cui contratto a tempo determinato non era stato rinnovato dalla Fondazione Teatro nel settembre 2024
Un controllo di routine si trasforma in un arresto quando, durante un litigio in zona Gad, emerge un provvedimento restrittivo appena emesso dall'autorità giudiziaria
Si è presentato sotto casa dell'ex moglie nonostante il divieto di avvicinamento e il braccialetto elettronico, finendo arrestato dopo aver opposto resistenza ai carabinieri intervenuti sul posto
Momenti di tensione nei giorni scorsi nell'area della stazione di Ferrara, dove un giovane nordafricano di 19 anni è stato fermato dalla Polizia Locale al termine di un inseguimento tra piazzale della Stazione e piazzale Castellina
Andrà a processo con l’accusa di omicidio colposo Manuel Alleati, 52enne residente a Tresignana, rappresentante legale della cooperativa edile per cui lavorava Giuseppe Fiore, l’operaio di 59 anni che abitava con la compagna a Finale Emilia, morto il 7 marzo 2021 mentre stava lavorando in un appartamento in zona Gad.
Fiore, che era lavoratore autonomo, era stato chiamato dalla cooperativa edile per eseguire delle operazioni di scarico dei materiali di risulta da un balcone, al terzo piano di un appartamento in corso di ristrutturazione in via Oberdan. A un certo momento l’uomo perse l’equilibrio e precipitò al suolo – questa la ricostruzione della Procura – a causa dell’insufficiente altezza della ringhiera del balcone e dell’instabilità dell’elevatore, che non fu in grado di reggere un secchio pieno di detriti e il lavoratore stesso.
La caduta risultò fatale: per l’uomo, nonostante l’intervento del 118, non ci fu purtroppo nulla da fare.
Ieri (mercoledì 24 maggio) il gup Silvia Marini ha deciso il rinvio a giudizio per Alleati, che è accusato di non aver adottato idonea precauzione contro il rischio di caduta, non avendo garantito che la ringhiera del balcone fosse abbastanza alta (doveva essere almeno un metro mentre era solo 80/90 cm) e per non aver adottato un sistema di sollevamento carichi con un fissaggio che lo rendesse stabile.
Inoltre, nel corso del procedimento, è stata accettata la costituzione di parte civile per uno dei fratelli della vittima, che si è affidato a Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato nella tutela dei familiari delle vittime di infortuni sul lavoro, anche mortali: “Le cause della caduta furono individuate subito da parte degli inquirenti – spiega Michele De Bona, responsabile della sede di Giesse Risarcimento Danni a Modena – Da una parte l’altezza della ringhiera del balcone (troppo bassa), dall’altra l’instabilità dell’elevatore, incapace di reggere un secchio pieno di detriti e il lavoratore stesso”.
Il tecnico della Prevenzione, il dottor Benito Carrara, scrive nella sua relazione al pm che “qualora fosse stato predisposto un sistema di protezione contro il rischio di cadute dall’alto, come ad esempio l’installazione di un parapetto di altezza pari ad almeno un metro, la caduta non si sarebbe verificata in quanto avrebbe trattenuto il lavoratore nell’area di lavoro e non gli avrebbe facilitato lo sbilanciamento e la precipitazione al suolo”.
“Qualora il fissaggio fosse stato di difficile applicazione – chiarisce il dottor Carrara – potevano essere utilizzate soluzioni tecniche ugualmente valide, come l’installazione dell’elevatore direttamente sulla parete esterna del condominio in prossimità del balcone, ma solo in seguito di opportune verifiche, o comunque poteva essere prevista altra soluzione tecnico/organizzativa per portare sia all’interno che all’esterno dell’appartamento materiali, attrezzature, residui di lavorazione”.
“Queste irregolarità, emerse in fase di indagine, sono state dichiarate in rapporto di causalità con l’infortunio sul lavoro – conclude De Bona, di Giesse – Non è possibile, nel 2023, lasciare i lavoratori soli e senza alcun tipo di protezione individuale. Non è possibile lavorare in totale spregio delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Non è possibile, infine, perdere ancora vite umane a causa delle decisioni di datori di lavoro senza scrupoli“.
La prossima udienza è fissata per il 26 settembre.
Ha scelto invece di patteggiare la pena a dieci mesi di reclusione Geremia Corcione, napoletano di 64 anni, dipendente della ditta, anche lui imputato per omicidio colposo per non aver provveduto a fissare in maniera corretta il puntello cui era ancorato l’elevatore da cui cadde fatalmente Fiore.
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