“Mi auguro che i pronunciamenti siano favorevoli per gli enti gestori con cui lavoriamo e che ho conosciuto personalmente nelle figure di chi li amministra”. L’auspicio è quello del prefetto Rinaldo Argentieri, il tema è quello dell’inchiesta della Procura della Repubblica sulla gestione dell’accoglienza in provincia di Ferrara tra il 2018 e il 2020.
Nello specifico, le indagini del pm Andrea Maggioni riguardano tredici persone, legali rappresentanti di cooperative e associazioni, che dovranno rispondere del reato di truffa allo Stato, essendoci in ballo somme non rendicontate di oltre due milioni di euro che – secondo l’accusa – non sarebbe state utilizzate per la gestione dei migranti.
Nei giorni scorsi, il prefetto è stato sentito come persona informata dei fatti negli uffici di via Mentessi, dove ha riferito “come funziona l’accoglienza e come sono articolate le convenzioni, anche con riferimento alla rendicontazione delle spese dei vari gestori e al conseguente pagamento del corrispettivo, secondo le regole previste dal ministero dell’Interno“.
“C’è un’ipotesi accusatoria per truffa aggravata – prosegue Argentieri – e su questo ho difficoltà ad addentrarmi. Non mi compete dire la mia su quello che viene addebitato agli enti, anche perché non conosco a fondo le carte e gli elementi raccolti dall’autorità giudiziaria. Ma sono convinto che la mia esposizione di quelli che sono i rapporti tra il committente, che è la Prefettura, e l’appaltatore, che sono le cooperative, sia stata utile al magistrato che procede e attendo il prosieguo“.
Il prefetto ribadisce: “Mi auguro che i soggetti indagati ne escano bene e vengano assolti. Se così non fosse bisognerà intervenire sia su eventuali rapporti ancora in essere che sulla possibilità che partecipano come soggetti alle gare, ma è uno scenario che mi piacerebbe non dire” anche alla luce delle problematiche nella gestione dell’accoglienza sul territorio ferrarese.
“Gli enti in questione – conclude il prefetto – hanno una motivazione forte nel fare quello che fanno, che rimanda all’impegno sociale e solidaristico, e che mi auguro abbia il sopravvento. Questo perché quello dell’accoglienza non è un mestiere come un altro. Per farlo devi avere forti motivazioni che ti possano portare a cimentarti in questo impegno“.
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