Attualità
15 Marzo 2023
Argentieri non si dice preoccupato dal possibile ripetersi di casi come le 'barricate' di Goro: "Tutto si fa nella condivisione con le amministrazioni comunali"

Mancano appartamenti per accogliere i migranti. Appello del Prefetto

di Davide Soattin | 4 min

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È allarme accoglienza in provincia di Ferrara, dove le strutture utilizzate per ospitare i migranti sono “abbastanza vicine al collasso” per mancanza di nuovi spazi da destinare ai richiedenti asilo, anche – e soprattutto – alla luce degli arrivi degli ultimi mesi.

Nello specifico, da inizio anno, in Emilia-Romagna sono arrivate 1.447 persone. Di queste, nella ripartizione, il 7,90% spetta al Ferrarese che, da gennaio a oggi, ha accolto 97 tra uomini, donne e bambini, “un po’ meno di quelli che sarebbero dovuti arrivare” ma abbastanza per preoccupare palazzo Giulio d’Este, anche in virtù di un ritmo di circa cento arrivi ogni due mesi.

A sottolineare la delicata situazione, infatti, è il prefetto Rinaldo Argentieri, che lancia un appello alla solidarietà della comunità ferrarese, guidato dal principio di fondo che sta alla base degli uffici della Prefettura e dei “spesso criticati” enti gestori dell’accoglienza, con il solo obiettivo di trovare una soluzione al problema perché – evidenzia – “non possiamo e non vogliamo lasciare nessuno per strada“.

Da qui, la proposta di Argentieri: “Chi ha un appartamento sfitto che non serve per altri usi familiari perché, fidandosi della Prefettura, non lo dà in affitto per l’accoglienza, a titolo oneroso e non gratuito, a quei soggetti che accolgono i migranti? L’interlocutore primo sarà la Prefettura qualora ci fossero proposte, che poi curerà il contatto diretto tra chi si sente di offrire questa disponibilità e il soggetto con la quale saranno stipulate tutte le garanzie, i diritti e i doveri nascenti dal contratto. Potrebbe essere un bel modo di attuare quel suggerimento che ci arriva dal presidente Mattarella quando, nei giorni scorsi, parlando della tragedia di Cutro, accogliendo il sentimento di dolore e di sofferenza, di pietà per i morti e per i sopravvissuti, aveva chiesto di tradurre quel sentimento in azione operative e concrete improntate al solidarismo. Questo potrebbe essere così un buon modo di far seguito all’ondata emotiva che ci ha coinvolto tutti“.

“Gli enti gestori, le cooperative, le associazioni di volontariato e di promozione sociale della provincia – prosegue – fanno un servizio che è più che soddisfacente, solo che non hanno più posti. Noi bandiamo periodicamente delle gare e ne bandiremo un’altra a brevissimo, ma non c’è una grossa risposta. Parlando con i responsabili degli enti pare di capire che stentano a trovare nuove sistemazioni alloggiative. È un peccato perché il territorio risponde bene. Sono a Ferrara da circa un anno e mezzo e non ho colto segnali di rigetto, di intolleranza o di rifiuto e questo la dice lunga sul senso di civiltà e sullo spirito accoglienza di questo territorio“.

A tal proposito, il prefetto non si dice preoccupato dal possibile ripetersi di situazione conflittuali a livello sociale, come nel caso delle ‘barricatedi Goro: “Tutto si fa nella condivisione con le amministrazioni comunali con le quali parlo recependo orientamenti, consapevole che si tratta di una materia politicamente sensibile. Io però non faccio politica. È giusto che ci siano gli orientamenti politici, ma la linea della Prefettura è quella della condivisione e del dialogo. L’esigenza è non creare significative concentrazioni di persone su questi territori, che poi sono alla base di una cattiva e conflittuale accoglienza, fermo restando che chi è refrattario e intollerante al rispetto delle regole di civile convivenza che caratterizzano la nostra quotidianità, purtroppo sarà fuori con dolore”.

“Accogliere – conclude Argentieri – significa dare un posto sicuro, un tetto, delle condizioni minime sostentamento, di tutela sanitaria, di tutela legale, oltre che le possibilità di mediazione linguistica, ma anche un orientamento verso il lavoro. Perché queste persone possono lavorare, tante lo fanno e credo che ciò sia fondamentale nel processo integrazione. Nel Ferrarese, gli imprenditori mi segnalano un deficit di manodopera nel mondo agricolo e stavamo pensando a progetti per veicolare in modo naturale l’accoglienza verso quel settore. Perché dal lavoro si passa poi ad avere una sistemazione abitativa e a diventare parte della comunità che ti ha accolto. C’è uno sforzo da parte delle cooperative e delle associazioni che collaborano nell’accoglienza a far in modo che sia questo l’approdo dei migranti che arrivano sui nostri territori”.

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