Attualità
13 Febbraio 2023
Gli abitanti della frazione tornano a fare domande alla società Alvus Srl e al vicesindaco Lodi dopo le ultime vicende: "Diventerebbe tutto più semplice se si potessero "cancellare" le persone mentre noi siamo qui, determinati a non arretrare di un millimetro"

Biometano Villanova. Il progetto al 50% era stato presentato ai cittadini a giugno

di Davide Soattin | 5 min

Leggi anche

Sciopero stampa. La nota dei giornalisti di Estense.com

Come giornalisti di Estense.com, quotidiano online indipendente, pur essendo regolati da un contratto differente, sentiamo questa mobilitazione come nostra. Per questo motivo, oggi il nostro sito non verrà aggiornato per 24 ore

Il progetto ‘dimezzato’ della centrale di Villanova

Meno traffico e meno biomasse. È quanto viene promesso nel progetto ‘dimezzato’ al 50% della centrale biometano di Villanova, presentato alla cittadinanza dalla ditta Alvus Srl di Bolzano, la scorsa estate, col fine di ridurre l’impianto da 1.000 a 500 Sm³/ora.

Una versione diversa da quella fornita dal ceo della ditta Christof Erckert che, nei giorni scorsi, contattato da Estense.com, aveva specificato che – di comune accordo col Comune – la percentuale del 50% sarebbe stata da considerarsi relativa, non alla portata della centrale una volta andata a regime, ma alla quantità di lavoro che sarebbe stata effettuata nel periodo di tempo necessario per poter completare la fase di avviamento che “è sempre la più critica“.

Nello specifico, il progetto ‘dimezzato’ – stando al documento giunto in nostro possesso – prometteva l’allontanamento dell’impianto dalla zona artigianale e residenziale, oltre che la creazione di una nuova zona-parco da 14.000 m³, che sarebbe dovuta sorgere tra l’impianto e la stessa zona artigianale.

In più era prevista una riduzione del traffico – vale a dire di chilometri percorsi dai mezzi operativi da e per la centrale – di addirittura il 60%, in seguito alle distanze medie più corte, e una diminuzione delle biomasse trasportate del 50% tra minor fornitura e minor asportazione del biodigestato.

Inoltre, per mitigare l’impatto olfattivo e sonoro, si sarebbe provvisto all’allontanamento della stazione di carico botti dalla zona residenziale e della centrale verso sud-ovest, oltre che l’utilizzo di un biofiltro su tutte le fonti di odori e l’utilizzo di macchinari più piccoli e in una zona più distante, in virtù del dimezzamento dell’impianto.

Infine, l’Alvus avrebbe anche proposto la realizzazione di due appartamenti sociali per i collaboratori dell’impianto, senza però toccare il sistema delle due rotonde che, come nel progetto approvato, sarebbero rimaste.

In realtà quindi, contrariamente da quanto affermato da Christof Erckert, un’idea di ridurre la portata dell’impianto sembrerebbe esserci stata nelle intenzioni dell’Alvus, poi però – non si sa per quale motivo – il progetto così pensato al 50% non ha avuto alcuna prosecuzione, come dimostrato dall’ok di Arpae alla centrale biometano 100%.

Un’interrogativo che si continuano a porre anche i cittadini di Villanova che, in una lettera a Estense.com, tornano a definire “incomprensibile” il modo in cui “nessuno abbia tenuto conto delle dimensioni e della portata di questo impianto, del suo impatto sul territorio, e nessuno abbia mai voluto dare risposte sulla sua sostenibilità ambientale”.

“Come cittadini della frazione, e consapevoli che la centrale avrà ricadute su un territorio molto vasto, chiedevamo già da un anno – spiegano – di essere coinvolti, non solo informati, come prevederebbero le buone norme di legge, un normale esercizio della politica a favore appunto della polis e anche il senso comune. Come si può essere arrivati ad una autorizzazione così rilevante senza nessun confronto pubblico?”.

E aggiungono: “I cittadini sono stati esclusi ma per un progetto che per dimensioni sarà il terzo in Regione e il quinto a livello nazionale – dati Assogasmetano – sono state sentite preventivamente le associazioni delle categorie economiche direttamente coinvolte?”.

Particolare preoccupazione riguarda le ricadute sulla viabilità: “I dati sono per noi allarmanti, come è confermato anche da tecnici del settore. Dai documenti di progetto è impossibile trovare coerenza nei conteggi, a nostro avviso molto sottostimati, ma quali valutazioni sono state fatte sui fattori di rischio? Sull’influenza del traffico indotto dalla centrale, sull’utilizzo della via Pomposa da parte dei mezzi di soccorso e dei mezzi del trasporto di linea, degli spostamenti quotidiani delle persone che si muovono per lavoro e anche nel tempo libero, per esempio i diversi itinerari cicloturistici?”

“Le ragioni economiche – proseguono i residenti – sappiamo diventare all’occorrenza indiscutibili, ma i posti di lavoro garantiti dalla centrale sono lievitati nel tempo a 50 unità per rendere più appetibile il progetto? Così come la quantificazione dei milioni di euro di indotto per il territorio chi li ha ragionati? Quali i veri vantaggi e le garanzie per gli agricoltori? Chi li ha valutati anche in relazione agli inevitabili costi che dovrà sostenere la collettività per i danni alla viabilità, al territorio, in generale all’ambiente e alla salute delle persone, argomenti che pare non si debbano più nominare quando si parla di energia?“.

“La società Alvus – sottolineano – ha dalla sua una autorizzazione già esecutiva rilasciata da Arpae. Autorizzazione rilasciata, a termini di legge ovviamente, alla fine di un percorso di raccolta di pareri tecnici. È pensabile che all’interno di questo percorso non fosse possibile da parte del Comune e della Provincia determinare linee di indirizzo a tutela dei propri cittadini? Questo ente tecnico non arriva in questo modo a prendere decisioni insindacabili sul territorio e sulla vita delle persone? Potevano gli enti territoriali, le forze politiche e chiunque dovrebbe avere compiti di programmazione e pianificazione del territorio analizzare compiutamente la situazione fin dall’inizio?”.

I cittadini di Villanova si soffermano poi sulle smentite al dimezzamento del progetto degli ultimi giorni: “Come ultima novità in ordine di tempo si aggiunge anche la smentita del signor Erckert riguardo il dimezzamento della centrale ma la volontà di attivare una sua piena funzionalità come da autorizzazione di Arpae.  Che valore dovremmo dare alle affermazioni della società stessa che aveva “tranquillizzato” con questa ipotesi i pochi cittadini presenti all’unico incontro pubblico del 30 giugno scorso? E sempre riguardo all’ipotesi dimezzamento alle affermazioni del vicesindaco Lodi sulla stampa e in Consiglio come scelta responsabile in risposta alle preoccupazione dei residenti quando in effetti non era e non è nelle intenzioni della società nessun ridimensionamento del progetto?

“Come si vede – concludono – si aggiungono ancora domande a quelle già rivolte al vicesindaco, perché assessore alla gestione del territorio delle frazioni, e al sindaco Alan Fabbri, con una petizione che non ha ancora avuto risposta. E un’ultima considerazione. È giusto e logico che i residenti siano lasciati soli nel confronto con la società Alvus e che questo confronto debba avvenire sulla stampa o con un porta a porta della società che non lascia presagire niente di buono? Le critiche che ci vengono rivolte di nimby o varie altre “schizzinosità” ci confermano che diventerebbe tutto più semplice se si potessero “cancellare” le persone mentre noi siamo qui, determinati a non arretrare di un millimetro. Continuiamo a manifestare con forza il nostro dissenso, anche attraverso le lenzuola appese alle nostre case, il nostro NO centrale biometaNO”.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com