
(foto Giori)
È stato condannato a 7 anni e 6 mesi di reclusione il 30enne, di origini pakistane e residente nel Ferrarese, accusato di violenza sessuale nei confronti della compagna (oggi ex) e di maltrattamenti in famiglia.
L’uomo dovrà anche pagare 20.000 euro come provvisionale alla vittima.
La sentenza è arrivata nella giornata di ieri (1° febbraio) dal collegio del tribunale di Ferrara, presieduto dalla giudice Piera Tassoni con a latere i giudici Alessandra Martinelli e Sandra Lepore, nonostante il pm Andrea Maggioni, durante la propria requisitoria, avesse chiesto l’assoluzione dell’imputato, per la mancanza di prove in grado di andare al di sopra di ogni ragionevole dubbio sulla colpevolezza dell’imputato.
I fatti contestati risalgono nel periodo compreso tra i mesi di ottobre e dicembre del 2018 quando, secondo la denuncia che la donna 29enne – oggi ancora in Italia come ospite presso una famiglia di amici – ha sporto ai carabinieri nel 2019, in cui ha fatto sapere che, in più occasioni, l’uomo l’avrebbe presa per i capelli, l’avrebbe tenuta per le braccia e costretta a letto con il peso del proprio corpo sopra di lei, percossa con schiaffi e pugni, le avrebbe messo le mani al collo quando lei manifestava il proprio dissenso.
E poi, a frequenza quasi giornaliera, l’avrebbe costretta a circa trenta rapporti sessuali non consensuali.
Non solo. Fino al luglio del 2019, l’avrebbe costretta con violenze e minacce, anche di morte, a sottostare alle sue volontà, impedendole anche di uscire liberamente di casa, facendola sorvegliare dalle sorelle e controllandole costantemente il cellulare.
Interrogato ieri dal pm, l’uomo – difeso dall’avvocato Marco Faveri – ha raccontato di aver avuto con la moglie, almeno fino al divorzio del dicembre 2018, tra settembre e novembre di quell’anno, una normalissima vita di coppia, senza che nessuno dei due fosse soggetto a costrizioni o a forzature di nessun tipo, per poi soffermarsi sulla lettera che aveva scritto alla donna per annunciarle le sue intenzioni di separazione.
In quella missiva, in cui era contenuta la formula islamica del triplo «talaq» (che consente ai mariti di poter ottenere il divorzio pronunciando per tre volte la parola), l’imputato ha ricordato di aver sottolineato alla moglie l’impossibilità di continuare a stare insieme, augurandole di riuscire a trovare qualcun altro che la potesse rendere felice per il resto della vita.
Al termine dell’udienza, l’avvocato difensore della vittima, Davide Livretti del foro di Milano, si è detto “soddisfatto” perché “sono state accolte le nostre eccezioni” e “felice” perché “quanto è successo è stato riconosciuto dal tribunale”, mentre Marco Faveri, legale dell’uomo condannato, ha fatto sapere “di attendere le motivazioni per poi fare appello”.
A tal proposito, la giudice Piera Tassoni ha fissato entro i 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza.
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