A Ferrara, certi sindacalisti proclivi al negazionismo, sicuri che i posti di lavoro siano solo degli stipendifici, finora hanno sopportato che la superstizione sostenga l’Economia e la Termodinamica, ma la loro pazienza è agli sgoccioli visto che non sopportano più la scelta della Curia di cedere il “Betlem per chi soffre” (sofferente a sua volta perché gravato da montagne di debiti).
Va spiegato che il Betlem è un fabbricato senza cappotto con muri pieni di finestre nelle quali gli infissi – semplici telai in legno verniciato e vetri giuntati da asticelle scanalate – appaiono in tutto il loro fulgore storico degli anni ’50, quando il petrolio costava due dollari al barile, i termosifoni andavano a tutto vapore e si badava poco alle dispersioni termiche. Quei reperti garantiscono comunque che l’edificio riesce a trattenere il calore interno meglio di una rete da pesca, e possono diventare oggetto di dibatti sulla maggior convenienza nella scelta fra riscaldare il Betlem o allevare mandrie di somari nutriti coi biscotti del Mulino Bianco. E c’è di più: la classe energetica “G” rivelatasi inadeguata rispecchia un’altra criticità coeva alle medesime, risalente a quando il personale ausiliario (lavanderia, cucina, pulizie, ecc.) doveva far parte dell’organico.
Cosa inverosimile oggi, che la presenza a libro paga di dipendenti fissi “no-core” in regime di concorrenza significa la certezza di soccombere stravolti dai debiti.
Ai sindacalisti non gliene cale dei guai spifferati da epiche finestre. Irritati, promettono di adire a vie legali l’Arcivescovo per aver “mancato di dare sostenibilità economica” al Betlem.
Rendendo esilarante la vicenda, poiché solo dei manager d’azienda (non degli amministrativi di Curia) possono tentare il pareggio di bilanci drammatici senza esitare a tagliare spese, “esternare” i servizi, diminuire il personale. E scatenando furibondi conflitti sindacali!
Quindi, la “mancanza” lamentata dai demiurghi contempla implicitamente decisioni esiziali per la gente che pretendono di tutelare! Strategici, eh? Tanto più che dimostrano d’ignorare la peculiarità del Betlem, opera a suo tempo (sessant’anni fa) necessaria e coerente con le finalità diocesane. Ma incompatibile con la missione della Chiesa da quando l’assistenza agli anziani è divenuta un business connotato da massicci afflussi di badanti estere, dal proliferare di RSA e relativo indotto.
In pratica, per l’Arcivescovo è un dovere cedere il Betlem.
Paolo Giardini