Lettere al Direttore
4 Novembre 2026

Noi cattolici non siamo ospiti nel centrosinistra, siamo parte della sua identità e del suo futuro

di Redazione | 4 min

Sono un iscritto al Partito Democratico, ho quarant’anni, sono consigliere comunale a Bondeno nella lista civica di opposizione Scelgo Bondeno e appartengo a quell’area cattolica, liberale e popolare che ha creduto con convinzione nel progetto del centrosinistra e nella nascita del Partito Democratico.

Oggi, però, vivo una crescente sofferenza politica e culturale. E so di non essere il solo.

Avverto, e raccolgo parlando con tante persone, un senso di estraneità che non può essere liquidato come una semplice questione di sensibilità personali o di dinamiche interne al partito. Molti cattolici, liberali e moderati che avevano aderito con entusiasmo al progetto del PD si sono progressivamente allontanati. Alcuni hanno smesso di partecipare, altri non si riconoscono più nelle scelte e nel linguaggio del partito, altri ancora sono arrivati al punto di chiedersi se abbia ancora senso andare a votare.

È un problema politico serio, che merita attenzione da parte dei vertici provinciali, regionali e nazionali del Partito Democratico.

Il PD è nato da una grande intuizione: quella di superare le appartenenze tradizionali per costruire una comunità politica nuova, capace di mettere insieme la cultura cattolico-democratica e popolare, quella socialista e socialdemocratica, quella liberale, riformista e ambientalista.

Era lo spirito dell’Ulivo: non una semplice alleanza elettorale, ma un progetto culturale e politico fondato sul dialogo, sulla pluralità, sulla responsabilità e sulla ricerca del bene comune.

Dove è finito quello spirito?

In un sistema politico che tende sempre più alla polarizzazione e alla logica delle coalizioni, le sensibilità cattoliche, liberali e moderate del centrosinistra rischiano di diventare marginali. Troppo spesso la nostra presenza sembra essere considerata utile soltanto in termini elettorali, ma poco rilevante quando si tratta di orientare concretamente le scelte politiche.

Talvolta si ha persino la sensazione che, per alcuni ambienti vicini alla dirigenza, i cattolici siano ospiti nella casa del PD: benvenuti purché non facciano troppo sentire la propria voce.

Io credo che questa impostazione sia profondamente sbagliata.

Noi non siamo ospiti. Non siamo una componente da tollerare, né una testimonianza da esibire occasionalmente. Siamo parte integrante della storia e dell’identità del centrosinistra italiano. Abbiamo contribuito alla nascita del Partito Democratico e abbiamo pieno titolo per concorrere a definirne il presente e il futuro.

La cultura cattolico-democratica non è un residuo del passato. È una risorsa straordinariamente attuale.

È una cultura che mette al centro la persona, la dignità umana, la pace, la solidarietà, il sostegno agli ultimi, la libertà educativa, il valore delle comunità e dei corpi intermedi. Ma è anche una cultura che sa parlare di lavoro, impresa, sviluppo economico, innovazione, responsabilità fiscale, sussidiarietà e sostenibilità sociale.

Non c’è contraddizione tra solidarietà e crescita economica, tra attenzione agli ultimi e valorizzazione dell’iniziativa privata, tra libertà individuale e responsabilità collettiva.

Anzi, è proprio nella capacità di tenere insieme queste dimensioni che si riconosce una politica autenticamente orientata al bene comune.

Mi preoccupa soprattutto il progressivo allontanamento di tante persone che un tempo si riconoscevano nell’esperienza dell’Ulivo e nel progetto del Partito Democratico. Persone moderate, cattolici impegnati nel sociale, amministratori, professionisti, volontari, cittadini che non cercano una politica urlata, ma una politica capace di ascoltare, costruire e guardare lontano.

Oggi molti di loro sono indecisi persino se andare a votare. Altri finiscono per lasciare il proprio voto nell’area di un centrodestra che, almeno sul piano dei richiami identitari, sembra intercettare meglio alcune loro sensibilità.

Ma attenzione: il voto cattolico non può essere considerato naturalmente appannaggio di visioni reazionarie o di proposte politiche che riducono la tradizione cristiana alla sola difesa di simboli, identità e consuetudini.

La tradizione cattolica è molto più ricca e impegnativa. Parla di pace, giustizia sociale, accoglienza, lavoro, libertà, responsabilità, solidarietà e dignità di ogni persona. Non può essere impoverita né ridotta a una bandiera da agitare nella contrapposizione politica.

Il centrosinistra deve tornare a essere uno spazio nel quale questa cultura possa esprimersi pienamente, senza complessi e senza dover continuamente giustificare la propria presenza.

Per questo rivolgo un appello ai vertici provinciali, regionali e nazionali del Partito Democratico: apriamo una riflessione vera, senza pregiudizi e senza risposte di circostanza. Non si tratta di chiedere posti o riconoscimenti formali, ma di restituire cittadinanza politica a una parte importante della nostra comunità.

Servono luoghi di confronto, ascolto e partecipazione. Serve una proposta politica capace di parlare anche a quel mondo cattolico, liberale e moderato che non si riconosce nella destra, ma che oggi fatica a trovare nel centrosinistra una casa accogliente.

Io continuo a credere nel progetto del Partito Democratico e nella possibilità di un centrosinistra plurale, riformista e popolare. Ma proprio perché ci credo non posso tacere questo disagio.

Non chiedo al PD di diventare qualcosa di diverso da ciò che è. Chiedo che torni a essere fino in fondo ciò per cui è nato.

Noi cattolici non siamo ospiti nel centrosinistra. Siamo parte della sua storia, della sua identità e, se ci sarà la volontà di ascoltarci, anche del suo futuro.

Livio Poletti
Consigliere comunale – Scelgo Bondeno
Iscritto al Partito Democratico

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