Il Nucleo Anti Maranza annunciato dal sindaco Alan Fabbri va ritirato. È discriminatorio già dal nome, non ha ancora un organico, un budget né un’organizzazione definita, e arriva mentre Ferrara è crollata dal quarto al novantunesimo posto in Italia per spesa sociale su famiglie e minori, secondo il Sole 24 Ore. Ai ragazzi di questa città servono educatori, spazi e opportunità. Non un logo.
Chi spacca una vetrina o aggredisce qualcuno deve risponderne. Ma fermarsi alla punizione significa aspettare la prossima vetrina rotta. Bisogna capire perché un ragazzo arriva a farlo, e capirlo non vuol dire giustificarlo. Un quindicenne, poi, non è un adulto: per i minorenni la legge prevede un processo diverso, perché l’obiettivo è recuperarli. E per recuperarli servono comunità ed educatori. Dopo i disordini di Milano, per ventitré ragazzini arrestati non c’era posto in comunità. Il ministro Nordio vuole ampliare le carceri minorili, i magistrati minorili chiedono comunità. Hanno ragione loro.
“Maranza” non descrive un reato: descrive un tipo di ragazzo, e lo dimostra la stessa Lega. Alla conferenza stampa sulla proposta di legge anti-maranza, alla domanda su cosa significhi la parola, Matteo Salvini ha risposto: “Non ne ho idea”. Il deputato che ha scritto la proposta ha spiegato che verrebbe da “marocchino” e “zanza”. Il sindaco dice che le colpe vanno date a chi commette violenza, “non a un’intera comunità”. Allora non può dare a un’iniziativa del Comune un nome che colpisce un tipo di ragazzo invece di un reato. Questo si chiama profilazione razziale, e non regge nemmeno sui fatti: per i disordini di Milano, citati dallo stesso sindaco, la polizia ha parlato di tanti ragazzi di origine straniera e di altrettanti “italianissimi”.
Sono ferrarese, di origine marocchina, con due lauree e un master, e nessuna di queste cose, da sola, dice chi sono. Vale per ogni ragazzo di questa città. Tanti parlano più lingue e si muovono tra più culture: è tra loro che ci sono i mediatori e gli educatori di domani. Questi ragazzi non sono il problema di Ferrara. Sono la soluzione che il sindaco non sta usando.
Intanto, chi tiene aperti luoghi di aggregazione perde la sede. Con Cittadini del Mondo, l’associazione di cui sono presidente, per oltre trent’anni abbiamo insegnato italiano gratis e fatto doposcuola in via Kennedy: l’anno scorso il Comune ci ha sfrattati, offrendoci uno spazio a quattro chilometri e mezzo dal centro. Officina Meca, circolo Arci da ottocento soci, dopo l’incendio di gennaio ha dovuto lasciare la sala Polivalente su disposizione del Comune, e da nove mesi, denunciano i volontari, aspetta una risposta sulla riapertura. Prima si tolgono ai ragazzi i posti dove andare, poi si annuncia un nucleo per quelli che restano in strada.
Dopo sette anni di sicurezza come bandiera, è lo stesso Fabbri a parlare di “insicurezza crescente”. Nel 2025 le denunce sono calate dell’1,8% in Italia, ma non nel Ferrarese. Il Nucleo è la stessa ricetta con un logo nuovo, e l’unica cosa già decisa è chi lo guiderà: Nicola Lodi, ex vicesindaco, che entrerà nello staff del sindaco. Lodi è stato condannato in primo grado per induzione indebita, un reato contro la pubblica amministrazione, ed è stato sospeso per diciotto mesi in base alla legge Severino. Ha fatto appello, e fino alla sentenza definitiva va considerato innocente. Ma affidargli il coordinamento di psicologi e assistenti sociali è una scelta inopportuna, che il sindaco deve spiegare.
Nel frattempo l’antimafia indaga su presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta che toccano anche Ferrara. Per quelle, nessuno ha pensato a un logo.
Le prospettive a un ragazzo non le dà un nucleo. Gliele dà un educatore che lo conosce per nome, un allenatore che lo aspetta al campo, qualcuno che lo aiuta a trovare il primo lavoro. È il compito del Comune: l’ordine pubblico spetta allo Stato, mentre servizi sociali, scuole e spazi pubblici spettano al Comune. Ed è proprio lì che Ferrara arretra. A novembre 2025 il bando comunale per i progetti educativi e aggregativi del terzo settore valeva poco più di ventunomila euro, per tutta la città. Quanto costerà il Nucleo, il sindaco non l’ha ancora detto.
Ai ragazzi servono luoghi dove stare senza dover consumare: centri giovani, sale prove, biblioteche aperte la sera, scuole aperte il pomeriggio. Ferrara è prima in Italia per metri quadri di aree sportive, ma se non paghi l’iscrizione resti fuori. E nel 2025 il Comune ha alzato le tariffe delle palestre per la prima volta in diciassette anni, con aumenti denunciati da società e famiglie soprattutto tra i 13 e i 16 anni. La giunta parla di due o tre euro al mese. Per una famiglia che non arriva a fine mese, sono la differenza tra una palestra e un marciapiede.
Il sindaco ritiri il Nucleo e destini ogni euro previsto, a partire dall’incarico di staff, a un fondo pluriennale per il terzo settore: educatori di strada, lezioni di italiano, sport, orientamento, lavoro. Ridia una sede a chi fa doposcuola, cultura e aggregazione. Apra palestre, scuole e spazi pubblici dal pomeriggio alla sera, con fasce gratuite per chi non è iscritto a niente. Cancelli i rincari delle palestre. E riporti la spesa per famiglie e minori tra le prime in Italia, a partire dal prossimo bilancio.
Chi sbaglia deve risponderne. Ma nessun ragazzo di Ferrara deve sentirsi sospettato per il cognome che porta o per la faccia che ha. Questa città non ha bisogno di un nemico per sentirsi al sicuro. Ha bisogno di un piano. Noi lo abbiamo.
Adam Atik