Farsi corrompere con pane, olio e una bottiglia di rum, mi sembra poco verosimile.
Ciò che mi colpisce, tuttavia, è il terreno fertile che mafie di vario tipo hanno individuato in Ferrara.
Va detto che chi oggi chiede trasparenza e risposte, mi pare abbia molto timidamente reagito a suo tempo quando si trattò di altre vicende opache: dal Palazzo degli Specchi, oggetto di sequestro alla conclusione dei lavori con l’arresto di Gaetano Graci, e gli eventi collegati alla “mafia nigeriana” di cui da privato cittadino denunciai la sottovalutazione da parte di chi governava la città.
Ora un altro tipo di mafia si affaccia sulla scena, suscitando inquietanti interrogativi.
Lasciando alla magistratura il compito di chiarire gli aspetti criminali della vicenda, sembra che chi ha il dovere di amministrare il bene pubblico troppo spesso si comporti con leggerezza(?): non mi riferisco a questo specifico caso che necessita di approfondimenti ma già sono stati posti altri interrogativi in merito a contributi economici, concessioni di beni pubblici e incarichi apicali a personaggi controversi. Ne deriva un pensiero comune: “Sono tutti uguali” e si diserta il voto.
Mi auguro infine, che tutto non venga liquidato con battute a tarallucci e rum, anzi, con la birra di cui il nostro primo cittadino è noto degustatore.
Alcide Mosso