Gent. mo direttore,
La morte dello Yorkshire sbranato nell’area di sgambamento del parco Nazario Sauro non è soltanto una tragedia che colpisce chi ama gli animali. È anche il momento di riportare alla luce una questione che avevo già sollevato in Consiglio comunale, quando ero consigliera: la mancanza di regole specifiche per la gestione di queste aree e la necessità di intervenire prima che accadessero episodi gravi.
Il 18 ottobre 2023 presentai una mozione per chiedere al Comune di Ferrara un regolamento specifico per le aree di sgambamento. La mozione fu respinta.
Ferrara dispone di sette aree di sgambamento: spazi importanti per il benessere e la socializzazione dei cani, ma anche luoghi condivisi nei quali la convivenza richiede regole chiare, responsabilità definite e controlli adeguati.
La mia non era una proposta astratta, né un inutile aggravio burocratico. Avevo portato esempi di regolamenti adottati da altri Comuni italiani, tra cui quello di Casorezzo, che avevo ritenuto particolarmente completo per la disciplina degli accessi, gli obblighi dei conduttori, i comportamenti da rispettare e gli strumenti di vigilanza. Le soluzioni, dunque, esistevano già: bastava studiarle e adattarle alla realtà ferrarese. Eppure la proposta fu respinta.
Non mi fermai. Il 4 dicembre 2023 presentai un’interrogazione sulla responsabilità e sulla sicurezza delle aree di sgambamento, richiamando anche problemi concreti, come le buche lasciate dai cani e non ricoperte, potenzialmente pericolose per gli altri frequentatori. All’interrogazione rispose l’assessore Alessandro Balboni.
Chiedevo un regolamento, una vigilanza adeguata e una campagna di informazione. Tre misure di buon senso per prevenire i rischi e promuovere una convivenza responsabile. Non una battaglia contro i cani o i loro proprietari, ma un’iniziativa a tutela degli animali e di tutti i cittadini.
Il punto politico è semplice: l’autogestione non può diventare l’alibi dell’Amministrazione per sottrarsi alle proprie responsabilità.
La collaborazione dei frequentatori è preziosa, ma non può sostituire regole pubbliche e controlli. Quando manca una disciplina chiara, il rischio è che le aree finiscano per diventare soprattutto luoghi di ritrovo abituale, nei quali l’attenzione verso gli animali e la loro effettiva sorveglianza passano in secondo piano. Anche la pulizia, il rispetto degli spazi e la manutenzione possono così essere affidati alla sensibilità dei singoli, anziché a regole condivise e verificabili.
Un’area di sgambamento deve essere uno spazio in cui i cani possano muoversi liberamente, ma libertà non significa assenza di responsabilità. E l’autorganizzazione non può essere l’unica risposta a problemi che riguardano la sicurezza e la fruizione di spazi pubblici.
C’è poi un aspetto che mi preoccupa particolarmente e sul quale avevo già richiamato l’attenzione: la presenza di bambini molto piccoli all’interno delle aree di sgambamento, talvolta persino in passeggino.
In questi spazi possono trovarsi contemporaneamente più cani liberi, senza guinzaglio e museruola. È proprio la funzione dell’area a consentirlo, ma questa libertà presuppone che i conduttori sorveglino costantemente i propri animali e siano in grado di intervenire tempestivamente, adottando le precauzioni necessarie quando si presenta una situazione di pericolo.
Portare incautamente un bambino molto piccolo in mezzo a cani che non si conoscono, diversi per taglia, indole ed esperienza, significa esporlo a rischi che non possono essere ignorati. Non si tratta di demonizzare gli animali, ma di riconoscere che le loro reazioni non sono sempre prevedibili e che la prudenza deve venire prima di tutto.
Il problema riguarda anche gli stessi proprietari. Non tutti sanno come comportarsi quando scoppia un’aggressione tra cani, né come intervenire senza mettere ulteriormente a rischio sé stessi o gli animali coinvolti. È proprio per questo che le campagne di informazione sono fondamentali: occorre insegnare a prevenire i conflitti, riconoscere le situazioni critiche e conoscere le proprie responsabilità. Non basta installare una recinzione e affidarsi alla buona volontà di chi la frequenta.
Ciò che temevo si è verificato: oggi siamo costretti a parlare nuovamente di sicurezza, prevenzione e responsabilità dopo una tragedia. E temo che, in assenza di regole e di un’adeguata informazione, possano accadere altri episodi, con conseguenze ancora più gravi se a trovarsi coinvolti saranno bambini molto piccoli.
Per questo chiedo che il Comune di Ferrara riprenda in mano la questione e approvi finalmente un regolamento organico per tutte le aree di sgambamento, accompagnato da controlli effettivi e da una campagna permanente di informazione e sensibilizzazione.
Quando ero consigliera mi ero battuta perché si intervenisse prima che accadessero episodi gravi. Avevo presentato proposte concrete, ma la mia mozione fu respinta. Oggi non si tratta di rivendicare una ragione personale, bensì di chiedere che un problema già segnalato venga finalmente affrontato.
La politica dovrebbe servire a prevenire i problemi, non soltanto a commentarli quando si trasformano in tragedie. La sicurezza dei cittadini e degli animali non dovrebbe avere colore politico.
Spero che questa volta non serva un’altra tragedia per convincere l’Amministrazione che le regole sono necessarie.
Anna Ferraresi