Gentile Direttore,
pochi giorni fa ho avuto la gioia di assistere alla cerimonia di laurea di mio nipote, che ha concluso il proprio percorso triennale di studi in Economia presso l’Università degli Studi di Ferrara. Un momento di grande emozione, di orgoglio e di soddisfazione, non soltanto per lui, ma per tutta la nostra famiglia.
Eppure, accanto alla felicità, ho provato un sentimento di amarezza che desidero condividere attraverso queste righe. La cerimonia si è svolta in una delle sale del cinema multisala di via Darsena. Per raggiungere il luogo della proclamazione, studenti e familiari si sono trovati ad attraversare gli spazi di un complesso commerciale, tra casse del cinema, popcorn, caramelle e luoghi abitualmente destinati all’intrattenimento.
Nulla, sia chiaro, contro queste attività, che hanno un alto valore e una funzione importante nella vita della città.
Ma mi domando se sia davvero questa la cornice più appropriata per celebrare uno dei passaggi più significativi nella vita di un giovane.
Dopo tanti anni e conservo ancora nitido il ricordo della mia laurea in Medicina, celebrata nello storico Palazzo Renata di Francia, sede del Rettorato. Ricordo l’emozione di quel giorno, la solennità degli ambienti e il volto commosso di mio padre, orgoglioso di assistere a un traguardo che rappresentava anni di, sacrifici e speranze.
Quel luogo, con la sua storia e la sua bellezza, contribuiva a rendere ancora più importante ciò che stavamo vivendo. Non era soltanto una questione estetica o di tradizione. Era il riconoscimento, anche attraverso la cornice istituzionale, del valore della conoscenza e dell’impegno.
Sono convinta che, in determinate occasioni, la forma sia anche sostanza. I luoghi nei quali celebriamo i momenti fondamentali della nostra vita contribuiscono a dar loro significato e a custodirne la memoria.
L’Università di Ferrara è un’istituzione antica e prestigiosa, profondamente legata alla storia e all’identità della nostra città. Ferrara, inoltre, possiede un patrimonio architettonico straordinario, fatto di palazzi, cortili e ambienti che potrebbero offrire alle cerimonie accademiche una cornice degna della loro importanza.
Comprendo le difficoltà organizzative legate al numero crescente di laureati, così come la necessità di accogliere familiari e amici. Ma mi chiedo se non sia possibile prevedere un maggior numero di turni, distribuendo le proclamazioni in più giornate, pur di mantenere questi appuntamenti all’interno delle sedi universitarie.
Non vorrei che, per ragioni di praticità, finissimo per rinunciare a qualcosa che ha un valore ben più profondo della semplice organizzazione di un evento.
Scrivo queste considerazioni con sincero affetto per l’Università di Ferrara e con il rispetto che merita un’istituzione alla quale resto profondamente legata. Il mio auspicio è che le nuove generazioni possano vivere la stessa emozione che ho provato io tanti anni fa, anche grazie alla bellezza e alla solennità dei luoghi. Perché certi momenti meritano una cornice capace di renderli indimenticabili.
Dott.ssa Marcella Marchi